DAVE EGGERS.
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L'OPERA STRUGGENTE DI UN FORMIDABILE GENIO.
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Parte 1.
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Traduzione di: Giuseppe Strazzeri.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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8. 
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NON RIUSCIAMO A FARE NULLA PER LA FACCENDA DEGLI ESCREMENTI SUL
PAVIMENTO. Alla sede di Might abbiamo un problema di escrementi sul pavimento. La materia
fecale in questione  strabordata dalla tazza del gabinetto sul pavimento di piastrelle, si  quindi
insinuata sotto la porta e attualmente forma una penisola marroncina che si protende nella nostra zona
di lavoro. Della qual cosa ci lamenteremmo, e ci daremmo anche da fare per porvi rimedio, se non fosse
che non paghiamo pi l'affitto. E del resto non possiamo chiamare nessuno a ripararlo perch, quattro
mesi fa, il padrone di casa, in seguito all'ingiunzione di ristrutturazione antisismica, ha dichiarato
l'edificio inagibile, e nessuno, tanto meno lui, sa che ci troviamo ancora qui. Tutti gli altri inquilini se ne
sono andati, ma dato che nessuno ci ha informati formalmente della cosa, non ci  stato inviato alcun
genere di comunicazione ufficiale in merito, e Randy Stickrod non  in citt - a dire il vero non lo si
vede in giro da un po' - abbiamo deciso di squattare allegramente.
A tutt'oggi non paghiamo i nostri collaboratori o il personale part time, e a dire la verit non
paghiamo nemmeno noi stessi. E sebbene siamo abituati a usare la rivista come veicolo per porre
domande che da tempo attendono una risposta - Si pu bere la propria urina? Quali generi di farfalle possono
essere mangiate in totale sicurezza? - gli occasionali guadagni cominciano a non giustificare il lavoro, il che 
piuttosto deprimente. Siamo abbattuti. Siamo deboli. A Marny cola il naso ormai da due mesi. Moodie,
che sembra preda di un caso cronico di mononucleosi, tiene ormai fisso sulla sua scrivania un barattolo
esageratamente grande di vitamina C. Sopravviviamo solo grazie a un flusso ininterrotto di gruppetti di
volontari e di stagisti. C' Elliot, venuto via dall'Ohio per l'estate, che veglia su tutti noi. C' Gabe,
colombiano, che indossa gil a torso nudo. Incontriamo e reclutiamo un tizio di nome Lance Crapo
(pronunciato con la a lunga), erede a quanto pare di una delle pi facoltose famiglie di coltivatori di
patate dell'Idaho. Dal momento che tiene la camicia nei pantaloni e si offre volontario per curare gli
aspetti amministrativi della rivista, in capo a un mese  nominato vicepresidente e direttore esecutivo.
Presto arriva anche Zev Borow, appena laureatosi alla Syracuse University, e trasferitosi da New York a
San Francisco per lavorare gratis per noi.
Come la maggior parte dei nostri giovani aiutanti, Zev ha pi energie di quelle di cui abbiamo
effettivamente bisogno. Lo spediamo a sbrigare commissioni, gli facciamo archiviare materiali. Non
sappiamo pi cosa fargli archiviare, finch Paul scommette con noi che riesce a fargli riordinare una
scatola gigantesca di foto pubblicitarie che a dire il vero non ci servono, e tanto meno in ordine
alfabetico.
Gli ci vuole quasi una settimana ma ne viene a capo, facendoci anche divertire e riuscendo
temporaneamente a distrarci dal fatto che per molti aspetti stiamo cominciando a odiarci, con tutta la
nostra frustrazione sulla nostra condizione di stallo, che si traduce nel modo in cui ci rivolgiamo l'uno
all'altro - No, guarda, mi sbrigo in un attimo, bello - il disprezzo per noi stessi trasformato in arma di
offesa contro gli altri.
In modo piuttosto appropriato, Zev, tipo decisamente svagato e immensamente ottimista, se ne
viene fuori con l'idea per la nostra cover story: il futuro.
IL FUTURO: ARRIVER?
 buffo cercare di pensare a che genere di cose potrebbero accadere nel futuro. Chi far cosa? Che cosa
succeder? Si tratta di domande assai difficili. Provate allora magari con roba pi piccola, tipo il cibo e il
futuro: che tipo di cibo mangeremo nel futuro? Avr lo stesso sapore o un altro? Avr la stessa consistenza? E
i vestiti? Saranno pi stretti o pi comodi?
Abbiamo chiesto a un certo numero di esperti di darci le loro previsioni per il 1995 e oltre.
IL FUTURO DEL LAVAGGIO FINESTRE
di Richard Fabry, direttore editoriale del Lavavetri Americano. "Sempre di pi la gente noter gli attrezzi
per il lavaggio professionale delle finestre... in fondo sono oggetti graziosi. Molti di essi sono in ottone e
hanno un accattivante aspetto in 3D, quasi da oggetto d'arte."
IL FUTURO DELLE BEVANDE
di Susan Sherwood, direttore editoriale dell'Analista organolettico dell'Arizona.
In generale, la gente nel '95 berr meno ma meglio.
Zev scrive a William T. Vollmann, sollecitandogli delle previsioni per il 1995. Vollmann risponde
rimandandoci la nostra lettera con un'annotazione vergata in matite colorate, con cui ci dice che
contribuirebbe volentieri alla rivista ma che vuole essere pagato. Dato che noi non abbiamo mai pagato
nessuno per nessun articolo, e abbiamo ancor meno soldi di quanti ne abbiamo mai avuti, gli chiediamo
se per caso non ci si potrebbe accordare su una forma di compenso non pecuniaria. Ci risponde che va
bene, e che vorrebbe i seguenti articoli: a) una scatola di pallottole Gold Saber calibro 45; b) un paio
d'ore in una stanza illuminata e ben riscaldata in compagnia di due donne nude, per poterle ritrarre ad
acquarello.
Zev va al negozio di armi sulla Second Street, mentre uno dei nostri aiuti part time, una barista di
nome Michelle, si offre di posare e di trovare un'amica disposta a fare lo stesso. Vollmann arriva in auto
da Sacramento a casa di Moodie, in compagnia di un amico che si mette a chiacchierare con lui in
cucina, mentre Vollmann di l dipinge Michelle e la sua amica.
Aspettiamo la fine della sessione di ritratti dal vero per dargli la scatola di pallottole.
Il tormentone di questo numero  "venti ventenni", parodia di noi stessi e di un recente editoriale del
New York Times Magazine che annunciava "trenta sotto i trenta", lista che includeva un sacco di
gente di cui non avevamo mai sentito parlare e di cui mai avremmo pi sentito parlare, a eccezione della
cantautrice, lei s notevole, Lisa Loeb. Cosa pi grave, non comprendeva noi, e questo  stato piuttosto
disturbante. Ecco la nostra introduzione:
Beccatevi questa: Might presenta venti giovani vagabondi, agitatori e fabbrica-soldi che la parola "pigro"
non sanno nemmeno scriverla. Venti dei pi eccitanti e modaioli ventenni rompighiaccio che abbiano mai
indossato un paio di jeans usati e le Doc Martens. Venti ventenni che quello che hanno se lo sono guadagnato.
Venti ventenni che sanno che essere giovani, divertirsi e bere Pepsi non  solo uno slogan. Venti ventenni a
cui piacerebbe offrire al mondo una Coca-Cola, anzi sono gi in fila al banco. I vostri venti, i miei venti, i
nostri venti... i venti di Might.
Nel nostro articolo tutti quelli da tenere d'occhio sono famosi, ricchi, attraenti, ben vestiti, e spesso e
volentieri rampolli di altri famosi, ricchi, attraenti e ben vestiti. Il coinquilino di Moodie si veste da Lt.
Sanders, figlio del colonnello Sanders. La nostra stagista pi giovane, Nancy Miller, posa come Juliette
Tork, figlia aspirante rocchettara di Peter dei Monkees. Ovviamente inseriamo un Kennedy (che
chiamiamo Tad e ha avuto dei casini), una fotomodella senza cognome, un regista nero (Voglio creare
favole per la gente nera), un chassidico organizzatore di rave (Schiomo "Cinnamon" Meyer) e un
rapper dell'Upper East Side (autore del singolo di successo Troia parcheggiata in doppia fila); per nessuna
ragione in particolare, infine, decidiamo anche di sparare l'ennesimo missile addosso alla povera Wendy
Kopp:
CINDY KHAN, 25 ANNI, FONDATRICE DI STREETS FOR AMERICA
Streets for America, un'idea nata dalla tesi di laurea di Cindy Khan ad Harvard,  oggi una corporation del
no profit che vale miliardi di dollari. Attraverso l'inserimento di giovani laureati nei quartieri pi pericolosi
delle citt americane, il programma intende rinnovare con facce giovani, menti aperte e ceppi altoborghesi i
corpi di polizia. I poliziotti normali hanno tutti un'aria stupida e sono brutti dice la Kahn. Era arrivato il
momento di portare un po' di classe nelle file delle forze dell'ordine. Potete scommetterci che anche il pi
incallito criminale noter la differenza, se la persona che lo ammanetta  ben vestita e ha un titolo
universitario di prestigio, che so, da Yale.
E ovviamente ce la spassiamo anche con Lead or Leave:
FRANK MORRIS E FRANK SMOLINOV, 29 ANNI, FONDATORI DI LEAD OR LEAVE!
Questi sono i due cervelli dietro all'associazione, politicamente neutrale ma politicamente influente Lead
or Leave! L'organizzazione, che vanta "quasi 130.000 membri", in appena due anni  riuscita a produrre tre
opuscoli e una spilletta. Ma non ha nessuna intenzione di riposare sugli allori. Non perderemo tempo in
pause pranzo di un'ora e mezzo o placide letture della newsletter della nostra associazione studentesca, fino a
che ogni uomo e ogni donna della generazione X non abbia visto la nostra faccia in una rivista a tiratura
nazionale dice Smolinov. Cosa dobbiamo aspettarci, dunque? Ci a cui miriamo  un incarico governativo
dice Morris. Ma a quanto pare Perot non si ricandider nel '96.
Zev, invece, in una posa alla "chi, io?", imita Kevin Hillman, la cui scheda centra quasi in pieno il
bersaglio:
KEVIN HILLMAN, 26 ANNI, SCRITTORE
Fancazzista? Io no! ride Hillman. E si pu ben permettere di ridere. Il suo libro Fancazzista? Io no! ha
dato la scalata alla classifica dei bestseller del Times fin dai primi di febbraio e non mostra segni di
cedimento. Il libro consiste semplicemente nella trascrizione di una settimana di conversazioni tra Hillman e i
suoi amici registrate per caso su nastro. Non mi ero accorto che quell'affare era rimasto acceso per settimane
e settimane, e quando poi l'ho riascoltato era cos dannatamente reale! Il mese prossimo Hillman sar ospite
assieme a Kennedy all'Alternative Nation Weekend su Mtv; nonch al Weekend di Celebrazione del Sospensorio
da Pallanuoto.
Shalini posa con aria serena, vestita in abiti tradizionali indiani, come la liutista elettrica Nadia
Sadique, "ugualmente versata nel liuto classico, country e slide". Due settimane dopo ci chiama il
produttore di Che fine ha fatto Carmen Sandiego, un programma educativo del canale PBS.
Vogliono Nadia a tutti i costi nel loro programma.
Promettiamo di girare la loro richiesta all'agente di Nadia. Dopo breve discussione decidiamo che
l'agente di Nadia sar Paul. Colleghiamo il telefono a un registratore e Paul richiama il produttore.
PAUL Pronto, signor Meath? Sono Paul Wood Prince, l'agente di Nadia Sadique.
PRODUTTORE Pronto, certo! Mi hanno appena dato il suo numero. Come ha fatto a trovarmi?
PAUL Might Magazine.
PRODUTTORE Ecco, s, abbiamo visto quella cosa su Might. Conosce il nostro programma?
PAUL S.
PRODUTTORE Fantastico. Ecco, Nadia ci sembra perfetta come ospite, magari per suonare
qualcosa. Naturalmente ad attirarci particolarmente  il fatto che suona il liuto.
PAUL (Silenzio.)
PRODUTTORE Vede, ci sta una specie di battuta, sotto. Ogni giorno, durante il programma, viene
rubato un oggetto misterioso che si chiama l' "uto".
PAUL Ah gi, certo. Uto.
PRODUTTORE Per cui, se potessimo avere la ragazza che suona il liuto, sarebbe davvero
fantastico. Una specie di scherzo.
PAUL E poi lei  del Bangladesh.
PRODUTTORE Fantastico, a noi piace moltissimo la roba etnica.
Paul torchia Meath su date e compensi, e finalmente piazza la nostra finta Nadia nel programma in
una puntata del mese prossimo (la imploriamo, ma Shalini si rifiuta categoricamente. Nadia non
comparir).
La copertina del numero mostra cinque ventenni da tenere d'occhio, tutti intenti a guardare oltre il
bordo pagina verso un futuro pi luminoso, sopra il quale sta scritto:
IL FUTURO  QUI E NON SE NE ANDR!
Appena prima di andare in stampa, il proprietario dello stabile finalmente scopre che siamo ancora l.
Ci d una settimana per sloggiare.
Ci trasferiamo dallo sfortunato magazzino al quinto piano di un edificio per uffici tutto in vetro,
proprio nel mezzo della citt. Il dipartimento promozioni del Chronicle vuole me e Moodie pi vicini
possibile per garantirsi servizi grafici alla velocit della luce, cos ci ha permesso di trasferirci con loro,
assieme a Shalini e Hum, Carla e bOING bOING, dandoci uno spazio di circa cinquanta metri
quadri per 1000 dollari al mese, che io e Moodie riusciamo a pagare in scioltezza facendoci retribuire
esageratamente per il nostro lavoro.
Ma la routine  cominciata. Le finestre non si aprono, e persino l'enorme disponibilit di battute su
ebrei e mormoni non ci mette al riparo dalla marea montante della frustrazione e della decadenza.
Devo ammettere che Toph in questo  pi bravo di me. La met delle volte la mia va all'indietro, il
che  in s abbastanza esilarante, ma non  l'effetto cercato. Siamo impegnati in quel gioco in cui
facciamo finta di lanciare una palla da baseball pi forte possibile, avvitandoci al massimo, alzando la
gamba e tutto il resto, e poi, all'ultimo minuto, invece di lanciarla davvero, ci facciamo scivolare la palla
tra le dita, muovendoci improvvisamente al rallentatore, di modo che la palla si alza con una parabola
alta e arcuata e una traiettoria sghemba e faticosa, come un pellicano senza un'ala. L'altro la prende e la
rilancia nello stesso modo. Questo gioco sta andando avanti da circa mezz'ora.
I passanti in macchina chiaramente ci odiano. Rallentano quasi fino a fermarsi, esasperati all'idea che
noi due giochiamo in mezzo alla strada. In un certo senso, questo indica che non hanno mai visto
nessuno lanciare una palla da baseball per strada, magari ne hanno sentito parlare, ma non hanno mai
immaginato che un genitore, al giorno d'oggi, possa non solo perdonare, ma addirittura sostenere e
attivamente promuovere una simile pratica.
Ah, l'impagabile gente di Berkeley. Un uomo su una Volvo ci guarda come se stessimo scotennando
un neonato.
In realt stiamo perdendo tempo, dato che abbiamo un appuntamento.
Entriamo.
Hai tu gli annunci?
S.
Hai tu la carta?
S.
Va bene, andiamo.
Saliamo in macchina e partiamo.
Dopo circa un anno e mezzo di tira e molla, io e Kirsten ci siamo lasciati definitivamente, cosa
decisa di comune accordo, accettabile per tutti, ma che purtroppo ha dato vita a una reazione a catena
di eventi troppo orribile anche solo a dir...
Dunque,  successo che prima di tutto ci siamo lasciati, poi Kirsten ha deciso che si sarebbe
trasferita in citt, il che per me andava benissimo, visto che avevamo bisogno di stare un po' lontani
l'uno dall'altra, e cos sarei anche stato meno tentato di spiarla, punto da improvvisa gelosia, all'una del
mattino di un sabato qualunque, nella certezza che fosse seduta sul divano di casa sua in compagnia di
qualche tizio assai pi virile di me. E tutto  andato alla perfezione fino al giorno in cui Beth, che ha
appena finito il suo secondo anno alla facolt di Legge, non ha deciso che, guarda un po', quello che le
piacerebbe fare , ma s, trasferirsi da Berkeley, a pochi isolati di distanza da casa nostra, dov'era sempre
vicina, a disposizione, pronta a offrire il proprio aiuto in caso di bisogno, e spostarsi in citt, dall'altra
parte della Baia, di l dal ponte, con tutta quell'acqua nel mezzo e tutte quelle miglia che ci separano da
San Francisco, in una casa in condivisione con... Kirsten!
Kirsten ha addirittura chiamato.
Non  fantastico?
Poi ha chiamato Beth.
Non  fantastico?
No, non lo . Io e Toph ci siamo ritrovati da soli. Tutto era perduto. Lasciato a me stesso per
sbrigare qualunque cosa, cominciavo a perdere la presa a ogni piccolo intoppo, prendendomela poi con
Toph, il quale silenziosamente assorbiva il mio stress, la mia rabbia e la conseguente infelicit regnante
nella nostra casa, al punto che ha cominciato a esternare il desiderio di entrare all'accademia militare,
dove avrebbe dato il meglio di s e avrebbe imparato a collezionare teschi umani e scrivere lettere ai
carcerati. Alla fine poi non  andata cos male, e Beth faceva avanti e indietro da Berkeley quasi ogni
giorno. Tuttavia, allo scopo di mitigare la tensione, con i pochi mesi che ci restavano prima che ci
scadesse il contratto dell'affitto, le scuole secondarie concluse e le medie inferiori all'orizzonte, abbiamo
deciso che l'unica cosa da fare era seguirle. Ci siamo messi cos a cercare anche noi un appartamento a
San Francisco. E lo stiamo ancora cercando.
Non abbiamo neppure idea da dove cominciare. Io ripiombo nel vagheggiamento di uno spazio
aperto, tipo un enorme loft a sud di Market, con accesso al tetto, un sacco di spazio per mettere la roba,
un lucernario e muri sui quali possiamo dipingere complicati murales che un giorno varranno milioni,
saranno restaurati, rimossi con grande cura e quindi trasportati al Moma per entrare a far parte della
collezione permanente. Quando per diamo un'occhiata al quartiere, dal Bay Bridge fino alla Missione,
 desolante. Non un albero, ovunque cemento e gente vestita di pelle.
Una volta depennata quella zona, nessuno di noi sembra in grado di accordarsi sulla scelta di un
quartiere adatto a noi.
La zona di Height? No, no, dice Marny. Droga, barboni, e tutti quegli orribili ragazzi hippie che
chiedono l'elemosina.
Mission? No, io non lo farei, con Toph, dice Moodie. Droga, prostituzione, gang.
E quasi tutte le altre zone sono troppo lontane dalla scuola. Rispondiamo a un annuncio per un
trilocale dalle parti di Dolores Park, anche se Paul ci informa che una buona percentuale dello spaccio
cittadino si svolge sui suoi prati e che  proprio l che qualche tempo fa hanno fatto fuori a colpi di
arma da fuoco una coppietta, senza nessun motivo e in pieno giorno, mentre quei due poveracci se ne
stavano tranquilli a prendere il sole.
I proprietari dell'appartamento sono due anziani gay che abitano dall'altra parte dell'edificio.
L'appartamento  spazioso, ha i soffitti alti, il prezzo  buono, ha le pareti color malva e pervinca, ma
per il resto va benone. Riempio il modulo, do tutte le informazioni necessarie, mento sul mio reddito,
ho imparato a farlo benissimo, e pi tardi scrivo una lunga lettera con la quale li imploro di darci
l'appartamento e in cui sottolineo il fatto che siamo stati i primi, che siamo persone gentili e tranquille,
oltre che tragiche e disperate, elette per vivere e soffrire ed educare. Vorrei quasi raccontargli del sogno
che ho fatto nel dormiveglia la notte prima, in cui entravo nel flusso sanguigno di Toph, un po' alla
Viaggio allucinante, e dunque ero nelle sue vene, e vedevo tutti gli strati di carne e le tonalit di rosso,
malva e violetto, marrone e nero, e andavo sparato a una velocit esilarante, e c'erano cose che mi
schizzavano di fianco avanti e indietro, dentro e fuori dai capillari, ma poi improvvisamente mi sono
ritrovato in cielo e non sono sicuro a quel punto se mi trovassi o meno ancora nel corpo di Toph o se
Toph dentro di s contenesse anche il cielo, e c'erano i soliti strati di cielo e poi il bianco dell'atmosfera
e poi lo spazio buio e silenzioso e, sotto di me, la rotondit del mondo. Mi pare che questa storia possa
in qualche modo conquistarli, ma poi mi viene il dubbio che forse cos gli fornirei pi informazioni del
necessario.
Vado in macchina fino alla copisteria pi vicina per faxargli subito la mia lettera, cos che al mattino
la troveranno, la leggeranno al levare del sole e ci ameranno e smetteranno all'istante di considerare altri
inquilini. Il mattino seguente chiamano.
David?
S? dico.
Il tuo messaggio era molto carino.
Grazie. Sollievo, sollievo.  fatta. L'aquila ha spiccato il...
Ma in realt stiamo cercando una coppia gay.
Nel corso della lunga pausa che segue rifletto in tutta franchezza sulla possibilit di dirgli che io sono
gay. Come fanno a sapere che non lo sono? Vesto a tal punto trasandato?
Sospiro e riappendo.
Cazzo,  incredibile. Con il mercato degli affitti di San Francisco alle stelle, in parte per via dell'arrivo
di fanatici di The Real World, siamo trattati come la schiuma della terra. Veniamo dopo le coppie gay.
Veniamo dopo le coppie sposate, dopo le coppie non sposate, dopo le coinquiline donne, dopo i
coinquilini uomini. I padroni di casa non rispondono nemmeno alle nostre chiamate. Andiamo a vedere
un appartamento con due stanze da letto luminose, proprio nel quartiere giusto, e sappiamo di essere i
primi - siamo sempre i primi - e anche se il padrone di casa molliccio  a sua volta un genitore single, e
anche se gli forniamo tutta la documentazione bancaria per provare che siamo perfettamente in grado
di pagare, d l'appartamento a... Chi?
Un dottore.
Ma c'eravamo prima noi.
Be', a dire il vero...
Ascolti, quando siamo venuti, lei ci ha detto che noi eravamo i primi.
Non ricordo di...
E invece l'ha detto.
Siamo allibiti. Siamo scioccati, scioccati per il fatto che al giorno d'oggi due persone come noi
possano essere discriminate solo per il fatto che uno di noi ha venticinque anni e un lavoro non meglio
definito, guadagna 22.000 dollari l'anno e vive con il fratello di dodici anni che sulla carta paga met
dell'affitto.
Mentre prepariamo le cose in modo che Beth, che nel frattempo ha passato gli esami e sta facendo
pratica nel secondo studio legale pi importante di San Francisco, levi la pelle al padrone di casa
molliccio, ci tocca anche un pizzico di fortuna. Una societ immobiliare a pochi isolati
dall'appartamento di Beth e Kirsten, sull'orrenda Union Street, si occupa anche di affitti, e quando
passiamo le informazioni a un'agente, una tipa gentile alla Betty White, salta fuori che ha un
appartamento da mostrarci. Si trova vicino alla scuola di Toph - altra scuola privata, altra borsa di studio
- e sebbene non ci siano spazi verdi intorno e abbia un'unica finestra degna di questo nome, i soffitti
sono abbastanza ariosi e l'affitto, anche se non basso e nemmeno a buon prezzo,  perlomeno
proporzionale a quello che ci  stato chiesto altrove nella babele del mercato immobiliare della citt (o
meglio della Citt). Riempiamo i consueti moduli, e dato che l'agente inarca un sopracciglio nel vedere
le parole "libero professionista", "risparmi", "Previdenza Sociale", "tutore" e soprattutto "fratello di
dodici anni", fornisco a lei e al padrone di casa quello che mi pare a tutti gli effetti il sigillo d'oro della
legittimazione, ossia un numero di Might e la fotocopia di un articolo apparso su di noi su... su...
Newsweek!
Man mano che il 1 di settembre si avvicina, le cose paiono sistemarsi; ho fornito una cauzione, ho
noleggiato un furgone per il trasloco, e Toph  pronto a iniziare la scuola. Dal momento che i tempi
sono strettissimi, abbiamo un solo giorno per traslocare, con l'aiuto dei nostri amici. Non ci  lasciato
margine d'errore, dunque, ma siamo felici come pasque, come sempre quando troviamo una casa,
quando riusciamo a risolvere il problema di trovare un posto dove vivere, in un quartiere sicuro, con
due camere da letto, una lavastoviglie, un pavimento, dei muri intorno.
Il 28 di agosto, l'agente ci chiama.  desolata. Dice che c' un problema. Le spiace talmente tanto,
ma...
Cosa?
Il padrone di casa vuole disdire l'affitto. Lui e la moglie sono rimasti profondamente disturbati da
una certa cosa.
Cosa?
Qualcosa che hanno letto nell'articolo che gli hai dato. C'erano due cose, a dire il vero, una su
quanto foste sporchi e l'altra riguardo a Ges Cristo...
Il padrone di casa, un tizio di nome Roger Simonian, e sua moglie, che non so come si chiama,
hanno letto l'articolo di Newsweek e sono rimasti sconvolti dal seguente brano:
Eggers e Moodie hanno avviato insieme uno studio di graphic design in un ex negozio famoso, dice
Moodie, soprattutto per la prodigiosa sporcizia che vi regna.
I primi numeri di Might elencavano le pubblicit nell'indice e contenevano finte errata corrige del tipo:
A pagina 111 della rubrica "Sintesi delle notizie religiose" abbiamo erroneamente affermato che Ges Cristo
era una sorta di protohippy sudicio e deviante. In effetti, Cristo era il figlio di Dio. Ci scusiamo con i lettori.
Che cosa mai aveva potuto sconvolgerli cos profondamente? Allibito, spaventato e furente, insisto
per incontrarmi con Herr Simonian. Accetta, per cui il giorno seguente mi ritrovo con lui in un ufficio;
 un uomo intorno alla cinquantina, calvo ma con un orribile ciuffo di capelli proprio nel mezzo della
grossa fronte rotonda; indossa un completo, ha occhi piccoli e mani grassocce. Siamo nell'ufficio
dell'agente immobiliare, seduti l'uno di fronte all'altro su poltrone di pelle. Mi guarda, mi annusa.
Mi dice che in effetti  stata sua moglie a sentirsi turbata dal brano in questione. Facendo del mio
meglio per contenermi, cerco di spiegare l'intento satirico dietro l'iniziativa, e illustro il fatto, tanto
perch sia chiaro, che non sono stato io a dire o scrivere quelle cose, n sono stato io a definire Lake
Forest "l'utopia da incubo del Wasp" (questa  di Moodie). A ogni modo, dico, si trattava di battute
innocue, motti di spirito, iperboli, buttate l senza riflettere da gente ignorante, ragazzini incasinati in
cerca di denaro facile.
Quindi decido di darci dentro con la situazione mia e di Toph, la prospettiva di trovarci
all'improvviso in strada, senza fare menzione, almeno per il momento, della quasi inevitabilit, nel caso
a questo punto delle trattative decidesse di negarci l'appartamento, di un'azione legale da parte di Beth
da fargli schiantare le ossa e saltare i suoi organi merdosi. Mi ascolta appoggiato allo schienale della
poltrona in pelle.
Al momento mi dice l'edificio gode di un'alchimia estremamente positiva, essendo abitato da un
gruppo di giovani molto gentili e che vanno d'accordo tra di loro. Mi preoccupo di come lei potrebbe
riuscire a integrarsi. Vede, non vorrei inserire nel gruppo un elemento... ecco, contro il sistema, e
rovinare tutto.
Mi chiedo se in vita mia ho mai sentito usare l'espressione "contro il sistema". Non sono sicuro di
che pensare. L'ha detto veramente? Forse dovrei semplicemente alzarmi e andarmene sghignazzando? Non
riesce a capire che sono il comune denominatore? E poi, siamo sicuri di voler vivere nella casa di un uomo che
non esiterebbe a lasciare due orfani in strada due giorni prima del trasloco? Dovrei affaticarmi a cercare
di convincere questa specie di gnomo ciccioso che io non sono quello che lui pensa?
(Elemento aggiuntivo: indosso pantaloni color kaki, camicia bianca con colletto abbottonato e giacca
sportiva, tutte cose trovate nelle scatole e lavate e stirate per l'occasione.)
Mi tocca cos trascorrere i successivi dieci minuti a spiegare nei minimi dettagli quanto io e Toph siamo
"pro-sistema". Andiamo, dico io, Lake Forest. Nostro nonno era medico. Mai sentito? E i McSweeney di
Milton, Massachusetts, gli Hawkins di Hollister, che sono poi i fondatori della citt a solo un'ora a sud da
qui? E i Tick di Hillsborough? Quelli s che hanno soldi! Hillsborough! Continuo a far nomi di famiglie
e citt, e il lucertolone se li scrive pure su un taccuino, e gli dico che mio padre  cresciuto a Greenwich,
menzionandogli tutti i posti in cui i nostri parenti hanno vissuto e dai quali adesso siamo cos lontani
che al solo nominarli mi sento disperatamente insincero. Eppure vado avanti a enumerare redditi e
risparmi e avvocati in famiglia, prometto la cauzione con tanto di garanzia, firmatari eccetera, ben
sapendo che se non lo faccio ci ritroveremo a dormire da Beth e Kirsten, sul divano o sul pavimento
del salotto, per almeno un mese, e poi litigheremo, e Toph si sentir come uno zingarello, sar
emarginato a scuola, e da grande uccider gattini appena nati mettendoli dentro i sacchi della spazzatura
e sbattendoli contro i muri.
Ci d la casa.
E cos ci piazziamo a San Francisco. Improvvisamente ci ritroviamo a cinque minuti di bicicletta
dalla spiaggia, da Baker Beach, ondulata di dune, con il Pacifico a sinistra e il Golden Gate a destra, a
pochi isolati dal Presidio, soffocato dai pini e dagli eucalipti, di recente demilitarizzato ma tutt'altro che
in abbandono. Lo attraversiamo in bici, piccola citt fantasma di stucco bianco e legno sullo sfondo di
un verde parrocchetto, sparsa qua e l a casaccio su quella che di certo  una tra le propriet immobiliari
pi care al mondo. La zona del Presidio  semplicemente assurda, con le sue zone di foresta vergine e i
suoi trascurati diamanti da baseball accanto a ville del valore di miliardi, ma del resto San Francisco
stessa non ha nessuna logica, citt costruita di pongo e bastoncini, Vinavil e carta colorata. Sembra
opera di fate, di elfi, di bimbi felici con una scatola di pastelli nuovi. Perch non rosa, viola, nei colori
dell'arcobaleno, in oro? Di che colore facciamo una pista ciclabile lungo la 16th Street, vicino
all'autostrada? Color prugna? Ma s, color prugna. E quella luce cos forte e diretta che anche gli angoli
ne sono illuminati in pieno e il riverbero del vetro fa male agli occhi, e poi pilastri e contrafforti, resti di
strade, maniche a vento multicolori e una sorta di sovrabbondanza sensuale nel fogliame. Solo di tanto
in tanto si ha la sensazione di trovarsi in un posto dove la gente abita e produce, un luogo dotato di
strade funzionali e di edifici costruiti secondo la logica del buonsenso. Perlopi si ha l'impressione che
si tratti di una questione di immaginazione fervida e di fede. Anche solo andare o tornare in auto da
casa di Marny, nella Castro Valley,  un'esperienza epica, con tutte quelle colline - Dio, la desolata
piattezza dell'Illinois! - e la vista, e poi ancora e sempre colline e curve e i "E se mi si rompono i freni?",
e i "E se si rompono i freni a qualcun altro?", in una sorta di avventura continua in un technicolor
sbiadito, con un ampio cast di individui improbabili dagli abiti sgargianti. C' sempre qualcosa di
intrinsecamente tipico di San Francisco che finisce ogni volta per rafforzare l'opinione che uno si fa
della citt, anzi della Citt, come dicono quelli di qui: i senzatetto che se ne vanno in giro in costume da
bagno, camminano a testa in gi sulle mani nel mezzo della strada, cagano ovunque senza vergogna,
anche presso gli incroci pi affollati e senza che nessuno dica nulla; attivisti che tirano panini ai
poliziotti durante le dimostrazioni, ciclisti a cui  praticamente permesso di fermare il traffico di Market
Street ma che vengono arrestati se tentano di attraversare il Bay Bridge. La prima volta che visitiamo
Height Street, un uomo malfermo sulle gambe, con una ferita alla testa che sanguina abbondantemente,
ci passa accanto, seguito subito dopo da un altro tizio urlante, anch'egli ferito alla testa e che impugna
una racchetta da tennis. Ovunque sono innumerevoli i segni e le testimonianze delle questioni che
stanno a cuore ai suoi abitanti, e che vengono considerate degne di dibattito, non ultime l'uva e lo
zucchero granulare, il traffico cittadino, gli skateboard in centro, i tunnel attraverso Marin. I segnali
stradali recano correzioni del tipo
STOP
ALLE MACCHINE
STOP
ALL'ESECUZIONE DI MUMIA
Gli autobus sono alimentati da fili, cavi e roba del genere, e trovarseli davanti alla macchina spesso
significa doversi adeguare ai loro tempi e avere roba da leggere a portata di mano, dal momento che
non stanno a lungo attaccati ai loro fili o cavi. Da un istante all'altro ci pu essere una scintilla, il che
significa che l'autobus si fermer e il guidatore scender, camminer fino al retro dell'autobus e si
metter a strattonare il cavo con un gran sorrisone, oh ah ha, tanto, alla fin fine, non  che nessuno
abbia una gran fretta di arrivare da nessuna parte, qui, e tanto meno quelli che prendono l'autobus.
Ci sono gemelli di otto anni che piantonano Union Square, e vicoli che puzzano di piscio, e poi il
ghetto dei teenager a Mission e gi a Height - Ehi, fratellone, non  che me ne dai un morso, di quella
pizza? - e le strade, aperte sul Pacifico come gallerie del vento, che soffia gi per Geary, attraverso
Richmond, fino ad aggredire la finestra della camera di Toph rivolta a ovest.
Nel nostro nuovo appartamento il grado di scivolamento su calza  buono. La pianta della casa 
lunga e stretta, e c' un corridoio che mette in comunicazione tutte le stanze, e dato che il suddetto
corridoio ha il parquet ed  lungo circa una decina di metri, tenendo aperta la porta che d sulle scale
riusciamo a prendere un metro circa di rincorsa, per cui con quel metro pi altri quattro o cinque per
prendere velocit,  possibile giungere a svariati metri di scivolata di buon livello, e anche oltre se anche
la porta di Toph  aperta e se si sposta la sedia dalla sua scrivania.
A parte questo l'appartamento  una sola.
La mia finestra affaccia sulla camera di alcune persone anziane che se ne stanno sedute tutto il
giorno al balcone ad abbeverare i fiori e a osservare il nulla, o meglio la mia finestra, mentre gli altri due
appartamenti del mio edificio sono occupati da orribili, rumorosissimi teste di cazzo, uomini e donne
stile associazione studentesca universitaria.
I muri della casa sono sottili come ostie e non attutiscono i suoni, anzi li amplificano, di modo che
siamo in grado di sentire il rumore di ogni singola porta che si chiude, ogni singolo messaggio lasciato
sulla loro segreteria, ogni sveglia, ogni canzone (rigorosamente di Hootie and the Blowfish) e ogni
programma televisivo (Friends) guardato dagli abitanti della casa. In qualunque giorno, in almeno uno
degli appartamenti c' una festa, una cena o almeno una doccia che va, oppure... Buon Dio, non
riusciamo a capacitarci di che razza di gente sia questa. Improvvisamente mi sembra di essere tornato a
scuola e di essere il coordinatore di un dormitorio. Li scongiuro. Busso alla porta del mio vicino e un
tizio grande e grosso con i capelli rossi di cui non ricordo mai il nome, apre sapendo che sto per
lamentarmi e mi osserva con gli occhi socchiusi, mi ascolta, chiude la porta e ovviamente non fa nulla.
 incredibile come questi tizi non si curino minimamente di noi e dei nostri bisogni di gente inviata dal
cielo, avente una serie di particolari esigenze. Ci aspetteremmo speciale considerazione, acque che si
separano al nostro passaggio, e invece questa gente  cos aggressivamente indifferente a noi, che mi
riduco ben presto a lasciare degli inutili bigliettini sotto le porte.
Ragazzi,
sapete anche voi quanto sono sottili i muri in questa casa. Posso sentire tutto quello che succede in ogni
appartamento, compresa la tv ogni volta che l'accendete. Ovviamente non ho problemi sul fatto che guardiate
la tv, ma per forza a volume cos alto? Inoltre, ogni volta che vi divertite, cercate per favore di tenere a mente
che fate divertire anche noi. Il rumore  tale che non riesco a lavorare (lavoro spesso la sera a casa), ed 
altrettanto impossibile per mio fratello fare i compiti. Ragazzi, per noi  dura abbastanza senza che....
Nulla cambia. Anzi, diventano tutti ancora pi rumorosi, nell'intento, presumiamo, di costringerci ad
andarcene. Esasperati, decidiamo di reagire. Teniamo lo stereo acceso a palla in qualunque momento
per coprire il rumore che arriva dall'appartamento di fianco o di sopra, giochiamo a basket in casa, a
volte ce ne andiamo per ore lasciando tutto acceso e rivolgendo gli altoparlanti contro i muri.
Toph  l'unico nella sua scuola che vive in un appartamento. La maggior parte dei suoi compagni di
classe abita nelle vicinanze, in case vere e proprie, enormi e bellissime, dalle parti di Presidio Heights,
con tanto di camera per la domestica, vialetto d'ingresso, garage. Quando do un'occhiata all'elenco degli
studenti e vedo il numero civico 4 accanto al nostro indirizzo, vorrei quasi chiamare la scuola e chiedere
di cancellarlo. Toph ha iniziato la prima media e, a parte un unico insegnante che sembra ritenere
assolutamente necessario chiedergli almeno una volta al giorno come sta, tutto funziona regolarmente e
lui  diventato subito popolare tra i compagni. Nel giro di un mese  stato invitato a tre bar mitzvah, due
feste di compleanno e a vari altri eventi, e io sono davvero sollevato, anche se mi ammazzo a portarlo in
auto a destra e sinistra, per tutta questa attivit e popolarit che evidentemente serve a mitigare lo shock
del trasferimento.
Un giorno lo porto a casa di una ragazzina della sua classe. Quando vado a prenderlo, tre ore dopo,
lo trovo scosso, smarrito.
C' stato il gioco della bottiglia.
Veramente? dico. Il gioco della bottiglia? Non avevo idea che esistesse ancora, non ricordo
nemmeno se io ci ho mai giocato.
 stato circondato. Erano lui, un altro ragazzino e sei ragazze: l'hanno intrappolato, messo con le
spalle al muro. Era quello nuovo e se lo sono conteso.
E dunque ne hai baciata qualcuna?
No.
No? E perch?
Perch le conoscevo appena.
Be', d'accordo, ma...
Non me la sentivo.
Non so cosa dire. Una parte di me, anzi, la maggior parte del mio essere, vorrebbe trascorrere le
prossime due o tre settimane a parlare di questo episodio, non solo spremendogli ogni dettaglio
dell'accaduto, grondante come sono di curiosit, ma anche lasciandosi travolgere dalla tentazione di
dirgli quanto  stato fighetta. Soppeso con attenzione le mie opzioni, dal momento che sono un maestro
di strategia, e decido che il solo modo di ottenere delle informazioni  quello di aggiungere sfumature il
meno possibile ridicole alla conversazione. Sto bene attento anche a non proiettare su di lui i miei
rimpianti personali, le occasioni mancate, le ragazze non baciate, i balli della scuola sfumati, e il fatto
che non vorrei mai che lui patisse gli stessi rimpianti, o comunque rimpianti di nessun altro genere.
Mentre torniamo a casa discutiamo i vari aspetti della serata, e anche dopo, seduti sul divano, lasciamo
passare abbondantemente l'ora in cui di solito va a letto, guardando alla tv Saturday Night Live e facendo
tardissimo.
Erano carine?
Credo di s. Qualcuna. Non so. Un paio di sicuro non erano le pi belle del villaggio.
Sono emozionato da questa sua apertura sull'argomento, e spero di non rovinare tutto, dato che
credo si tratti della prima volta in cui mi parla di queste cose, perch in genere io in queste situazioni
ridacchio e faccio battute e di conseguenza lui di solito finisce col rivolgersi a Beth.
Ma Beth ultimamente  occupatissima con il suo lavoro e la vediamo sempre meno, il che  s un
problema, ma non come lo sarebbe stato un anno fa. Toph a questo punto ha un'et per cui sento di
poterlo lasciare da solo per qualche ora, e visto che abitiamo a pochi isolati di distanza, pu andare a
scuola a piedi. Lo accompagno in auto le prime volte o quando  decisamente in ritardo, altrimenti, dato
che spesso faccio le tre davanti al computer perch devo rifare il mondo, dormo per tutta la mattina.
Lui si sveglia, si prepara il pranzo, fa colazione davanti ai cartoni animati, e poi, quando sta per uscire, io
spesso, be', diciamo una volta alla settimana, alzo la testa dal cuscino quel tanto necessario per riuscire a
dire:
Ehi.
Ehi.
Come va?
Bene.
Sbrigati o arriverai in ritardo.
Lo so.
Che cosa hai mangiato?
Waffles.
Frutta?
Una mela.
Davvero?
S.
Come vai a scuola?
Bici.
La catena  ancora rotta?
S.
Mettiti il casco.
Va bene.
Mettitelo!
Settimane fa gli si  incastrata o rotta la catena - l'abbiamo fatta riparare due volte ma in capo a pochi
giorni  ritornata al suo stato di assoluta e inutile immobilit - e da allora si arrangia con una sorta di
scivolamento fino a scuola: senza sedersi sul sellino, tiene un piede su un pedale e con l'altro si spinge,
usando la bici come se fosse uno skateboard o un monopattino. Mi aveva descritto la tecnica, ma non
avevo mai avuto l'occasione di vederlo metterla in pratica fino a che un giorno, dopo che era gi uscito,
mi ero alzato per andare a pisciare e tornando a letto avevo notato che si era dimenticato il pranzo sul
tavolo. Gli sono corso dietro ma se n'era gi andato, per cui ho preso la macchina e sono partito a tutta
velocit non aspettandomi di raggiungerlo, e invece a un certo punto eccolo l, sparato verso il
semaforo successivo, tra California e Masonic. Era uno spettacolo incredibile. Faceva il suo strano
giochetto con i pedali e la spinta con il piede, seduto di traverso sul sellino e sembrava uno scherzo,
dato che nessun bambino normale andrebbe in bici in quel modo. Ovviamente non aveva il casco.
Avevo suonato il clacson, facendolo fermare a un angolo.
Il tuo pranzo.
Oh.
Ero troppo stanco per sgridarlo per il casco.
Il pi delle volte mi sento mostruosamente colpevole, e in cuor mio so che  per il fatto che non gli
preparo la colazione e non lo porto a scuola in auto, ragion per cui un giorno si metter a spellare
conigli e si divertir con balestre e pistole sparavernice. Anche se in effetti, a confronto con altri
genitori, mi sento il dottor Spock. Prendi per esempio quel compagno di classe di Toph, figlio di una
donna divorziata. Un pomeriggio una quindicina di noi, pi o meno genitori, si ritrova a Marin
Headland, ognuno in piedi accanto alla propria auto, in attesa dei ragazzini di ritorno da una gita di due
giorni. La madre in questione, una donna con un'abbronzatura color cuoio, lunghi capelli biondi,
rossetto rosa, una lunga maglietta da rugby e fuseaux, si dilunga a spiegare, con gran gesticolamenti e
assoluta leggerezza, come si regola in merito al problema della droga, proprio davanti all'altro suo figlio,
un ragazzo al secondo anno di scuola superiore.
Per me se vuole fumare, fumi dice con una pensosa scrollata di spalle. Per cui, se ha voglia di un
bambul glielo faccio accendere in casa, almeno cos so dov', che cosa fa, e sono sicura che almeno
non  in giro in macchina o a fare chiss che.
Anche se sta parlando con un altro genitore, noto che rivolge lo sguardo verso di me. Credo si
aspetti che siccome d'et sono pi vicino a suo figlio di quanto non lo sia lei, e siccome porto una barba
piuttosto creativa, non possa che essere d'accordo.
Invece io sono troppo allibito per riuscire a spiccicare parola. Secondo me dovrebbero metterla in
prigione. E dovrei essere io a crescere i suoi figli. Chiss, forse in realt io sono l'unico qualificato a
crescere tutti questi ragazzini, dato che i loro genitori sono tutti vecchi e polverosi. Veramente  peggio
ancora quando sono come questa qui, che si veste come i suoi figli e parla come loro. Anche se...
"bambul"... Ma chi dice pi "bambul"?
Racconto la storia a Beth, che come al solito trova parecchio divertenti le inadeguatezze dei nostri
compari genitori. Io e lei da sempre collaboriamo intensamente in un attento lavoro di squadra,
andando addirittura insieme al ricevimento genitori. Siamo una famiglia come quelle del circo, una
famiglia di trapezisti, ecco, con tanto di sincronia perfetta, grande senso dello spettacolo e vestitini verdi
attillati.
Decidiamo per esempio le festivit caso per caso. Dato che la chiesa  bandita dalle nostre vite, lo
sono anche le festivit religiose. Il giorno del Ringraziamento viene osservato con scarso entusiasmo,
dal momento che n io n Toph amiamo particolarmente il tacchino, non ci piace il ripieno e
detestiamo quella schifezza di mirtilli in scatola che ci si mette dentro. Natale invece lo festeggiamo. Io,
Bill e Beth facciamo copie della lista dei doni di Toph e ce la dividiamo. Beth si occupa delle calze della
befana e dei vestiti. Bill in genere sceglie alcune cose dalla lista, ma poi finisce con l'approfittarne per
regalare a Toph libri che ritiene di vitale importanza per il corretto sviluppo del credente in erba nel
libero arbitrio. Un anno gli regala il Libro delle virt di William Bennet e il Grande Dizionario Culturale.
Qualche giorno prima di Natale, Bill viene da Los Angeles e cerchiamo di fare del nostro meglio per
preparare i regali nello stesso modo in cui lo faceva nostra madre. A Natale, come del resto in
occasione di tutte le altre festivit di cui ci interessa qualcosa, festeggiamo in un modo che  allo stesso
tempo un omaggio ai nostri genitori e alle loro abitudini, ma anche una feroce parodia.
Nostra madre era un'estremista del Natale. Settimane e settimane di shopping di minimo otto ore al
giorno, liste preparate, corrette, ricompilate, regali che si estendevano dall'albero fin quasi all'anticamera,
in uno sforzo perenne di superare l'anno precedente, facendo sembrare il Natale presente non solo
gioioso o stravagante, ma quasi osceno. Mio padre, anche lui un entusiasta anche se non ai medesimi
livelli di fanatismo, aveva un suo rituale secondo cui, dato che era lui il padre, che diamine, ed era stato
in piedi tutta la notte a impacchettare regali, si alzava con comodo e scendeva alle dieci o pi tardi
ancora, e non per guardare noi mentre scartavamo i regali, ma per concedersi una sostanziosa colazione
a base di caff, tortine al formaggio, bacon, succo d'arancia, pompeimo, giornale e tutto il resto, il tutto
a un ritmo estremamente rilassato. Mentre noi aspettavamo, strabici di desiderio e impazienza, gli altri
ragazzini del quartiere, gi in piedi dalle quattro o le cinque del mattino, saltavano qua e l con le loro
slitte nuove di zecca pigliandoci per il culo e passando sotto le finestre con il tagliaerba, i pedali premuti
dai loro Moon Boot nuovi di zecca splendenti sotto il sole, assolutamente favolosi.
Questo Natale stiamo letteralmente morendo dal ridere, perch io e Beth abbiamo deciso di
inscenare il nostro numero. Bill se ne sta l seduto con un'aria di disapprovazione per ride, le braccia
incrociate, sussultando in silenzio. Il numero, che comincia dopo che ci siamo alzati e prima che Toph
abbia cominciato a scartare i regali, si svolge come segue:
BETH Va bene, adesso puoi aprirli.
IO No, aspetta un momento. (Prendendo un pelucco dal maglione, quindi chinandomi lentissimamente ad
allacciare una scarpa.) Ecco, a posto, vai pure.
BETH Un secondo soltanto. Devo andare in bagno. (Rumore d'acqua nel lavandino, quindi quello dello
sciacquone che parte. Ancora acqua, rumore di spazzolino da denti.)
BETH (ricomparendo dal bagno, con aria rinfrescata e lisciandosi il maglione) Va bene sono pronta, vai pure.
IO Calma, calma. Lo sapete cosa ci vorrebbe adesso? Un bel pompelmo.
BETH Mmm! Pompelmo.
IO Mangiamoci tutti un bel pompelmo, e poi sapete cosa? Si potrebbe fare tutti insieme una bella
passeggiata.
BETH Sarebbe davvero carino,
IO Aria fresca, movimento...
BETH E pi vicini a Dio.
IO Certo, pi vicini a Dio.
BETH Anzi, potremmo farlo domani, il Natale!
BETH (pensosa e schioccando la lingua) Mmmmm, no, no, domani no. Magari gioved?
IO Gioved  un giorno no. E anche nel fine settimana la vedo dura. Luned?
A questo punto io e Beth quasi soffochiamo dal ridere, gli occhi pieni di lacrime, piegati a terra, lo
sguardo fisso alla mobilia di casa. Ci ammazziamo di risate.
Toph aspetta, indifferente alla scena. Ha gi visto parecchie volte il nostro numero.
Dare a Toph i suoi regali  compito mio, e la notte prima faccio tutto quello che posso per rinnovare
l'evento e aggiungere dei dettagli inediti. Scrivo indirizzi finti o di altri ragazzini del quartiere. Su altri
scrivo il mio nome. Sbaglio apposta a scrivere il suo, oppure faccio il solito scherzo di quando riempio i
suoi moduli scolastici: scrivo apposta un nome sbagliato, tipo Terry o Penelope, quindi lo barro e sotto
scrivo quello giusto, pi in piccolo. Alcuni li firmo "Da noi", altri, "Da Babbo Natale", ma perlopi
scrivo:
DA: Dio.
Non sa chi ringraziare. Non vuole sembrare troppo galante quando mette le mani sul bottino, e
d'altra parte noi sfruttiamo al massimo la sua volont di compiacerci. Apre una scatola di pongo
colorato.
Grazie dice.
Grazie a chi?
Non so. A te?
No, non a me, ma a Ges.
Grazie Ges?
Eh s, Toph, Ges  morto per il tuo divertimento natalizio.
Davvero?
Mi giro verso Bill, che non ha alcuna intenzione di prendere parte a tutto ci.
Certo dico. Beth,  vero o no?
Certamente, certamente.
Il lavoro si fa sempre pi deprimente, una routine, ravvivata solo di tanto in tanto da esperienze di
quasi-morte. Vale a dire:  un giorno qualunque e sono alla mia scrivania intento a lavorare su una serie
di articolate operazioni di smantellamento, ossia una serie di articoli che puntano il dito sulla falsit della
maggior parte delle cose in cui la gente crede e in cui ripone valore. Abbiamo demolito una versione
della Bibbia per bambini neri, abbiamo demolito il programma di prestiti per lo studio, demoliamo
l'idea del college in generale, del lavoro in generale, del matrimonio, del trucco e dei Grateful Dead. 
nostro dovere puntare il dito su tutti questi artifici ovunque si trovino, e si tratta di un lavoro
gratificante, che getta luce di verit su aspetti insospettabili...
All'improvviso sento come se da dentro qualcuno mi desse un calcio con una scarpa dalla punta di
metallo. Sono alla scrivania.  come un crampo, ma pi che come un crampo  come un cucchiaio che
stia scavando, un cucchiaio piantato dentro di me che adesso viene estratto piano piano, cazzo. Sono
abituato a strani dolori, come quelli dovuti a eccesso di caffeina a digiuno, ma di solito non durante il
giorno. Di solito vengono al mattino, oppure a notte fonda, quando fisso lo schermo e penso a
quell'inverno...
Continuo a lavorare. Ma il dolore non passa dopo un po' come dovrebbe, anzi cresce, e pensando
che abbia a che vedere con il mio lavorio intestinale, o meglio con la sua mancanza negli ultimi tempi,
mi alzo per andare in bagno, e nell'istante esatto in cui i miei occhi scorgono il corridoio la vista mi si
offusca, l'ambiente intorno a me si deforma, ed  come se vedessi le cose con un'angolatura alla Batman
- questa poi non mi era mai capitata! - e tutto diventa blu. La moquette. Sono a terra. Adesso i cucchiai
sono cinque, pi piccoli, tutti nello stesso punto, che girano e scavano, no,  come se ci fosse della gente
dal passo pesante che danza dentro di me indossando scarpe con il tacco a punta, pestando i piedi,
usando il mio fianco destro come pista da ballo. Mi rendo conto che sono... sono accartocciato sulla
moquette. Guardo in su verso il divano a meno di un metro da me, devo riuscire a raggiungerlo. Il
divano  la mia casa, il divano  la risposta. Se solo ce la faccio... a... raggiungerlo...
Nessuno si  accorto di nulla. Mi hanno sparato? No, nessuno mi ha sparato. Non si  sentito
nessuno sparo. E se l'avessero fatto con uno di quei silenziatori? Potrebbe essere stato un silen... Ma no,
non mi hanno sparato. Per sto morendo. Certo, non c' dubbio. Sto morendo. Finalmente.
Non riesco a parlare. Tento di pronunciare una parola. Aiuto. Ma tutto quello che mi esce dalla
bocca sono ansimi strozzati, da cane, come se le parole mi fossero state rubate da un fantasma che...
Sto morendo, una buona volta; cazzo lo sapevo. Me lo merito. Lo sai, tutti lo sanno.  Aids. E sapevi
che sarebbe arrivato, dopo quella volta, l'unica in cui il preservativo si  rotto con quella tipa, come dire,
un po' allegrotta. L'immagine si materializza all'istante: un piccolo appartamento sgangherato al terzo
piano a sud della citt, l'alba che sorgeva mentre io ero accanto al letto e lei bocconi... e poi, certo,
ricordo chi, certo, mi torna tutto a lampi, perdio avrei dovuto controllare il preservativo mentre lo
facevamo, ma eravamo talmente fatti e sapevamo a stento quello che stava succedendo, ci eravamo fatti
dare un passaggio da un amico comune che ci aveva portato da lei e sapeva benissimo che cosa sarebbe
accaduto, e noi eravamo usciti di corsa, di corsa dall'auto per un isolato, fino al suo appartamento...
Cazzo, Toph, mi dispiace cos tanto. Avr almeno il tempo di chiamarti? E chi ti prender con s?
Beth? Da sola? Non  possibile. Cazzo, Bill si dovr trasferire, cazzo, e dove lavorer? C' quel posto,
quel think-tank dove lavora Flaggs, ma... e se poi decide di far trasferire Toph con lui a L.A.? Devo
assicurarmi che non lo faccia... Anche se a Toph piace L.A., per cui... Guarda un po' quelle nuvole l
fuori come si muovono, lass in cielo, bianche con delle piccole macchie grigie, come lividi e...
Cazzo! Che male! Sto partorendo!
Ma perch nessuno nota niente? Perch nessuno considera strano il fatto che io giaccia accartocciato
sul pavimento? E gi capitato che mi accartocciassi? Cerco di pensare a quando potrebbe essere
capitato. Qualcuno del Chronicle, della porta accanto, finalmente nota qualcosa attraverso il vetro e
arriva in mio aiuto, e un attimo dopo  pieno di gente. Vengo aiutato a raggiungere il divano dove mi
stendo, poi parte tutto un fuoco di fila di domande su dove fa male e quanto fa male e perch. Magari
sto scherzando.
Stai facendo sul serio?
Ma vaffanculo.
Mi trattengo dal dire che sto morendo, dato che ne sono sicuro solo al 95 per cento e non voglio
gettare nessuno in allarme. Ma presto lo sapr. Riesco a dire ospedale, ospedale.
Arranco verso l'ascensore, strusciando contro il muro, appoggiato a Shalini. Shalini ha un buon
odore, che buon odore che hai Shalini. Sto morendo, Shal, morendo. Cristo, sono piegato dal dolore,
non riesco nemmeno a muovermi. Qualcuno mi deve trasportare; Shalini non pu farcela da sola. Dio!
Devo dirlo a Toph, a scuola devono sapere. All'ascensore vorrei quasi girarmi e chiedere a qualcuno di
chiamare Toph a scuola e farlo portare all'ospedale, ma non riuscirei mai a tornare sui miei passi, chiss,
forse potrei dirlo al custode gi nell'atrio e lui chiamer in ufficio e qualcuno poi a scuola, ma poi chiss
che cazzo di messaggio gli arriva cazzo cazzo... No, Toph non deve sapere, non voglio che mi veda
morire, me ne andr via zitto zitto come pap, in pieno giorno, svelto, ecco, quello  il modo giusto,
abbiamo avuto il nostro tempo insieme, e non abbiamo bisogno di dirci addio e cazzo se  lento questo
ascensore quanto cazzo ci mette Shalini che buon odore che hai.
In macchina a momenti piango perch il dolore  dieci volte pi forte di quando ero per terra. Ma io
sono un duro, un marine. E per questo  un dolore che mi spacca in due, come acido versato su tutto
il corpo, acido iniettatomi in un fianco con punte di metallo da un centinaio di piccoli nazisti del cazzo,
tutti dentro di me, cazzo! Possibile che l'Aids uccida in questo modo? S, s, no, no. Chiss, forse. Lo
sapevo che sarebbe accaduto quando si  rotto il preservativo, ho capito da subito che era tutto
sbagliato, quel sesso, e lei e la mia vita, senso di colpa, senso di colpa. E Toph! Tutto in malora!
Oh, questo  molto peggio di quella volta che siamo andati a fare rafting e l'American River era in
piena, e abbiamo preso le rapide e siamo caduti tutti in acqua, e mi sono trovato sommerso nella spuma
a inghiottire acqua a litri, senza riuscire a tirarmi su, senza riuscire ad affiorare, mentre cercavo
disperatamente di vedere dov'era Toph, perch non sapevo se era caduto anche lui; ma non vedevo
niente perch ero perlopi sott'acqua, e in quell'istante ho pensato quanto fosse ridicolo e stupido
morire a quel modo, annegato in una stupida gita di rafting, che modo patetico di andarsene, per giunta
senza essere riuscito ad aiutare Toph, dovunque si trovasse. Quando per la corrente aveva rallentato,
dietro un'ansa, ho riacquistato l'equilibrio e mi sono guardato intorno, e a un certo punto eccolo l,
Toph, da solo sulla zattera, l'unico che non era caduto. Aveva in faccia un sorriso grande cos, quello
scemo.
Troppo improvviso per essere Aids. Mi dev'essere scoppiato qualcosa dentro. Che ne so, l'appendice.
Sar una cosa mortale? Ovviamente s! No, no. E allora? Che cos'?  chiaro che sto morendo.
Emorragia interna. Un tumore! Un tumore sanguinante!
Shal, sto morendo.
No che non stai morendo.
E allora che cazzo  che mi sta succedendo? E se muoio?
Ti ho detto che non stai morendo.
Shalini sta guidando troppo a sobbalzi. Sembra che abbia scelto tutte le strade pi sconnesse, senza
rendersene conto. Si ferma troppo spesso, frena troppo all'improvviso, talmente  distratta.
Eccheccazzo, Shal.
Shal, puoi guidare un po' pi... dolcemente?
Ci sto provando.
Tienimi la mano la imploro. Vorrei posarle la testa sulla gamba destra. Vorrei dormire. Poi
all'improvviso sono colpito da un senso come di ilarit. Non devo lavorare. Moodie dovr finire tutta la
roba per domani. Io sono occupato in qualcosa di importante, di pi cruciale di qualunque altra cosa
potrei fare in questo istante. Be',  un bel sollievo, non dovere scegliere, non doversi sentire colpevoli
per il fatto di perdere tempo, di oziare, di fare una cosa quando se ne dovrebbe fare un'altra... nessuna
decisione da prendere, a questo punto, a parte sopravvivere ovviamente...
Cos facile, cos elementare!
Come  possibile che il dolore stia ancora peggiorando? Adesso sento come delle esplosioni di
pianeti dentro di me. Mi devono avere sparato, ecco cosa, mi hanno sparato. Il cielo  blu come sempre, questo
cielo di San Francisco cos perfetto, magari muoio prima ancora di arrivare. Oh, Shal perch proprio
oggi indossi quella maglietta a costine cos attillata? Perch non siamo mai usciti insieme, Shal? Prima
delle cinture di sicurezza, non nel senso di prima che le inventassero, ma nel senso di prima che la gente
le usasse, mia madre quando era costretta a fermarsi bruscamente ci lanciava improvvisamente un
braccio contro il petto, come se il suo braccio potesse fare qualcosa, come se potesse eventualmente
rimediare a un incidente, con quel suo braccio cos debole, e anch'io cos debole, ho resistito solo pochi
anni nel mio compito di proteggerlo, scusami Toph, scusami scusami scusami, sono cos debole e
adesso vengono a prendermi, come doveva succedere... Non voglio essere sepolto: voglio che le mie
ceneri, oppure il mio corpo, siano buttati gi da una scogliera, o con un elicottero dentro a un vulcano,
o nell'oceano, anche se... quale oceano?
Quale oceano?
Quale oceano?
All'accettazione la prima cosa che fanno  chiedere dell'assicurazione, che io non ho. L'ho avuta per
qualche mese qualche anno fa, ma poi hanno smesso di spedire i bollettini per il pagamento, se non
sbaglio... Ma posso pagare, tutto fino all'ultimo centesimo, lo giuro, eccovi le carte di credito, per favore,
toglietemi questa cosa da dentro. Per favore, non ce la faccio a stare in piedi, ecco mi siedo, cos posso
rispondere alle domande, ecco magari adesso mento, steso di traverso su queste sedie con la testa sulla
coscia di Shalini, e a dire il vero quasi quasi adesso me ne andrei di l in quell'altra stanza cos mi posso
stendere per terra e PORCATROIA! PORCATROIA! PORCATROIA! Posso gridare, PORCATROIA!
Era un calcolo renale. Mi sono svegliato tutto stonato. Kirsten  con me. Non la vedo da mesi. Beth
non poteva lasciare il lavoro per cui l'ha chiamata.  Kirsten che mi porta a casa.
Pensavo di morire dico.
Ci credo dice.
Mi stendo sul divano. Kirsten se ne va.
Toph  di fronte a me.
Ehi dico.
Ehi dice.
Ehi.
Ehi.
Va bene, adesso basta.
Stai bene?
S.
Che ne diresti di cenare?
Che cosa ti va?
Tacos.
Ce la fai da solo? Non credo di potermi alzare.
Abbiamo roba in casa?
Non credo.
Hai soldi?
No. Prendi il bancomat.
Va a piedi fino allo sportello del bancomat, prende dei soldi e va al supermercato a comprare carne,
salsa di pomodoro, tortillas e latte. Mentre  via, mi assopisco per un minuto e sogno di oscure
persecuzioni. Mi sveglio all'improvviso, rendendomi conto che essere l disteso sul divano, inerte, non 
una bella cosa. Mi siedo diritto, indifferente. Nessuno sta morendo. Avr pensato che stavo morendo?
Forse pensa che sto morendo. Magari pensa che sto morendo e che non glielo voglio dire. Ma no, no.
Non lo pensa affatto. Non  mica come me, lui.
Arriva con la spesa, mi passa accanto e va in cucina.
Vuoi che cucini io?
Magari, ti spiace?
Vuoi anche della frutta? Che cosa abbiamo?
Delle arance e mezzo melone.
S, s, va bene, grazie.
Mi assopisco di nuovo al suono della carne che sfrigola in padella, e quando riapro gli occhi sta
pulendo il tavolino, sistemando le pile di carte, i documenti e i suoi compiti di matematica a terra, nello
stesso esatto ordine in cui erano sul tavolo. Poi torna in cucina per uscirne poco dopo con due piatti su
cui ha sistemato, oltre alla carne bruciacchiata al punto giusto, anche le tortillas ripiegate e una scodella
con le arance e i meloni tagliati a pezzi umidi e arancioni, non troppo grossi. Rientra poi in cucina per
prendere il latte.
Ah, i tovaglioli.
Va a prendere il rotolo di carta.
Mangiamo. Mi riaddormento. A un certo punto mi sveglio al picchiettio delle sue dita sulla consolle
della Playstation. Quando riapro gli occhi non c' pi e fuori  buio.
Vado in camera sua.  addormentato scompostamente sul letto, braccia e bocca spalancate. La
fronte gli scotta, come se avesse tante cose che gli bruciano dentro.
IX
ROBERT URICH HA DETTO DI NO. CI SIAMO ANDATI TALMENTE VICINI! Sarebbe
stato perfetto. Ci era parso che il suo ufficio stampa apprezzasse l'idea e che ci desse corda, ha persino
riso un po', e perlomeno aveva trovato la cosa divertente. Urich era esattamente la persona che faceva al
caso nostro: una star (o meglio una quasi star, ai suoi tempi), un nome familiare che per qualche non
meglio chiarita ragione era decaduto dall'attenzione dei media, uno di quelli che tutti pi o meno
conoscevano e intorno al quale a un certo punto si era creato interesse, ma che da un po' non si vedeva
in giro. Avevamo bisogno di un nome che il pubblico, la stampa e la scaltra utenza di Internet potessero
ritenere morto, ma la cui scomparsa non fosse stata strombazzata sui media nazionali. La celebrit che
ci serviva, insomma, non doveva essere cos grossa da far apparire implausibile il fatto che un
minuscolo e sgangherato bimestrale di San Francisco ne riportasse per primo la notizia della morte.
Ma chi, allora? Urich era la nostra prima e unica scelta perch: a) tutti noi eravamo stati fan sfegatati
del telefilm Vega$; b) sapevamo che aveva senso dell'umorismo, perlomeno evidenziato dai commenti
autodenigratori da lui espressi in questo o quel talk show, con riguardo alla sua parte in Turk 182, con
Timothy Hutton; c) aveva di recente firmato per comparire in una serie intitolata Lazzaro.
Lazzaro. Assolutamente perfetto.
Non fa per noi ci ha detto il suo agente.
Va bene, allora Belinda Carlisle. Decidiamo che anche Belinda Carlisle potrebbe fare al caso nostro.
Vive in Francia ci dice il suo ufficio stampa.
Ponderiamo altre possibilit: il Giudice Reynolds della tv, Juliana Hatfield, Bob Geldof, Laura
Branigan, Lori Singer, C. Thomas Howell, Ed Begley Junior. Prendiamo anche in considerazione
Franklin Cover, l'attore che faceva la parte di Tom Willis nei Jefferson, ma poi non lo chiamiamo
neppure, ricordandoci che in un'intervista dell'anno prima l'avevamo messo in una luce che se non
poteva dirsi decisamente cattiva, di certo era patetica.
C' QUALCOSA CHE TI PIACEREBBE DIRE AI NOSTRI LETTORI?
A dire il vero no. Non ho nulla da dire, a parte se qualcuno pu magari aiutarmi a trovare un lavoro in
qualche scuola di recitazione. Se qualcuno venisse a sapere che un college cerca un insegnante di recitazione,
mi chiami.
Poi, il colpo di genio. Esiste un uomo del mondo dello spettacolo che avrebbe anche potuto pensare
da solo una cosa del genere, un uomo dal secondo nome nuovo di zecca, Hellion, un uomo che porta in
giro uno spettacolo multimediale durante il quale proietta immagini di nani e ritardati.
Crispin Glover.
Perfetto. Assolutamente perfetto.
Marty McFly.
Chiamiamo il suo agente, il quale non ha la pi pallida idea di cosa stiamo dicendo. Inviamo via fax
la lettera che avevamo preparato, aggiungendo commenti estremamente positivi sul lavoro di Glover
nonch sul suo nuovo soprannome. Quindi aspettiamo.
Il giorno dopo squilla il telefono.
Alzo la cornetta e la porto diligentemente all'orecchio, come si fa di solito quando si risponde al
telefono.
Pronto dico.
Sono Crispin Glover.
Sta chiamando dal Tennessee, dove sta girando con Milos Forman. C' Crispin Glover al telefono!
Ha letto la proposta e gli sembra favolosa. Dice che  da un sacco di tempo che aveva in mente di
fare una cosa del genere, e la vuole fare per bene: mettere insieme la finzione, con tanto di foto, prove e
periodo di scomparsa, tutto congegnato in modo tale che nessuno vicino a lui possa rovinare tutto, e
vuole andare avanti cos per mesi, con il funerale, i necrologi, i commenti degli altri attori, tutto quanto
fino alla fine, per poi ricomparire all'improvviso, vivo e trionfante!
Questa  la volta che facciamo il botto. Mentre sono al telefono guardo dalla finestra in direzione del
centro, verso il parco e il San Francisco Moma, a forma di gigantesco umidificatore, con uno scorcio
del fiume e delle colline. Quasi non riesco a respirare dall'emozione.
Sar una figata! dico.
Certo, certo concorda lui. Che tempi avete?
E alla fine salta fuori che non lo pu fare. Non riesce a capire perch non possiamo rimandare n
attendere il prossimo numero... Non si rende conto che non possiamo fare aspettare i nostri sei
inserzionisti e nemmeno le nostre centinaia di abbonati. Rimaniamo intesi che se i nostri impegni
dovessero cambiare ci sentiremo.
Lo sai chi resta dico.
No, lui no dice Moodie.
 la nostra unica speranza.
Non se ne parla nemmeno.
Non abbiamo scelta.
Occazzo.
Andr benone.
Ma vaffanculo. E va bene.
Deciso. Adam Rich.
Nicholas della Famiglia Bradford.
Pi o meno lo conosciamo gi, perch uno dei nostri collaboratori, Tanya Pampalone, era sua
compagna al liceo, e da allora sono rimasti in contatto. Dall'ingresso di Tanya alla rivista, ci  capitato
un paio di volte di lavorare con lui. La prima volta gli avevamo fatto una breve intervista in cui lui aveva
parlato a Tanya delle sue scarpe e di un ombrello che aveva acquistato di recente. Eccone un
frammento:
TANYA: Quante paia di scarpe possiedi?
ADAM RICH: Dieci, direi, s, dieci. E ho un ombrello. L'ho appena comprato. Quando ho comprato
questo ombrello ha smesso di piovere, e allora ho pensato che  meglio se compro un ombrello cos smette di
piovere e l'ombrello mi rimane per la prossima volta. Ma poi, da quando ho comprato questo ombrello, ha
continuato a piovere e a piovere.
TANYA: Credi che sia perch sei in grado di predire il futuro?
ADAM RICH: No, probabilmente  perch ho comprato l'ombrello.
Chiamiamo Adam al suo appartamento di Los Angeles e gli spieghiamo l'idea. Ci ascolta. Gli
spieghiamo che si tratta di una complessa forma di parodia messa in piedi con degli intenti elevati, ossia
la satira del morboso interesse dei media nei confronti della morte delle celebrit, la ridicolizzazione dei
loro necrologi; gli diciamo che questa storia andr su tutti i giornali, e che a parte il senso di
gratificazione interiore per aver dato un esempio formativo a un'America disperatamente bisognosa di
esempi, tutti poi guarderanno a lui come un tipo assolutamente all'avanguardia, anche solo per il fatto di
essersi associato a noi.
Sarai coinvolto in ogni fase del progetto, lo rassicuriamo. Avrai diritto di piena approvazione su ogni
aspetto. Sar un'impresa favolosa dico, credendoci davvero. Dentro di me ho la ferma convinzione
che, se non fa cazzate, questa faccenda potrebbe significare non solo il nostro successo, una buona
volta, ma anche il sicuro revival della carriera di Adam Rich.
Me lo immagino seduto nel suo piccolo e squallido appartamentino di Hollywood, circondato dai
suoi Junior Emmy, le mani sul Nintendo e il frigo pieno di yogurt e gelati col biscotto, che passa le
giornate a innaffiare i fiori e guardare la tv satellitare.
Dice di s.
Sar una cosa fantastica dico a Toph.
Ha detto di s?
S, s, assolutamente. Alza un po' il mento. Siamo in bagno. Lui  seduto sulla tazza del gabinetto e
io gli taglio i capelli.
E spiegami di nuovo quale sarebbe il senso di tutta questa cosa.
Ti ho detto di alzare il mento.
Va bene. Allora...
Il punto  che vogliamo prendere in giro i santini delle celebrit pubblicati sulle riviste e...
Cos' un santino?
Un omaggio, sai, come quando una star muore e tutti all'inizio si appassionano alla cosa, ci sono dei
funerali pazzeschi, la gente piange anche se lo ha visto solo alla tv e di lui conosce solo qualche parte
nei film e un paio di battute di copione...
Ah. E la gente la berr?
Ma certo. La gente  scema.
Gli giro la testa verso lo specchio, gli pettino per bene i capelli e confronto il lato sinistro con il
destro. Ancora un volta, un capolavoro. Toph ha tuttora un'irresistibile aria da tenerone prepubere, con
quel nasino all'ins e la frangetta, anche se i suoi capelli cominciano a scurirsi e a ispessirsi e ormai sono
ricci come i miei. Non mi piace guardarmi accanto a lui, perch nel confronto io mi sento un mostro.
La mia barba ha un'aria grottesca, ridicola. Le basette sono diverse dai capelli, e sono cos rade che
invece che barba sembrano peli delle gambe. Peggio ancora il pizzetto che sto cercando di farmi
crescere e che si sta rivelando un vero fallimento perch non riesco a farmi crescere la peluria agli angoli
della bocca, e il risultato  un'aria di perenne work in progress e una faccia ridicola da quattordicenne. Ho
una brutta pelle, sono gonfio, ho rughe d'espressione profondissime, ho gli occhi troppo vicini e troppo
piccoli, sottili, cattivi. Il mio naso  informe, troppo grande. Vicino al suo faccino da dodicenne, liscio,
proporzionato, morbido, armonioso, il mio viso sembra distorto come se fosse stato manipolato
digitalmente e la pelle mi fosse stata tirata dalla parte sbagliata, facendo in modo che tutti gli elementi
appaiano deformi, esasperati, grotteschi.
C' gente che si arrabbier, quando lo scopre dice.
Be', lo speriamo. Sono proprio quelli che speriamo di fare arrabbiare. Chiunque si interessi e possa
sentirsi commosso alla notizia della morte di una persona che ha visto solo alla tv merita di essere preso
in giro. Voglio dire, che cosa gliene frega? Perch mai un cazzone qualsiasi da serie televisiva dovrebbe
essere compianto da milioni di persone e mille altri no? Quando la persona media, che vive una vita
felice e a suo modo anche eroica, attira al massimo venti o trenta persone al suo funerale, voglio dire...
non  giusto, anzi  abominevole, no?
Aha. Se vuoi sapere come la penso,  da tarati.
 esattamente quello che pensiamo noi.
No, quello che intendo dire io  che  da tarati quello che state facendo. State usando Adam Rich
per esprimere le vostre argomentazioni...
Ma certo.
E l'argomentazione che pi vi preme esprimere  che voi potreste essere delle celebrit proprio
come lui. Tu pensi di lui che  una testa vuota, un mezzo scemo, e la sua stupidit nasce principalmente
dal fatto che lui  una celebrit e voi no, che a nove anni lui se ne andava in giro con Brooke Shields,
che milioni di persone conoscevano il suo nome e altre centinaia di milioni il suo volto, mentre nessuno
conosce il vostro.
Toph, guarda che stai uscendo di nuovo dal tuo personaggio.
Voglio dire, voialtri non riuscite a sopportare il fatto che questa persona tutt'altro che brillante,
questo Adam Rich, che voi giudicate intelligente neppure la met di voi, che non ha fatto l'universit,
non ha mai scritto i testi dell'annuario scolastico e non ha diretto la galleria d'arte della scuola, che non
ha letto i libri che avete letto voi, abbia comunque le palle di essere un nome (o di esserlo stato) che ha
fatto il giro del mondo - e perch no, grazie alla parte avuta in una stupida serie tv, cosa che voi trovate
banale. Ed  per questo che vi fate gioco di lui, prima con l'intervista sull'ombrello e adesso con questa
cosiddetta benintenzionata presa in giro. Voglio dire, cosa ci potrebbe essere di pi violentemente ed
evidentemente simbolico di voi che fate a pezzi uno di voi, un bambino della tv ucciso da voi che quella
tv guardavate, vittima della vostra mentalit predatoria? E oltretutto osate dire che lui  consapevole
dell'operazione, quando invece non ha la minima idea della portata della faccenda, delle potenziali
conseguenze del vostro giochino. E tanto meno lo  delle vostre motivazioni, della cattiveria che ribolle
appena sotto la superficie, del desiderio di umiliarlo, di ridurlo al vostro livello, anzi, al di sotto - voglio
dire, pu anche solo immaginarsi che razza di battute fate su di lui in ufficio? Riesce anche solo
lontanamente a concepire la malizia di tutto ci?  una cosa disgustosa. Voglio dire, che cos' questa
roba? Che cosa significa? Da dove viene tutta questa rabbia?
Non  rabbia.
Certo che lo . Queste persone hanno gi ottenuto, qualunque et abbiano, un grado di celebrit
che voi teste di cazzo non potrete mai raggiungere, e dentro di voi sentite che, dato che in fondo dopo
questa non c' un'altra vita, la fama probabilmente  l'unico Dio. Tutti voi lo sapete e ci credete, anche
se non l'ammettete. Da bambini lo guardavate in tv, gi in taverna, a gambe incrociate sul divano, e
pensavate che dove era lui avreste dovuto esserci voi, e che le sue battute vi appartenevano, e che il suo
posto nella serie Battle of the Network Stars era il vostro posto, e che nella scena della corsa a ostacoli voi
avreste vinto di sicuro! E adesso, adesso che lui non  pi quella celebrit alla conquista del mondo,
adesso sentite di avere del potere su di lui, di avere la possibilit di metterlo in imbarazzo, di colmare la
terribile discrepanza che voi sentite nei confronti di coloro che proiettano il loro carisma in maniera
diretta e non attraverso una qualche rivista furbetta. Tu e tutti quelli come te, con le vostre "Domanda e
Risposta" e le vostre rubriche e i vostri siti Internet, tutti voi in realt non volete altro che diventare
famosi, volete diventare rock-star, ma siete incastrati in questo dilemma terribile, perch al tempo stesso
esigete che si pensi di voi che siete intelligenti, che avete un ruolo legittimo e durevole. E cos fate le
vostre cosette, venite elevati dalla vostra piccola cerchia, mentre in cuor vostro pensate a Winona Ryder,
Ethan Hawke o persino a Sari Locker...
Ricordi il numero in cui tutti sono andati a Los Angeles o a New York a intervistare persone
famose da prendere in giro? C'era la ragazza del Padre della sposa, e il tipo di Baywatch, quello australiano,
e naturalmente le gemelle della pubblicit delle caramelle Doublemint. E ovviamente dovevate farli
sembrare tutti degli imbecilli, anche se con loro in realt eravate stati gentili, gli avevate sorriso e
sembravate rispettarli. Stessa storia con Elle Macpherson, con la Natalie di Un adulterio difficile, e anche la
povera Sari Locker, la sessuologa.
Quella era una cosa diversa.
Vero. Tu ricevi una chiamata dal suo ufficio stampa, perch voialtri siete in una lista di riviste da
generazione X, e anche se tu non avresti mai e poi mai avuto alcun interesse nell'autrice ventiquattrenne
di Sesso sfrenato negli anni Novanta...
Era Sesso sfrenato in The Real World.
Va bene, quello che era. E allora, certo, facciamo un'intervista, hai detto, ridacchiando tra te e te.
Non vedevi l'ora di riagganciare e dirlo a tutti, tanto desideravi farla a pezzettini. Vai a New York e
uscite a cena. Tutto va bene e bevete qualcosa. Durante la cena e dopo - il tutto dura quanto, tre,
quattro ore? - lei  certo un po' insistente e piena di s, ma d'altra parte si dimostra una persona
generosa, cosa che non ti eri aspettata, e vuole sapere tutto di me - e questo ti ha proprio spiazzato - e
dei nostri genitori, e dice un sacco di cose carine, e per tutto il tempo che lei  l, gentile e premurosa ad
ascoltarti, tu ti dibatti nel tuo dramma. Registrare tutto quello che dice e usarlo in seguito contro di lei -
dato che aveva la temerariet di essere pi o meno famosa e attraente (oltre ad avere anche un master
preso alla University of Pennsylvania) - oppure, e a quel punto quasi ti premeva di pi, cercare di farti
invitare a casa sua?
Ce l'avevo quasi fatta.
Ma certo, avete preso un tass insieme, l'hai guardata scendere, e non sei riuscito a decidere se fosse
opportuno farti avanti, ma poi l'hai lasciata andare, pensando tra te e te, ecco che si dilegua la mia
opportunit di farmi la sessuologa.
Ce l'avevo quasi fatta.
E con tutto ci, comunque torni e scrivi il tuo pezzo rognoso su di lei.
Non si  offesa.
Forse ha la pelle dura. Forse non l'ha letto. Ma non ci vedi una specie di cannibalismo? Agguanti le
persone come se fossero giocattoli che prendi da una scatola, vesti e poi fai a pezzi, staccandogli la testa
e buttandoli via quando...
Buffo che nomini Sari, perch in effetti sta venendo a San Francisco.
Oh Cristo. Non dirmi che vi vedrete.
Certo che s, mio giovane Toph, certo che s.
Io proprio non ti capisco.
N dovresti. Sono di gran lunga troppo complesso per il tuo tenero cervellino. Abbassa la testa.
Devo ripulirti il collo.
Gli spazzolo via dal collo i capelli tagliati con un asciugamano.
Toph, ci sono talmente tante cose che devi imparare ancora.
Certo, certo.
Tu sfammi vicino e non te ne pentirai.
Non temere.
E invece temo.
...
Sei perfetto.
Me li hai tagliati troppo corti. Fanno schifo.
No, no, sono perfetti, invece.
Forse  stato proprio allora che ha chiamato Marny. Ma forse era il giorno prima, o quello dopo, o la
settimana successiva. Io sono a casa e Toph  sul divano a soffrire sul Suo compito di matematica. Lo
stereo  acceso, un altoparlante  come al solito rivolto contro una parete per contrastare il muro di
suono televisivo del gioved proveniente dalla casa del vicino. Il telefono squilla.
Shalini. Un incidente.
Cosa? In macchina?
No, no. Sai quel terrazzo crollato su a Pacific Heights?
Oh, no.
Adesso  in coma. Ha fatto quattro piani e ha sbattuto la testa. Non sanno se ce la far.
Andiamo subito. O forse no, aspettiamo fino al mattino, non ricordo. Ma no, deve essere stato
subito, siamo andati immediatamente. Se non sbaglio  durante il giorno, e lascio Toph da solo a casa.
O forse invece chiudo...
Ah no, ecco com' la faccenda.
 mezzanotte. Toph  a letto. Carla mi telefona da L.A., dato che lei e Mark si sono trasferiti a L. A.
La madre di Shalini li ha chiamati e Carla ha chiamato me subito dopo. Esco. Shalini potrebbe essere gi
morta.
Mentre volo gi per le scale so che ovviamente qualcuno ne approfitter per fare del male a Toph.
Lo so ogni volta che lascio Toph da solo, cosa che ormai faccio pi spesso e senza baby-sitter, dato che
Toph ha tredici anni. Nel momento in cui chiudo a chiave la porta, e anche il portone  chiuso, e la
porta sul retro che porta alla lavanderia nel seminterrato  anch'essa sprangata, va tutto bene, ma poi mi
ricordo che la serratura di quest'ultima porta  sgangherata e inutile, ed  sicuramente da l che far il
suo ingresso l'uomo malvagio. Gli arriver alle spalle, perch  da un pezzo che sorveglia la casa e
aspetta che io me ne vada, e sa che star via per un po' perch ha ascoltato la mia telefonata, e da un
pezzo mi osserva con un binocolo o un telescopio. E dopo che me ne sono andato arriver, con le sue
funi e la sua cera -  amico di Scott, lo scozzese, ovviamente! - e costringer Toph a fargli delle cose,
perch sapr che io sono fuori a cercare Shalini che  in coma perch e caduta da un palazzo.
Passo a prendere Marny. Moodie si fa trovare all'ospedale.
La famiglia di Shalini  tutta l, ci sono i genitori, le sorelle, una dozzina di cugini, zii, zie, alcune in
sari altre no, amici. I corridoi, squallidamente illuminati, sono pieni di persone a piccoli crocchi, sedute
per terra o che camminano su e gi per la sala d'attesa piena come un uovo. Una delle ragazze presenti
era alla festa. Veniamo a sapere altri dettagli.  successo a Pacific Heights. Shalini era andata con
un'amica. Erano state per un po' all'interno, dopo di che erano uscite sul terrazzo posteriore. Con loro
c'erano forse un'altra ventina di persone. A un certo punto i sostegni hanno ceduto e sono tutti
precipitati nel vuoto. L'amica con cui Shalini era uscita sul terrazzo  morta. Un'altra dozzina di persone
 stata portata all'ospedale, qualcuno se l' cavata con poco ed  uscito subito, qualcuno  stato
ricoverato. Shal  tra quelli nelle condizioni peggiori. Secondo tutti quanti  un vero miracolo che sia
ancora viva.  caduta di testa. Ci sediamo sul pavimento del corridoio, quindi ci rialziamo, camminiamo,
chiacchieriamo a bassa voce. La stanno operando. O forse no, l'hanno gi operata. Chiss quante
operazioni avranno gi fatto, venti, magari trenta o cento. A un certo punto, forse il giorno dopo, ci
viene detto che possiamo entrare nell'area riservata in cui tengono Shalini. All'ingresso della corsia c'
un citofono, ci parliamo dentro e un'infermiera ci viene ad aprire. Passiamo parecchie camere e alla fine
eccola l.
Ha il volto tumefatto, gli occhi chiusi, infiammati, enormi, rossi e viola e blu e poi ancora rossi e
viola e gialli e marroni e verdi, le orbite nerastre.  attaccata a un respiratore. Ci avevano detto della
cuffietta, e infatti sulla testa ha una cuffietta all'uncinetto perch l'hanno rapata e poi le hanno tolto un
pezzo di calotta cranica per alleviare il gonfiore del cervello. Ha le gambe tenute distese da tutori e
avvolte in strane calze piene di un gel azzurro e morbido, come quello che c' dentro le maschere che si
mettono per riposare gli occhi durante la notte...
Cristo, non le hanno nemmeno lavato il sangue di dosso, voglio dire, non so, almeno quella roba
intorno all'occhio...
Le braccia sono perfette. Lisce e abbronzate, senza un graffio n un livido.
Non c' nessun altro nella camera. Io, Marny e Moodie non sappiamo che fare, non sappiamo se ci 
permesso di toccarla, di parlarle, o se dobbiamo solo starcene l in piedi, o se invece dobbiamo
salutarla, pregare, oppure girare i tacchi e andarcene. Ma si parla ai comatosi, giusto? Possono sentire,
no? Un po' come i feti.
Ci sistemiamo dall'altra parte della stanza con una mano sulla bocca, sussurrando tra di noi, fino a
che arriva una donna indiana, un'amica forse, o una cugina. Entra, e senza nemmeno degnarci di
un'occhiata va diretta al lavandino, si lava le mani, se le asciuga e poi si siede accanto a Shalini e le
stringe le mani, cominciando a parlarle.
Shalini, cara, ciao...
Ci sono gi fiori dappertutto.
Dopo un po' arriva anche la madre di Shal. Ci dice che dobbiamo lavarci le mani, cosa che facciamo,
quindi ci dirigiamo verso il letto e le tocchiamo anche noi quelle braccia cos intatte, cos calde.
Dopo qualche minuto veniamo accompagnati fuori. In corridoio c' Zev. Gli diciamo quello che
sappiamo. Saltella nervosissimo da un piede all'altro, annuendo continuamente, gli occhi sbarrati.
Aspettiamo.
I giorni passano. Le speranze di vita sono scarse, poi aumentano, quindi decrescono, poi migliorano,
e alla fine i dottori si dicono fiduciosi che perlomeno la sua situazione, per quanto il coma perduri, sia
stabile. Nessuno sa per certo se ne uscir. La caduta  stata terribile. Era in piedi sul terrazzo e...
nessuno di noi conosceva l'altra ragazza, ma tutti abbiamo la sensazione di esserci stati, di essere stati
anche noi su quel terrazzo... Arriva altra gente. Carla e Mark arrivano da Los Angeles, anche i parenti di
Shalini fanno la loro apparizione, a dozzine. La sala d'attesa  sempre gremita. Incontriamo i suoi amici,
le zie e gli zii, uomini in completo e donne dai capelli grigi, avvolte nei sari. Mangiamo qualcosa nel
caff dell'ospedale. Quando usciamo fuori c' tanta luce, tutto  del solito blu mare inondato di sole.
Andiamo al lavoro, quindi facciamo ritorno da Shalini, mangiamo, dormiamo e Shalini dorme sempre.
A volte portiamo qualcosa da mangiare, a volte ci sentiamo bene accolti e a volte no. Di solito gli occhi
della mamma di Shalini sono pieni di lacrime, ma di tanto in tanto vediamo che tiene duro, le braccia
incrociate, la schiena eretta, e fa domande ai dottori. Lei stessa  un dottore, e ha messo insieme un
gruppo di medici d'eccezione per la figlia. Facciamo la conoscenza dei compagni di universit di Shalini,
dei compagni del liceo, dei suoi cugini. Stiamo andando a comprare qualcosa, serve niente? Non si pu entrare,
oggi, ci sono i dottori. Forse domani. Non importa, rimaniamo. Ma perch? Dobbiamo. Conosco le veglie
e le attese, ho parlato anch'io con i dottori, anch'io ho tenuto mani strette e ho imparato orari di visita ai
pazienti. Conosco le regole: siamo qui per restare. E non si fanno domande ai genitori. Se ci occorre
sapere qualcosa, la si deve chiedere a un cugino o un amico. Non si sorride, non si ride, a meno che non
sia la famiglia a farlo. Ci si veste bene. Si arriva puntuali se si sa di essere attesi. Non si saltano orari di
visita ma non si rimane troppo a lungo, facendo aspettare il compagno di college o lo zio arrivato
apposta dall'India. E, cosa della massima importanza, anche noi dobbiamo soffrire. Tutti coloro che
circondano il malato devono fare quello che possono in termini di sacrificio e sofferenza, di
malnutrizione e veglia, per soffrire insieme a chi soffre ed essere vicini nella sofferenza. Lasciare il
capezzale, lasciare l'ospedale, significa indebolire le energie che curano, significa affievolire gli sforzi tesi
alla guarigione. Finch il malato  malato, se si pu essere con lui si dovrebbe continuare a farlo. Io
queste cose le so. Gesti di autosacrificio, anche bizzarri, si impongono. In giorni in cui non potresti
davvero fare visita, devi andare. Quando una sera torni a casa e Toph ti dice: Allora, che ne dici, ti va
stasera di giocare a essere un genitore?, prendendoti in giro per il fatto che da settimane non si mangia
altro che robaccia da fast food e ogni sera dopo cena ti addormenti sul divano, devi inspirare
profondamente e pensare che va tutto bene, che questo genere di cose, questo sacrificarsi e questo
soffrire, sono essenziali, e che lui non pu capire, per ora, ma un giorno capir. E anche dopo che hai
fatto visita a Shalini, e hai visto le sue ferite guarire e hai tenuto stretta la sua piccola mano tiepida, devi
stare nel corridoio e parlare a chiunque abbia voglia di farlo (non ci  chiaro se la mamma di Shalini ci
parla perch lo desidera o perch si sente obbligata a farlo, ma decidiamo che  per la prima ragione, per
cui rimaniamo anche per delle ore). Un giorno porto un orsacchiotto in regalo a Shalini, il minuscolo
orsetto di mohair che tengo nel cruscotto della mia auto da anni, da quando  morta mia madre, perch
mi pare che in quell'orsetto ci sia qualcosa di lei, e guardo nei minuscoli occhi di questo piccolo e
vecchio orsacchiotto arancione dalle piccole membra snodate e dalla pelliccia lisa e strappata, e c'
davvero qualcosa di mia madre in quell'orso, ed  l'unico oggetto che in qualche maniera mi ricorda di
lei, e in un modo talmente intenso e incomprensibile che dopo un po' non riesco pi a guardare quei
minuscoli occhi neri, perch quando li guardo mi viene in mente la vocetta buffa che mia madre faceva
quando lo prendeva in mano, io avr avuto quattro, cinque o sei anni, quando giocavamo con quell'orso
nella casetta che lei stessa aveva costruito decorandola di minuscola mobilia fatta apposta per gli orsi, e
quando prendeva uno di questi orsetti se lo metteva davanti alla bocca e con una voce acuta e un po'
roca diceva: Ciao!, e poi: Ti devo dire un segreto diceva, mettendo l'orsetto vicino al mio orecchio,
facendomi immaginare che l'orso avesse da raccontarmi chiss quali segreti, e - mentre la lana mi
solleticava l'orecchio facendomi ridere - rimanevo attonito, rapito. Mi piaceva da impazzire, quel gioco.
Cos un giorno mi decido e prendo l'orso dal cruscotto, spostandolo da l per la prima volta in tre anni,
e lo porto all'ospedale, la sua lana ruvida come carta vetrata nella mano, e andr da Shalini che sta
dormendo con il suo berretto di lana, mentre sulle pareti adesso ci sono tutte quelle foto di lei felice
con la madre, la sorella, e i suoi occhi non sono pi cos gonfi, e non ha pi le bende, e la pelle si sta
distendendo intorno alle ferite, rigenerandosi, e io sar l da solo e le sistemer l'orsetto tra il braccio e
il corpo e far due passi indietro per guardare l'orsetto piazzato l, alto non pi di una quindicina di
centimetri, i suoi minuscoli occhi neri che mi guardano, e mi sentir buono e fiero, mi sforzer di
credere di avere fatto un gesto che serve a qualcosa e che l'orso  un orso magico, e risolver la
situazione riportando Shalini qui con noi.
Un giorno John, che non conosce Shalini, chiama per esprimere la sua solidariet.
L'ho letto sul giornale.
Gi.
Lo inchioderanno di brutto, il padrone di casa. Aveva sul groppone gi un centinaio di reati.
Eh, s.
C' nulla che possa fare?
No, non credo.
Pausa.
Oggi ho di nuovo sputato sangue e allora...
Adam Rich non vuole che la sua morte sia un suicidio. Dice che non si adatta al suo personaggio.
Preferisce un omicidio.
Optiamo per la morte per mano di una comparsa disoccupata nel parcheggio dell'Asp Club, un
locale esclusivo di Los Angeles. L'idea gli piace, sia per la morte violenta, sia per il fatto che avvenga in
una location che render a tutti chiaro il fatto che il nostro uomo, persino poche ore prima della sua
morte improvvisa e sanguinosa, sapeva come ci si diverte. Nel ricostruire la sua vita, glisseremo sul suo
passato di tossicodipendenza, a cui faremo solo un vago accenno. Decidiamo di dire che era
dipendente, anzich dalle droghe, dalla vitamina C, perch, quando stava recitando in Code Red con
Lorne Green, era ossessionato dai rischi del fuoco e aveva saputo che gli integratori vitaminici potevano
abbassare la combustibilit della pelle umana. Parleremo anche della sua passione per il motocross e la
pittura, e riveleremo al mondo che Nicholas della Famiglia Bradford era ben pi che un attore, che in
realt era uno degli autori emergenti di Hollywood, dato che al momento della sua tragica scomparsa
stava lavorando a un progetto cinematografico innovativo, destinato a un immenso successo e che
avrebbe incorporato procedure multimediali e interattivit. Un progetto misterioso e da pi parti atteso
con trepidazione, noto nell'ambiente con il titolo di The Squatter Project. Ci sembra che l'idea della morte
prematura del genio gli piaccia parecchio.
La storia comincia cos:
Si dice che volando troppo vicini al sole si pu cadere. Adam Rich, attore, idolo, iconoclasta, ha volato in
alto e ha volato in fretta, ma il 22 di marzo si  trovato improvvisamente troppo vicino al sole. Gli amici, i suo
cari e una nazione intera piangono...
Toph  sul divano, chino sul suo libro di storia. Io cammino su e gi schioccando le dita.
Per favore, piantala dice.
No.
Sono schizzatissimo. Grande serata. Sari  in citt. Toph deve andare a una festa di bar mitzvah e poi...
Sari. Bene. Benebenebenebene. Ceniamo in fretta e poi Toph si deve cambiare.
Perch mi devo cambiare?
Perch si tratta di un evento religioso, no? Dov' che dobbiamo andare?
Non lo so.
Ti avranno pur dato un invito o qualcosa del genere.
Si, ma...
Bene, e dov'?
Non ce l'hai tu?
Io? E perch dovrei averlo io?
Io non l'ho mai visto.
Eddai, Cristo.
Chiama un compagno di classe per farsi spiegare la strada e ovviamente siamo in ritardo e lui esce
dalla sua stanza con addosso proprio i pantaloni che temevo che si sarebbe messo, quelli con la macchia
d'inchiostro sulla tasca.
Non hai un paio di pantaloni puliti?
Li avrei se una certa persona facesse il bucato, di tanto in tanto. Cosa? Cosa? Questi non sono mai
stati nella roba da lavare, pezzo d'asino. Devi mettere le cose sporche nella roba da lavare, piccolo... E
perch devo mettercele se poi tanto non le uso?
Ma per occasioni come queste, imbecille.
Lo porto a Union Square fino a quell'albergo dove l'attore Fatty Arbuckle fece tanti anni fa non mi
ricordo cosa, e quando esce dall'auto sono felice di vederlo allontanarsi, quella piccola testa di cazzo.
Torno in ufficio dove Moodie, Paula e Zev stanno lavorando agli ultimi dettagli dell'ultima intervista ad
Adam Rich, che ovviamente affermeremo di avere avuto in esclusiva.
D: Chi ammiri, attualmente?
R: Spencer Tracy, James Cagney e Babe Ruth, specialmente Babe.  il tipo d'uomo che tutti - avversari,
donne, alcol - hanno tentato di distruggere, ma lui ha continuato ad andare diritto per la sua strada.
D: Questo significa che giochi a baseball ogni mattina?
R: No.
D: Ah. A ogni modo sembra un atteggiamento davvero sano, il tuo, voglio dire che sembri accettare di
buon grado gli inevitabili alti e bassi della carriera hollywoodiana.
R:  questione di prospettiva. Recentemente la carriera di attore per me  stata frustrante. La cosa pi
importante che ho imparato  che il passato pu essere di ostacolo al futuro.
D: Come a dire che le opportunit sicuramente esistono?
R: S, ma non intendo dare enfasi al mio passato per fare soldi.
Abbiamo solo una settimana per chiudere il numero, senza contare poi il lavoro per il Chronicle,
un'intera campagna per i due editorialisti, da consegnare per l'indomani:
GLI SCHIZZI DI HERB. LEGGETE HERB CAEN
JON CARROLL LE CANTA A TUTTI
Come al solito ce la caviamo alla grande. Devo andare a prendere Toph, riportarlo a casa, quindi
tornare a Union Square all'albergo di Sari. Rallento di fronte all'albergo di Fatty Arbuckle, sperando di
beccare Toph gi ad attendermi sui gradini. Non c'.
Faccio il giro dell'isolato e scendo di nuovo gi per Polk Street. Toph ancora non c' e dietro di me
c' uno di quei tram del cazzo pieni di turisti che si spenzolano fuori - yeeeeeee! - quindi faccio
nuovamente il giro, e quando torno per la terza volta su quella cazzo di Union Square con tutti quei
cazzo di turisti...
Fanculo, alla fine metto la macchina nel parcheggio sotterraneo, e poi corro dentro l'albergo in
calzoncini. Sono gi quasi in ritardo per l'appuntamento con Sari. Mi star gi aspettando. Stasera deve
ripartire, oggi aveva un convegno e deve assolutamente partire, ma ora che prendo Toph e lo lascio a
casa lei sar gi andata via...
Ma cazzo. Vedo dei ragazzini con i genitori ma Toph non c'. Non  nell'atrio come altri bambini
che evidentemente stanno aspettando i genitori e non  sui gradini come farebbe qualsiasi bambino
normale; non  all'ingresso e nemmeno vicino agli ascensori. Quando chiedo di lui una ragazza
flessuosa alla reception mi dice che no, non l'ha visto, ma che di sopra ci sono ancora dei ragazzi, per
cui forse vale la pena che dia un'occhiata. Prendo l'ascensore tutto cromature e specchi, invaso da una
sgargiante moquettatura rossa, e poi mi accorgo della vista, perch  un ascensore esterno - per, forte!
- e la stanza della festa  tutta in vetro, il pavimento tristemente cosparso di palloncini colorati, e c' un
DJ che sta rimettendo a posto le sue cose. Ci sono due ragazzini ben vestiti, uno ha persino le bretelle.
Ma Toph non c'. Riprendo l'ascensore con uno di loro, a cui chiedo se sa dove si trovi Toph, ma non
ne sa nulla.
Scendo i gradini e torno in strada, di nuovo su Union Square, un altro di quei ridicoli tram, turisti
dappertutto, nessuna traccia di Toph.
Sari a quest'ora se ne sar andata. La mia chance con la sessuologa sfumata per colpa di questo
sconsiderato piccolo...
Vado a un telefono per cercare di capire se per caso ha chiamato. Niente. Torno all'albergo, perlustro
l'atrio, riprendo l'ascensore, proprio un bel panorama, ispeziono di nuovo la sala della festa, che a quel
punto  semivuota. Ci sono solo alcuni genitori che mi guardano incuriositi mentre io guardo loro
disperato, ma non posso parlare con loro perch io non sono come loro e non so cosa dire, e se parlo
non faranno che vedere confermato quello che gi si aspettavano, e rafforzeranno i loro timori e la loro
compassione per il povero Toph. Ridiscendo al pianoterra e nello specchio dell'ascensore sembro un
pazzo. Forse  morto.  chiaro che  stato rapito,  stato rapito come quella ragazzina, Polly Klaas, e
adesso qualcuno lo sta molestando prima di farlo a pezzi. Oppure lo sta portando in un altro stato. Ma
no, non  possibile. Ma s che lo .  probabile, molto probabile!
Sari non aspetter. Oh, essere capace almeno una volta di condurre a termine una cosa, di fare
qualcosa di semplice e ordinario come scopare con l'autrice di un manuale di sessuologia, una cosa
semplice semplice, cristodiddio, possibile che non riesca mai ad avere una cosa...
Un momento. Ho trovato. Ha accettato un passaggio da un amico. Certo, un passaggio, il piccolo
testa di cazzo ha accettato un passaggio senza dirmelo, si  fatto portare a casa da qualcun altro. Se lo
trovo a casa io...
No, no,  ancora qui. Ne sono sicuro. Guardo ai telefoni, al ristorante, al bar. Magari al bar? Ma che
cosa guardi al bar, coglione? Pensa, pensa! Poi ancora in ascensore, certo che questa vista  davvero
pazzesca, e come va liscio questo ascensore, e poi ancora nella sala della festa in cui ormai non c' pi
nessuno. Ancora gi, ancora fuori, ancora fino al parco dall'altra parte della strada. Poi intorno
all'isolato, e ormai basta,  andato, morto stecchito chiss dove, rapito, chiaro, stessa et di Polly Klaas,
del resto, no? Oddio. E io diventer come Marc Klaas. Presenter progetti di legge, la cosiddetta Legge
Toph, e dar vita a una fondazione e...
Poi torno nell'atrio e improvvisamente lo vedo, accanto alla porta, la camicia fuori dei pantaloni, i
capelli arruffati, intento a guardare fuori dalle spesse vetrate dell'albergo, in punta di piedi.
Lo afferro e non dico nulla fino a che arriviamo in auto e dentro all'abitacolo, con i finestrini alzati,
dopo che mi ha presentato le sue scuse con tanto di spiegazione sul fatto che non era sicuro su quale
fosse la porta a cui l'avrei aspettato, cio l'altra porta, cio una porta che  diversa da quella davanti alla quale
l'ho lasciato, e dopo averlo pazientemente ascoltato, interessante... interessante... senza nemmeno una
parolaccia, cercando di non alzare la voce, dato che io non voglio farlo, perch non  cos che
risolviamo le cose, noi, niente urla, niente parolacce, verboten, niente rabbia, niente scoppi d'ira, niente
minacce di fare questo o quello, di menarlo qui o l, io con voce calma e suadente, come se stessi
leggendo Chaucer all'universit degli anziani, gli illustro il mio modo di vedere le cose:
Cristo santissimo, Toph!!! Non ha alcun cazzo di senso! L'altra porta? Perch l'altra porta? Mi stai
prendendo per il culo? Cristo! Cristo! Cristo! Questo genere di cazzate non deve accadere, Toph. Mi
spiace, amico mio. Non possono accadere e basta. Fammi il piacere, Toph, fammi il santo piacere,
questo genere di cose  ridicolo, (alzando con sua e ancor pi mia sorpresa la voce) cazzo, assolutamente
ridicolo! Queste stronzate non possono accadere, non c' spazio per stronzate del genere! (Picchiando le
mani sul volante.) Cristo! Cristo! Cristo! Non posso guidare all'infinito per la citt a cercarti,
chiedendomi se devo chiamare la polizia, chiedendomi in che cassonetto ti ritroveranno, violentato e
fatto a pezzi e... Cristo! Cristodiddio, Toph, ti avevo gi tolto dalla lista, avevo girato attorno a quel
cazzo di albergo almeno dieci volte, ti vedevo gi fatto in mille pezzi e mi immaginavo quel tipo,
l'assassino di Polly Klaas che al processo mi faceva segno "sei fottuto" e tutto il resto. Cazzo, Toph! In
queste cose (colpi ripetuti sul volante) non ci deve semplicemente essere margine di errore! (Colpi sul
volante a ritmare le sillabe.) Nes-sun mar-gi-ne d'er-ro-re! Ascoltami bene, perch lo sai benissimo come
lo so io e lo sappiamo tutti, che per noi l'unico modo per cavarsela  avere un minimo di efficienza.
Doppiamo sempre pensare bene a quello che stiamo facendo, dobbiamo sempre avere i piedi per terra!
Noi due dobbiamo essere in sintonia, dobbiamo saper prevedere, riflettere, dobbiamo essere all'erta! Le
cose devono essere tenute strette in pugno cos, Toph, strette cos! Non esiste eccezione a riguardo!
Tutto stretto cos, fratello, tutto al suo posto, cos (stringendo prima una mano a pugno e poi come per
testare un nodo).
Hai appena superato la nostra via.
Lo lascio da Beth, osservandolo mentre entra nell'atrio rosso di casa sua, faccio un cenno a Beth in
risposta al suo saluto, osservo la porta chiudersi e loro due che salgono le scale, ben sapendo che lui le
dir tutto.
Ma adesso non posso preoccuparmene.
Non mentre c' Sari in citt.
Non so esattamente cosa Sari voglia da me. Magari vuole vendicarsi. Potrebbe volermi restituire la
carognata di avere sbeffeggiato il suo libro, facendomi salire nella sua camera d'albergo e facendomela
trovare vuota. Oppure quando entro mi getter addosso qualcosa. Che ne so, una torta di panna
montata. Del catrame. Tutta questa storia di vedersi forse  un trucco. Una trappola. E me lo meriterei
pure.
Io merito di tutto, e nessun attacco mi coglierebbe di sorpresa. Ma vale la pena rischiare. Andare con
una sessuologa! Sapr tutto dalla A alla Z, un sacco di trucchetti, idee, roba esplosiva, sar capace di
tirarmi fuori cose che mai in vita mia...
La chiamo dall'atrio dell'albergo.
Stavo per andarmene. Devo prendere l'aereo tra due ore.
Eccomi.
Vengo gi.
Sto aspettando la sessuologa. Sari. La sessuologa. Sari. Sessuologa. Ma che mostro sono? Ho
un'amica in coma, Toph  da Beth, probabilmente in lacrime, certamente scosso -  la prima volta che
mi ha visto davvero perdere la calma - ho perso la calma? Ma s, sembravo loro...
E adesso sono qui ad aspettare questa donna che conosco in tutto da tre ore, l'ascensore si apre ed
eccola l con la sua valigia che si dirige verso di me, e quando mi  vicina ha cos un buon profumo...
Decidiamo di saltare la cena e di andare direttamente a casa mia. Abbiamo un'ora buona prima del
suo volo. Saliamo in auto e piove, e la zona del Tenderloin  rossa e smagliante, e sulla strada di casa
troviamo tutti i semafori verdi e in un attimo siamo da soli in camera mia.
Sono con la sessuologa! Tutto  volutt, adesso. Stiamo facendo progressi, abbiamo ancora i vestiti
addosso ma stiamo facendo progressi - a letto con la sessuologa - a letto con la sessuologa, a letto con
la sessuologa - che diavolo significa essere qui con la sessuologa? Non c' nulla di meglio al mondo,
giusto? Questa  la cosa giusta da fare, no? Non sono sposato e presto morir, tre anni, forse cinque, e
Shalini vorrebbe di certo che ci divertissimo, anche con... anzi specialmente con una sessuologa di New
York, una possibilit su un milione, lo so bene, e lo sa anche Shal, e cos facendo aggiungeremo gioia al
mondo, mica gliela toglieremo. La privazione non fa bene a nessuno.
Io aggiunger qualcosa al mondo, questa esperienza e molto di pi, Sari e io ci compenetreremo
ancora di pi nel suo ordito, facendo cose nuove, qualunque cosa,  tutta una questione di intrecciarsi
stretti stretti all'ordito del mondo.
Non c' problema dunque se io scopo con la sessuologa mentre Shalini  in coma. Come potremmo mai
dire di no? Il nostro stare insieme significa che qualcosa sta accadendo, e l'accadimento delle cose
equivale a un bene morale che corrisponde a un bene inalienabile, vale a dire esistente = sfida =
tentativo = sforzo = prova = fede = contatto + tenersi per mano = affermazione = nuotare fino allo
scoglio e ritorno + tenendo il fiato sott'acqua per tutto il tempo = sostenere una lotta, piccola grande,
fa lo stesso = il fatto di provare sempre a se stessi delle cose = negazione della marea montante =
disprezzo della decadenza = forza-contenimento-trattenimento-moderazione-mangiarsi le unghie-dire
di no + dare pugni al muro + alzare il volume + cambiare corsia + superare + segnalare con i fari +
strillare + pretendere, insistere, stare, ricevere = sfida = impronte di mani e di piedi, indizi, prove =
scuotere tronchi d'albero, tagliare reti divisorie + prendere + afferrare + rubare + correre = ingozzarsi
= niente rimorsi = insonnia = sangue = essere zuppi di sangue e quello di cui Shalini ha bisogno  la
connessione, il sentir pompare dentro di s sangue nuovo,  il reticolo! Ha bisogno di sentire non solo
che noi le siamo vicini, ma che siamo pi vicini possibile non soltanto a lei ma anche gli uni con gli altri,
che creiamo attrito, rumore, e se possibile che facciamo anche sesso tra di noi e proiettiamo su di lei
tutta quell'energia e quell'esplosione d'amore: tutto si collega, alla fine! Ecco, Shalini vorrebbe che noi
facessimo sesso! E poi, con Sari, a questo punto in pomiciata media, entrambi con gli occhi chiusi e il tonfo
di scarpe vuote sul pavimento di legno, pensare a tutte le cose a cui si pensa con gli occhi chiusi mentre
ci si tocca, ci si sistema in posizione e ci si strofina, come che ne so, i viaggi nello spazio. Immaginarsi di
camminare su Marte in una tuta alla 2001: Odissea nello spazio in un paesaggio rosso, polveroso. E poi le
figure di un libro meravigliosamente illustrato che ho avuto tra le mani negli anni della mia adolescenza,
e che trattava di come i viaggi spaziali potrebbero essere da qui a tremila anni, con le astronavi di
dimensioni lunari, torri alte miglia sovrastanti pianeti ancora ignoti, e poi gli occhi di Shalini, chiusi e
violetti, e il fatto che non hai un preservativo e che passerai l'Aids a Sari e tra un anno ti toccher
dirglielo, quando ti verr diagnosticato e dovrai trovare il momento... No, ecco, lo farai per posta, dato
che non te la sentirai di affrontarla direttamente, e a quel punto ti sarai trasferito nella Groenlandia di
Franz Josef Land, oppure magari invece sarai qui e glielo dirai di persona, e le chiederai di sposarti, e
insieme combatterete l'Aids, perch... ma no, stronzo, lei non vorr mai pi avere nulla a che fare con
te...
Sento il portone che si apre e si richiude. Sento la porta del nostro appartamento che si apre e si
richiude. La porta della camera da letto si schiude. Toph.
Ooops dice.
Esco con lui.  la prima volta che mi sorprende in una situazione del genere.
Lui  l, in piedi. Se ne sta in piedi e guarda dentro il ripostiglio.
Che cosa ci fai qui? chiedo.
Cosa vuol dire?
Non dovresti essere da Beth?
Non aveva niente da mangiare e mi ha detto di tornare qui.
Ascoltami bene, gira sui tacchi e torna l. Dille di non fare la scema e di ordinare qualcosa. Vengo a
prenderti tra un'ora.
Se ne va.
Torno di l da Sari. Si  alzata in piedi,  pronta ad andare.
Ci dirigiamo all'aeroporto.
Silenzio. Poche chiacchiere senza significato.
Scesi dall'auto ci abbracciamo.
Supera le porte di vetro dell'aeroporto e io la osservo stolidamente. Non mi  chiaro che cosa sia
successo tra di noi e se qualcosa in effetti  successo, se abbiamo rotto il ghiaccio, se abbiamo delle
prove da fornire, a questo punto...
Decidiamo di unire all'intervista ad Adam Rich una foto a tutta pagina di lui sorridente. La didascalia
recita: "Non ha temuto il Triste Mietitore". Il servizio  favoloso, perfetto fino all'ultimo dettaglio, le
foto di Adam da bambino, quella con Brooke Shields che torreggia sopra di lui, anche una bizzarra
immagine di lui a circa nove anni in compagnia della nuova ragazza di Moodie, Michelle (che andava alla
stessa scuola dove andava lui).  tutto perfetto al millimetro, tutto assolutamente credibile. Sar una bomba,
lo pensiamo tutti.
Sar una bomba diciamo tra di noi.
Ah, s che lo sar diciamo.
Le cose finalmente sembrano mettersi a posto, la situazione affitto sembra essersi stabilizzata, le
inserzioni stanno pi o meno aumentando, lo staff  al massimo, abbiamo di volta in volta sei, dieci,
anche venti stagisti, e adesso abbiamo anche una persona che ci d una mano nella East Coast,
un'attrice cameriera ventiduenne di nome Skye Bassett, che Lance ha in qualche modo coinvolto perch
corra in giro per New York a organizzare incontri per noi, una festa che abbiamo in programma di fare,
e commissioni di ogni genere.
Un'attrice? diciamo.
S, avete visto il film Pensieri pericolosi? Era una delle ragazza della classe. Un ruolo importante.  nei
titoli di coda e tutto il resto.
E... che diavolo vuole avere a che fare con noi?
Si tratta di una domanda di rito. Siamo sempre sospettosi verso coloro che si offrono di aiutarci e ci
preoccupiamo tutte le volte che qualcuno lo fa per davvero. Ovviamente quelli che, come Zev, si
trasferiscono dall'altra parte del paese e lo fanno gratis, be', altra storia...
Dopo un po' noleggio il film, e infatti, in mezzo ai ragazzi neri e latinoamericani - gente a rischio,
come si sa - ecco una ragazzina bionda e caruccia. Una tipa tosta che si trucca troppo. Ha delle battute
vere e proprie di copione e tutto il resto, e adesso corre su e gi per noi a New York. Fa la cameriera
con un turno di trenta ore settimanali al Fashion Caf, recita o fa audizioni per un'altra trentina, e nel
tempo libero sbriga la nostra robaccia. Al telefono sembra un po' matta e terribilmente divertente, e ha
la voce un po' roca.  una di noi, e con lei e con questa faccenda di Adam Rich mi sa proprio che siamo
a un giro di boa, forse dovremmo davvero cercare di spingere, adesso, mettere davvero insieme un
business plan, riuscire a tirare su qualche milionata di dollari, e imporci una volta per tutte, riuscendo a
piazzare il nostro nome su ponti e scuole elementari, prenotarci per il primo volo con lo Space Shuttle,
e forse anche Shalini raccatter un po' di grana e torner tra noi e far la sua parte, perch Shalini ormai
 in coma da due settimane, quando io e Marny andiamo a farle visita in un giorno della settimana
luminosissimo, intorno a mezzogiorno, ed entrando in camera sua notiamo che ha gli occhi aperti.
Cristodiddio.
Ci fermiamo, come congelati. Non ci era stato detto che aveva aperto gli occhi. Abbiamo l'impulso
di correre a chiamare la famiglia.
Ha gli occhi aperti e non vacui, ma aperti, decisamente. E ci guarda! Mi sposto lievemente di lato per
vedere se mi segue con lo sguardo e infatti lo fa, lentamente, lentamente, ma... come se...
Ehi, Shal! esclama Marny.
 sveglia!
Ci laviamo le mani e ci avviciniamo al letto - forse in effetti ci dimentichiamo di lavarcele - e ci
chiniamo su di lei come al solito, toccandole un braccio, e per tutto il tempo i suoi occhi ci seguono, o
meglio uno dei due. L'altro non si muove, ma non c' dubbio che ci sta osservando, con quei suoi
enormi occhioni, o uno soltanto, che sembrano cos stupiti nel vederci, come gli occhi muti e attoniti
dei neonati. E Dio se ha occhi grandi, il bianco sembra talmente grande, molto pi di prima, il doppio
di prima.
Il mondo  in boccio.  tornata, non l'abbiamo perduta,  tornata,  chiaro, e ci sente, e presto ci
parler, e poi, magari tra qualche giorno, si alzer e torner a lavorare, a chiacchierare, a creare, a darsi
da fare e anche a somministrare quei suoi meravigliosi massaggi.
Uno dei suoi amici entra nella stanza. Lo guardiamo con occhi pieni di una sorta di urgenza, non per
allarmare nessuno, ma come dire, Cristo!
Le chiediamo di muovere le dita del piede e lei le agita avanti e indietro.
 una cosa spettacolare.
 insieme Ges, Lazzaro e il giorno di Natale.
Pi tardi ci viene spiegato per da un dottore che, nonostante abbia gli occhi aperti e sembri
cosciente, tecnicamente si trova ancora in uno stato di coma, e che non  infrequente che un comatoso
si risvegli, si guardi intorno e sia in grado di reagire correttamente a dei comandi elementari. Non
abbiamo la pi pallida idea di che cosa significhi. Per noi  del tutto ovvio che Shalini  sveglia, 
tornata, e che potremmo anche essere stati noi, io e Marny, la causa.
Ce ne andiamo in preda a una vertigine che ci rimescola. Le auto nel parcheggio risplendono, il cielo
 pieno di colombe e di grassi cuccioli danzanti che cantano in coro le canzoni dei primi Beach Boys.
Circondo le spalle di Marny con un braccio mentre ci dirigiamo verso la nostra macchina, e nell'istante
in cui arriviamo alla portiera vengo folgorato da un'idea fantastica. E questa idea : io e Marny
dovremmo fare l'amore.
La mia testa si trova su un altro pianeta, un pianeta appena scoperto, pieno di flora e fauna
sconosciute, cervi alati e serpenti canterini, e sono talmente fuori di me dalla gioia che quando saliamo
in macchina tutto quello che riesco a fare  sorridere. A Marny. Siamo tutti e due vivi, e ci conosciamo
da tutti questi anni, e siamo arrivati fin qui insieme, dopo cos tanto tempo, e siamo in un certo senso
cos vecchi e stanchi e nessuno  riuscito a farci fuori, non siamo caduti da nessun ponte o da una
balconata o da un terrazzo pericolante. Credo onestamente che il modo migliore per commemorare
tutto ci sia che io e Marny ci denudiamo l'un l'altro e facciamo una bella sudata. A casa sua, a casa mia,
in macchina, non importa, alla spiaggia, al parco.
Ho bisogno di togliermi i vestiti. Non posso guidare. Siamo seduti nella nostra macchina in sosta nel
parcheggio dell'ospedale. Non posso fare nient'altro. Non posso tornare al lavoro. Il sesso  la cosa
giusta da fare.
Ci osservava fissa dico, pensando al sesso.
Incredibile dice Marny, non pensando assolutamente al sesso.
Aveva un aspetto stupefacente, perfetto, proprio lei, con quegli occhioni che ci seguivano dico,
pensando prima agli occhi di Shalini e poi al sesso, e a quale dei nostri appartamenti  pi vicino.
S, era del tutto in lei, e completamente sveglia dice Marny.
Faccio una pausa e guardo Marny, sperando che i miei pensieri, voglio dire quelli relativi al sesso,
penetrino nel suo cervello, nel caso non vi si siano gi insediati. Lei guarda lontano, oltre il parabrezza,
nella speranza che io mi decida a mettere in moto. Quando si gira verso di me la sto ancora guardando
con quel mio sorriso - non ho la pi pallida idea di come affrontare l'argomento - forse appena pi
timido. Magari un sorriso timido funziona.
So che la cosa potr sembrarti strana dico d'un fiato. Ma in questo momento sono davvero
arrapato.
Segue una breve pausa di silenzio in cui  evidente che sta cercando di fare una diagnosi del mio
stato confusionale nonch del fatto che non sto scherzando. Da parte mia sono incerto, perch per un
minuto sono portato a pensare che anche lei si trovi sul mio pianeta che, tra parentesi,  pure dotato di
favolosi scivoli d'acqua, ma alla fine salta fuori che in effetti non si trova affatto sul mio pianeta.
Credo che sia meglio tornare in ufficio dice. E ha ragione.  una brava ragazza. Non se la prende
mai quando faccio queste cose. Che idea scema, persino un po' rivoltante. Tutto sbagliato. Male!
Le chiedo un amichevole abbraccio. Accetta. Mentre ci abbracciamo sono folgorato da un'altra
grande idea, ossia che io e Marny dovremmo fare l'amore. Vado per le lunghe con l'abbraccio di
traverso ai sedili dell'auto, pensando che magari la faccenda cominci a piacerle e che stia cambiando
idea, il che ci permetterebbe di chiudere quel cerchio che...
Si sottrae al mio abbraccio e mi d tre affettuosi e rapidi buffetti come si farebbe toccando un rettile.
Va bene. Metto in moto, vado in retro ed esco dal parcheggio, quindi ci dirigiamo verso l'ufficio, la citt
 di fronte a noi, bianca e spigolosa, i grattacieli sono sorridenti, anzi qualcuno ridacchia pure, bel
gruppetto di buontemponi. Capiscono la situazione.
Adam Rich insiste perch lo si vada a prendere all'aeroporto. Gli ho pagato il volo, di modo che
possa essere presente alla festa di lancio del numero della rivista e possa fare qualche intervista alla
radio. Gli ho gentilmente suggerito che le navette che fanno avanti e indietro dalla citt all'aeroporto
funzionano alla perfezione, oltre al fatto che costano pochissimo, figurati, io le prendo sempre, ma lui
ha fatto una lunga pausa, dopo di che, come gi era successo in altra occasione, mi ha ricordato che non
 che stavo parlando al telefono con un compagno del liceo che veniva a fargli visita, bens con un
attore hollywoodiano di una certa fama il cui nome aveva gi fatto il giro del mondo, un uomo fatto.
Era Adam Rich, lui! Niente navetta per Adam Rich! Niente camera d'albergo del cazzo per Adam Rich!
Siamo seri!
Forse che Adam stia cominciando a credere sul serio alla faccenda dell'autore, del genio al lavoro sul
suo Squatter Project?
Vado a prenderlo con la mia Civic. Sono in ritardo. Corro lungo i corridoi moquettati del terminal,
su per una scala mobile, fino al gate, quindi gi di nuovo all'area bagagli. Devo chiamarlo sul
cercapersone. La cosa non gli piacer.
Sei tu?
Mi giro.
Adam.
Sei in ritardo.
Ed eccolo di fronte a me. Adam Rich.
Sapevo che era un po' basso. Lo sapevo. Non mi mostrer sorpreso. Ha un'abbronzatura perfetta,
quasi lucida, capelli gellati, barbetta. Indossa esattamente gli stessi vestiti del servizio fotografico.
Canottiera, pantaloncini da surfer, occhiali da sole. Ha un aspetto invidiabile.
Ci dirigiamo verso l'auto.
Quando entriamo a San Francisco, la prima cosa che vuole  un sigaro. Deve assolutamente avere un
buon sigaro. Ha la passione dei sigari, mi assicura, da molto prima che diventasse una moda, e vuole che
mi fermi in un posto che conosce lui su Market Street perch ne vuole acquistare alcuni di una certa
marca, sai, non esattamente il genere che puoi trovare al 7-Eleven.
Ho prenotato una camera all'albergo su Van Ness. Non l'ho mai visto, l'ho trovato sulle pagine gialle.
Ti piacer gli dico.  vicino a... un sacco di roba.
Non  vicino a un cazzo di niente. Ma era il posto pi economico cui avessi chiamato, e poi la
pubblicit sull'elenco era graziosa e c'erano le immagini pi belle.
Parcheggiamo di fronte all'albergo.  una specie di motel, appena fuori dal traffico di Van Ness,
accanto a una concessionaria di automobili, a circa tre isolati dal Tenderloin. Non c' n aria
condizionata n piscina.
Adam non  soddisfatto. Ha un'aria esasperata. Vuole stare vicino al mare, come mi ha detto
chiaramente al telefono. Andiamo in auto fino al molo. Arrivati in zona, mi fermo a una cabina del
telefono e do un'occhiata all'elenco. Lui aspetta in macchina con gli occhiali da sole sugli occhi. Dopo
dieci minuti arrivo con una prenotazione al Best Western, aria condizionata, piscina, a cinque isolati
dalla scogliera dei leoni marini. Lo lascio all'albergo e pago la camera. Per i due giorni seguenti far
tutto quello che mi chiede perch gli siamo debitori, perch il numero della sua morte, sulla cui
copertina si legge:
Addio, amico gentile
Adam Rich, 1968-1996
I suoi ultimi giorni
La sua ultima intervista
La sua eredit ha colpito e colpito duro, relativamente, si intende. Mentre il numero veniva distribuito nelle edicole
abbiamo inviato dal nostro fax marca Brother 600 un unico comunicato stampa al National Enquirer,
con la piena intenzione di mentire riguardo alla veridicit dell'articolo. Allo scopo di evitare che
qualunque genere di chiarimento venisse richiesto direttamente a noi, e cos mantenere lo scherzo in
vita il pi a lungo possibile, abbiamo deciso di legare la storia e i fatti che la compongono al suo elusivo
autore, l'inglese Christopher Pelham-Fence. Ogni richiesta di chiarimenti sarebbe dovuta essere
indirizzata a lui, il quale sfortunatamente non sarebbe stato disponibile per una settimana, dal momento
che era stato inviato, se non andavamo errati, in Romania.
Otto minuti dopo abbiamo ricevuto una chiamata affannosa da uno dei produttori del programma
televisivo Hard Copy. Noi non abbiamo mandato nessun fax ad Hard Copy.
Perch non sappiamo nulla di questa storia? voleva sapere.
Be', questa  proprio una bella domanda abbiamo detto noi.
Siete gi in contatto con altri canali televisivi?
No, voi siete i primi.
Bene, bene. Potete rintracciare per noi la famiglia, o gli amici?
Ehm, ecco, credo, forse. S.
La logistica della cosa si andava complicando a un ritmo inaspettato. Chi avrebbe fatto la parte della
madre e del padre? E del negoziante all'angolo?
Be', prima di tutto abbiamo detto dobbiamo metterci in contatto con il signor Pelham-Fence,
ecco, dato che  lui ad avere tutti i dettagli.
Siamo stati colti impreparati. Avevamo dato per scontato che ci avrebbero creduto. (Be', se lo dice
un'oscura e sgangherata rivista di San Francisco, sar vero...) Non abbiamo pensato che i produttori di Hard
Copy facessero tanto i difficili sull'attendibilit dei fatti. Qualche minuto dopo il produttore ha
richiamato.
Il dipartimento di polizia di Los Angeles non sa nulla dell'omicidio.
Ah. Be'...
Non che avrebbero dovuto saperne nulla, ma...
Era evidente che gli sarebbe piaciuto crederci quanto noi avremmo voluto che ci credessero.
Ecco abbiamo detto noi. Ehm...
Venti minuti dopo, altra chiamata.
Non esiste traccia del fatto da nessuna parte, nella California meridionale.  l che  accaduto, no?
Be', ecco, ehm, ci pare di s.
Avete altre informazioni? Mi pu ripetere quando  accaduto?
Ehm... (sfogliando nervosamente le pagine in cerca dell'articolo) se ricordo... bene...  stato... sa,
veramente dovrebbe parlare con il signor Pelham-Fence. Certo, in questo momento si trova a
Bucarest... e adesso l sono pi o meno le tre del mattino, e...
Abbiamo riagganciato, cercando di elaborare una strategia. Abbiamo tentato di convincere Paul o
Zev a fare Pelham-Fence. Ma entrambi si sono rifiutati.
Non esiste.
Io non so fare l'accento inglese.
Il produttore ha chiamato un'altra volta.
Nessuno ha sentito parlare di questa storia. Abbiamo telefonato alla sua manager che  caduta dalle
nuvole.
Entro un'ora dal nostro fax la cosa  andata a puttane.
Sentite, ragazzi, che cos' questa storia? vuole sapere il produttore.
A quel punto glielo abbiamo detto. Era una bufala. Tanto per ridere.
Non ha riso. Era arrabbiato. Ha buttato gi il telefono.
Fine.
Non esattamente, per. Non per Adam, almeno, dal momento che la macchina si era messa in moto
e ci sarebbero volute alcune settimane prima che si fermasse. Un reporter della Associated Press,
evidentemente un po' tardo, aveva contattato il pap della Famiglia Bradfrod che vive da qualche parte in
Missouri, chiedendogli un commento sulla morte prematura del suo figliolo televisivo. A quanto pare il
poveretto era scoppiato a piangere. La faccenda poi ha invaso Internet. La gente ne parlava nelle
chatroom e la maggior parte di coloro che sapevano che si era trattato di una falsa notizia erano furiosi.
Altri non sapevano cosa pensare. Gli amici e le ex fidanzate di Adam avevano trascorso giorni e giorni
in stato di shock, credendo che fosse davvero morto. Una ragazza, sicura che fosse morto, aveva
chiamato casa sua per sentire per l'ultima volta la sua voce alla segreteria telefonica, e Adam aveva
risposto. A momenti non ci rimaneva secca. Adam ci aveva chiamato, preso dal panico.
Ragazzi, questa storia  andata fuori controllo. La mia famiglia sta impazzendo.
Abbiamo inviato allora un altro comunicato stampa in cui spiegavamo il nostro scherzo buffissimo,
affermando che ci pareva che la sua falsit dovesse apparire ovvia a chiunque (ben sapendo che non era
vero) e che l'umorismo della cosa era altrettanto evidente (come no). Il comunicato era corredato anche
da una nota di Adam che diceva a tutti, su nostra pressione, di "non dare peso alla cazzata".
A quel punto era arrivato il colpo di frusta. Tutti volevano il sangue del povero Adam. Un articolo
sull'Enquirer, un trafiletto sull'American Journal e su E!, riferimenti alla storia su dozzine di
giornali della Associated Press, un servizio sul New York Post. La maggior parte delle storie, con
qualsiasi scusa o motivo, scavavano nel suo passato, una mistura neanche troppo sordida di droga e
furtarelli da poco, peraltro con scarsissimi risultati. E quasi tutte, dalla prima all'ultima, lo accusavano di
usare questa faccenda della falsa morte - il nostro piccolo capolavoro di manipolazione del sentimento pubblico -
come un mezzuccio per riguadagnare le pagine dei giornali.
La mattina dopo lo vado a prendere al Best Western per la prima delle due interviste.
E allora, a che cosa stai lavorando attualmente? gli chiede Peter Finch, il compassionevole DJ della
radio KFOG.
Ecco, sto mettendo insieme una sceneggiatura. Un dramma in costume.
Ehi, fantastico. E tu...
Sono regista e produttore.
Adam  incredibile. Ero pronto alla catastrofe, mi aspettavo che gli ascoltatori avrebbero chiamato
per farlo a pezzettini, che il DJ lo avrebbe preso per il culo, e invece tutto resta nei limiti, e Adam 
composto, sicuro di s, ha la parola pronta, pur sempre un attore, pur sempre nel pieno controllo della
situazione.
Dopo di che viene in ufficio a firmare alcune copie della rivista. Ha una firma decisa, piena di linee
forti e svolazzi. Zev e io portiamo una delle copie a Shalini.
Shalini  stata trasferita in un nuovo ospedale, proprio alla fine della via dove abitiamo io e Toph, in
una stanza luminosa con vista su Nob Hill.  cosciente, ha avuto qualcosa come dieci o dodici
operazioni alla testa e ne dovr fare altre centomila. Facciamo divertire un po' lei e la mamma leggendo
le sue lettere ad alta voce e raccontandole tutte le stupidaggini dell'ufficio. La sua memoria a breve
termine fa cilecca, per cui non si ricorda molto bene di Zev, e spesso le dobbiamo spiegare chi sono
parecchie delle persone di cui le parliamo.
Lo sai chi c' in citt? diciamo. Questa ti piacer.
Chi?
Adam Rich.
Oddio. E perch?
Be', sai, abbiamo deciso di uscire con questo numero della rivista in cui facevamo finta che fosse
morto e...
Penso che sia una storia davvero forte, ma nel bel mezzo del racconto lancio lo sguardo alla madre e
mi accorgo che a lei la storia non sta piacendo affatto. Per forza non le piace. La sua piccola mamma 
stata al capezzale di Shalini per tutti quei mesi e adesso arrivo io e dico queste cose...
Sono un idiota. Guardo Zev sperando in un aiuto, ma lui non si  accorto dello sguardo della
mamma di Shal. Cambio rapidamente soggetto.
Ci fermiamo per un po'. Mi accorgo che hanno trasferito la maggior parte delle cose che c'erano
nella vecchia stanza in questa. Le foto della famiglia e degli amici, i ritratti di Shalini in bianco e nero, gli
animali di peluche, i fiori, il CD portatile, i libri. Non avevo intenzione di cercarlo, ma mi rendo conto
che mi sto guardando in giro tentando di localizzarlo. Non  pi adagiato tra il suo braccio e il fianco.
Non  sul tavolo accanto a lei n sul davanzale della finestra. Senza dare nell'occhio faccio un giro
della stanza, pensando che magari si trova in un punto di particolare riguardo. Che so, in una bacheca di
vetro.
Niente bacheca di vetro.
Niente orso.
Possibile che non mi si possa affidare niente?
La festa per Adam viene cos cos. Abbiamo sparso numeri della rivista per tutto il locale, e tutti i
convitati ne hanno una copia in mano e la sfogliano, la faccia di Adam in copertina che guarda con
occhi vitrei, gi quasi un fantasma. Forse  per quello che quando mi metto a presentare Adam a destra
e a sinistra, la gente si dimostra piuttosto confusa. Guardano la rivista, poi Adam, poi ancora la rivista.
Non sanno come regolarsi, dato che lui  allo stesso tempo un'icona degli anni Settanta, un frammento
della loro infanzia, e con ogni evidenza un cadavere. Ciascuno di questi fatti dovrebbe di per s
impedire che adesso lui passeggi tra di loro, teso nello sforzo di convincere le pi piccole tra le donne
presenti a fare una nuotata con lui nella piscina del Best Western. Ho la sensazione che Adam Rich ci
abbia appena provato con me mi dice un'amica. Ma  davvero lui? chiedono tutti. Che cosa ci fa
qui? Anche quando sale sulla piccola pedana per parlare, la gente fa ancora fatica a capire. Ma in questa
rivista satirica si dice che  morto. Com' possibile che...? Quelli che capiscono, d'altra parte, non sembrano cos
favorevolmente impressionati dall'operazione. Il fatto che lui sia presente alla festa data in suo onore da
un'oscura rivistina in un locale del cazzo, significa evidentemente che anche lui, per logica associazione,
 oscuro e un po' del cazzo. Farlo andare su e gi per questo piccolo club tutto velluti e banconi
sfondati non fa che dimostrare che  un tipo abbastanza disperato da volare da Los Angeles per
lavorarsi della gente in quel buco di San Francisco, per ricordare a tutti chi era un tempo e che cosa
potrebbe tornare a essere. Faccenda inquietante. O triste. Possibile che faccia tutto ci per attirare
l'attenzione? Possibile che stia cercando di spremere il proprio passato per riconquistare un pubblico da
troppo tempo indifferente?
Ma no. Adam non  un tipo abbastanza calcolatore o cinico. Solo una specie di mostro tanto
orrendo quanto sfigato potrebbe escogitare una cosa del genere. No, dico sul serio, che razza di persona
metterebbe in piedi una montatura del genere?
X
OVVIO CHE FA FREDDO. Sapevo che avrebbe fatto freddo. Avrei dovuto sapere che avrebbe
fatto freddo. E perch non dovrebbe fare freddo in dicembre, Dio santo? Normale che faccia freddo a
Chicago in dicembre. Ho vissuto qui un secolo, lo so che fa freddo a Chicago in dicembre. E mi piaceva
anche, il freddo, lo accoglievo felice, lo padroneggiavo. Ne ho fatte di corse con Pete gi al lago, ho
passato ore a studiare stalattiti e muraglie di ghiaccio, le onde fermate in corsa dal gelo, ho litigato con
gli stupidi e crudeli ragazzini che si divertivano a distruggere le formazioni azzurrine, ascoltandone il
crollo. Portavo il walkman sotto il cappello, e ascoltando devotamente Echo and the Bunnymen
lanciavo sassi sulla crosta dura del lago, osservandoli, ascoltandoli rimbalzare con il suono di
gigantesche perline sul vetro opaco del ghiaccio che si alzava infinito e indistinguibile dal cielo,
l'orizzonte ridotto a niente pi che una riga incerta e sfumata. Conoscevo la neve, la differenza tra
quella compatta e quella fine come cipria, sapevo mescolare quella fina con l'acqua, sapevo che se si
irrora d'acqua una palla di neve e la si lascia riposare per un minuto, quello che si ottiene  una palla di
ghiaccio che, se tirata con cura - d'accordo, forse troppa, a volte -  in grado di creare un livido grande
come un pugno sulla guancia di tuo fratello Bill. Avevo esperienza delle pinne del naso fredde come i
muri di una caverna sui fianchi di una montagna artica, delle dita dei piedi dure come ciottoli di fiume
all'interno delle scarpe, solo vagamente correlate alla mia persona, e del morso del vento sulle gambe
attraverso i jeans che sembravano di carta. Ho conosciuto tutto questo.
E allora perch cazzo non mi sono portato un cappotto? E, cosa ancor pi triste, perch non ci ho
nemmeno pensato? Perch in realt non  che mi sono dimenticato, no, no. Non ci ho pensato
nemmeno per un istante.
Il freddo mi assale appena sceso dall'aereo e ancora di pi mentre percorro a passi pesanti lo stretto
passaggio tra l'aereo e il terminal. Niente pu scacciare un freddo simile. Sono gi intirizzito. E non so
pi che farmene, oramai, del freddo: non tirer fuori la slitta, non ha neppure nevicato. Il suo unico
scopo  quello di fungere da forzata e ovvia metafora, da premonizione. Ma dentro di me spererei quasi
che piovesse.  una notte gelida e grigia, qui a Chicago, e io indosso nient'altro che un golfino
praticamente di cellophane.
Toph  a Los Angeles con Bill e io sono a Chicago. Nolegger un'auto all'aeroporto e torner a casa
a fare visita a Sarah Mulhern, nel cui letto sono finito poche settimane prima che mia madre morisse,
vedr gli amici di mio padre e il bar dove mio padre si recava (di nascosto), e forse andr anche al suo
ufficio e alle pompe funebri e alla mia vecchia casa, con i miei fantasmi in tasca, incontrer l'oncologo
dei miei genitori, andr a trovare amici preoccupati e far un salto alla spiaggia per cercare di
ricordarmi com' l'inverno da queste parti, e cercher anche di vedere se riesco a rintracciare i loro
corpi.
No, no, lo so che non trover i loro corpi - sono stati cremati, a un certo punto - ma da parecchio
tempo sogno, e lo racconto sia perch sono un tipo alquanto contorto sia perch mi sembra una storia
interessante, di riuscire a trovarli, o perlomeno di individuare l'edificio dove sono stati trasportati, alla
facolt di Medicina... Sapete in realt che cosa vorrei vedere? Voglio vedere la faccia del dottore o dello
studente o dell'infermiera o chi diavolo era che ha usato i miei genitori come materiali da esperimento.
Ho delle immagini, non nel senso di foto, ma di immagini mentali, di un enorme stanzone dal
pavimento lucido punteggiato da tavoli in acciaio inossidabile, e ovunque strumenti con lunghi e sottili
cavi elettrici, attrezzi per tagliare, trapanare, estrarre, e cinque studenti di medicina per tavolo, i tavoli
sparsi per la stanza, forse un po' troppo radi, cos da conferire all'ambiente un'aria poco accogliente,
troppo spaziosa, in una specie di disposizione a griglia di un'inquietante rigidit. Dio solo sa che cosa
riescano a fare con due corpi talmente devastati dal cancro, se li hanno usati come casi da studiare o se
ne hanno prelevate le parti sane, che so, gambe, braccia, mani, ignorando quelle malate, come macchine
che poi verranno abbandonate ad arrugginire in un angolo... Oddio, a questo proposito mi viene in
mente uno scherzo che mio padre faceva con una mano, ad Halloween. Avevamo forse da dieci anni
una mano di gomma dall'aria piuttosto realistica che saltava fuori puntuale ogni anno. Mio padre ritirava
una mano dentro la manica e metteva al suo posto la mano di gomma. Quando arrivavano i ragazzini
per fare "dolcetto o scherzetto", andava alla porta, apriva il sacchetto di carta che gli porgevano e ci
buttava dentro prima le caramelle e poi la mano. Era uno scherzo favoloso.
Oddiosantissimo! gridava, agitando il braccio senza mano. Oddiosantissimo! I bambini lo guardavano
ammutoliti, terrorizzati. Poi all'improvviso mio padre si ricomponeva, e frugava nuovamente nella
borsa. Scusate, vorrei riprendermela...
E dunque ho deciso di trovare la facolt di Medicina che ha ricevuto i loro corpi, ci andr,
rintraccer il dottore che all'epoca si occupava dell'impiego dei cadaveri e busser alla sua porta. Lo
far. Di solito non ho coraggio per questo genere di cose, ma in questo caso lo trover, superer la
mia... Ecco che cosa dir al dottore quando mi aprir la porta, quando socchiuder l'uscio per vedere
chi ha bussato...
Non ho idea di che cosa dir. Qualcosa che lo spaventi. Ma non sar arrabbiato. Voglio solo
guardarlo in faccia. Portargli i miei saluti. Voglio che sia pi basso di me, intorno ai quaranta o ai
cinquanta, fragile, calvo, con gli occhiali. Rimarr di sale quando mi presenter, avr timore per la sua
stessa vita, la mia ombra si staglier contro di lui, e io mi far vicino, con fare di rilassata confidenza e
gli porr delle domande, domande del tipo:
"E allora, mi dica un po'. Che aria aveva?"
"Mi scusi?" dir.
"Aveva l'aspetto del caviale? Assomigliava a una piccola citt con un unico grande occhio luccicante,
o piuttosto con un migliaio di minuscoli occhi luccicanti? O magari era vuoto, come una zucca
essiccata? Perch vede, ho sempre avuto l'idea che fosse come una zucca essiccata, vuoto e leggero,
perch quando la sollevavo era talmente leggera, pi leggera di quanto mi aspettassi. Quando si porta in
braccio una persona, pensavo giusto questo, quando si porta in braccio una persona, perch  pi facile
se ti si attacca al collo? Perch in fondo, in un modo o nell'altro, ne porti sempre il peso. E allora com'
che se ti afferra il collo, improvvisamente tutto  pi facile, come se fosse lei a tirarti su, quando in
realt sei tu a portare lei? Perch mai dovrebbe esserci differenza se loro afferrano te... Il punto  che a
quel tempo, quando io la trasportavo di qua e di l, all'epoca in cui se ne stava tutto il giorno sul divano
a guardare la tv, io pensavo che quella cosa nel suo stomaco dovesse essere incredibilmente pesante. Poi
la sollevavo, ed era incredibile invece quanto fosse leggera! Il che mi pareva dovesse significare che si
trattava di qualcosa di cavo, non il nido di vermi brulicante o la massa cavialiforme che mi ero sempre
immaginato, ma qualcosa di secco e vuoto. E dunque, quale delle due  quella giusta? La zucca essiccata
o la brulicante congrega di peduncoli viscidi?"
"Be', ecco..."
"Me lo chiedo da cos tanti anni."
Lui me lo dir. E allora finalmente sapr.
E sar in pace, finalmente.
Sto scherzando, ovviamente, vi prendo in giro. Sul fatto di essere in pace, intendo. Questo viaggio si
giustifica con il fatto che le cose a San Francisco vanno fin troppo lisce. Sto guadagnando dei soldi,
Toph va bene a scuola... Insomma, la situazione si  fatta insostenibile. Di qui la decisione di tornare a
casa e mettersi alla ricerca di cose spaventose, del caos. Voglio essere preso a pistolettate, voglio cadere
in un buco, voglio essere trascinato fuori dalla macchina e pestato a sangue.
Inoltre, devo andare a un matrimonio.
Sono a Lincoln Park con Eric e Grant, due amici del liceo.
La sera del mio arrivo andiamo al bar dell'angolo.
Grant lavora ancora nella fabbrica di lampade alogene del padre, reparto spedizioni. Parliamo di
quando suo padre, che forse lo sta tenendo con il guinzaglio un po' troppo corto, si decider a
promuoverlo. Non ne  sicuro. Eric, invece, il nostro secchione del liceo,  un consulente d'azienda. Il
suo ultimo lavoro l'ha costretto per un mese in un allevamento di maiali del Kentucky.
E cosa ne sai tu di allevamenti di maiali?
Assolutamente nulla.
Sta facendo un sacco di soldi.  padrone del condominio in cui vivono tutti e due, e Grant paga
l'affitto per una stanza in quell'orrendo palazzone a tre piani di mattoni rossi, massiccio e squadrato.
Faccio notare quanto sia brutto quel palazzo.
S, effettivamente dice Eric. Ma mettila cos: se possiedi la casa pi brutta della strada non ti tocca
mai guardarla.
Eric  bravo a trovare questo genere di aforismi. Non  chiaro dove li vada a pescare, ma sia lui sia
Grant sono individui ricolmi di una sapida saggezza, la saggezza delle Praterie. Grant, per lungo tempo
l'unico dei nostri amici ad avere genitori divorziati, ha da sempre un'aria da vecchio savio. Fin da
bambino aveva una camminata lenta, sospirava prima di parlare. Era cresciuto in un complesso
condominiale vicino alla scuola, e quando lo lasciavamo davanti alla porta diceva sempre: Ragazzi,
tirate su i finestrini e chiudete le portiere: qui siamo nel ghetto.
Giochiamo a biliardo. Dopo i vari aggiornamenti su Moodie e gli altri, affrontiamo i consueti
argomenti:
1) Vince Vaughn, che tutti conosciamo dalla quinta elementare e che da sempre teniamo d'occhio
con le dita incrociate, mettendoci nei suoi panni.
L'avete visto in Jurassic Park?
S, non era male.
Be', non  che gli abbiano dato granch da fare.
No.
Avrebbe bisogno di un altro film tipo Swingers.
Giusto. Qualcosa di pi comico.
2) I capelli. Entrambi hanno notizie piuttosto interessanti riguardo ai propri capelli. Grant continua a
perdere i suoi, imperterrito, mentre Eric ha finalmente smesso di mettersi lo spray che usava fin dai
tempi del liceo e che lo faceva sembrare, nonostante la folta capigliatura di cui dispone, come uno che
indossasse un parrucchino.
Stai bene dico, osservandolo.
Grazie dice.
Sul serio, mi piace il modo i cui sono scalati, hanno un'aria naturale, leggera. Belli.
Grazie.
Anche loro domani verranno al matrimonio di Polly, la sorella di Marny, che si sposa con un tizio
che nessuno di noi conosce. Noi amici di Marny siamo stati invitati in una quindicina e stiamo
sfruttando l'occasione del matrimonio per una rimpatriata. Ci saremo pi o meno tutti, e la maggior
parte arriva domani. Grant ed Eric sono curiosi di sapere perch mi fermo per cinque giorni, e io
fornisco loro elementi sufficienti perch capiscano ma non al punto da farli preoccupare.
Quando torniamo a casa lasciamo le luci spente. Hanno spostato la panca per i pesi per fare spazio a
un futon.
Grazie dico, ficcandomi sotto le coperte.
Temo che Grant voglia rimboccarmele.
 bello rivederti dice invece, dandomi un colpetto affettuoso sulla testa.
Al buio, sento Grant aprire un cassetto cigolante nella stanza accanto, e di sopra Eric, in bagno, che
fa correre l'acqua.
Dormo come non dormivo da anni.
Al mattino mi metto all'opera. Ho preso in prestito un cappotto da Grant, e ho con me un
registratore, un taccuino e una lista di cose che voglio fare mentre sono qui.  un elenco di una
cinquantina di voci, battuto al computer e con aggiunte a penna fatte durante il volo. Comincia con le
cose gi menzionate:
Wenban (pompe funebri)
924 (indirizzo di casa mia)
Les (l'amico di mio padre)
Haid (il dottor Haid, l'oncologo dei miei)
Sarah (nel cui letto mi sono svegliato anni fa)
Bar (il bar nella cittadina vicina - so dov' ma non mi ricordo il nome - in cui andava mio padre)
Spiaggia (un'area sabbiosa sul lago Michigan dove la gente va a passare insieme il tempo libero, a
prendere il sole e fare il bagno).
La lista va avanti cos. L'idea, immagino,  l'equivalente emotivo di un viaggio con la droga, il
concentrare quanti pi stimoli, differenti e incompatibili tra loro, in un breve lasso di tempo, in questo
caso cinque giorni, che messi insieme vadano a costituire una sorta di sbronza archeologica
sociofamiliare, per vedere cosa ne salta fuori, quanto pu essere riesumato, ricordato, sfruttato, scusato,
commiserato, reso noto o eternato. A ogni buon conto, non ho smesso un minuto, sull'aereo, a letto, di
fare aggiunte alla mia lista, tangenziali o casuali, tipo telefonate o visite inaspettate a gente che non vedo
da cinque, dieci anni, persone con cui non parlo praticamente mai, nel desiderio di gettare in questa
situazione di per s gi incasinata qualunque cosa possa risultare potenzialmente provocatoria o brutale.
Per esempio, ho scritto a margine:
Hussa (un amico delle elementari che per una qualche strana ragione  stato messo in collegio, ma
che mi aveva scritto un biglietto di condoglianze molto carino, quell'inverno, anche se non ci parlavamo
da qualcosa come sette anni, e adesso sto pensando di fare magari un'improvvisata a casa sua perch
non gli ho mai risposto, e mi piacerebbe vedere come sta, farci due chiacchiere, e magari vedere sua
mamma, che una sera in cui mi ero fermato per la notte e non riuscivo a dormire perch avevamo
guardato Grizzly, che pi o meno  come Lo squalo ma con la pelliccia, mi aveva scaldato un po' di latte
in un pentolino e mi aveva sussurrato delle cose dolci, in cucina); Zia Jane (che vive a Cape Cod; una
telefonata, magari?); Fox (Jim Fox, della Abramson & Fox, il vecchio capo di mio padre in completo
gessato, un uomo acido e severo che qualche settimana dopo, mentre io e Beth stavamo ripulendo la
sua scrivania, era entrato nell'ufficio e aveva detto, con le maniere che si potrebbe immaginare di usare
con un ragazzino che si masturba troppo: Be', tutti sapevamo che stava morendo); il posto delle
donazioni (l'organizzazione che raccoglie e distribuisce i cadaveri alle facolt di Medicina); facolt di
Medicina (quella che  pi probabile abbia usato i cadaveri dei miei genitori).
La lista continua. Altri amici, alcuni amici dei miei, i pochi compagni di college che sono venuti a
uno o all'altro dei funerali, compagni delle elementari e insegnanti del liceo, il parco alla fine della nostra
via con il laghetto ghiacciato, la signora Iwert a cui tagliavo l'erba e curavo il giardino (per vedere se 
ancora viva), le amiche di mia madre, i colleghi e cos via.
E infine: a lato della pagina contenente la lista, c' una parola a grandi caratteri, scritta di traverso,
malamente, come se fosse stata vergata con la mano sinistra. Se ne sta sulla pagina, in maiuscolo,
accanto alla stampata del computer e le aggiunte a mano. Questa l'ho aggiunta a un telefono a gettoni
all'aeroporto O'Hare mentre parlavo con Toph al telefono, subito dopo l'atterraggio. La parola :
UBRIACO?
Che  poi la domanda che mi pongo riguardo allo stato in cui dovrei trovarmi mentre sbrigo tutte
queste faccende a Chicago e dintorni. Mentre parlavo con Toph su quello che lui e Bill stavano facendo
a Los Angeles - quel giorno erano andati prima in una gabbia di allenamento di baseball, poi al cinema
(Bill  sempre quello divertente) - mi  venuto in mente con massima limpidezza che dovrei essere
ubriaco per tutto il tempo. Mi pare che l'ubriachezza aggiungerebbe all'intera impresa un senso di
mistero, senza contare la romantica scioltezza su cui potrei contare. Dovrei essere disperato, coperto di
stracci, semincoerente, barcollante di luogo in luogo. Mi parrebbe molto pi indicato che essere sobrio
e in pieno controllo della situazione, ridurrebbe le cose al nocciolo, eliminando uno strato o due di
rumore bianco di autocoscienza, oltre a permettermi di indulgere in atti e gesti anche del tutto scemi.
D'altro canto, lo stato di ubriachezza avrebbe un esito deleterio sulla documentazione. Sarei in grado
di prendere appunti e registrare le cose in modo coerente, se fossi sbronzo fatto?
Ritiro la mia macchina a nolo, e mentre mi dirigo verso Lake Forest non ho ancora del tutto scartato
l'ipotesi dell'ubriachezza perenne. Nonostante io non sia mai stato intossicato di qualcosa per pi di tre
ore senza cadere addormentato, e mi sia capitato assai di rado di essere ubriaco pi di una volta a
settimana, lascio aperte tutte le possibilit, e concludo che decider sul da farsi al matrimonio, dove di
sicuro sar zuppo di alcol e a quel punto potr scegliere, se l'atmosfera  quella giusta, di protrarre la
sbronza, fare rifornimento e tenermene sempre un po' a disposizione, che ne so, magari in un thermos.
Come la mettiamo per con la guida? Guidare sarebbe veramente dura.
Mi dirigo a nord verso Lake Forest. L'autostrada 41 e tutto l'hinterland di Chicago hanno l'aria
vecchia e triste che dovrebbero avere. Niente neve, solo freddo grigio argento e fanghiglia nera.
Dopo una ventina di minuti mi trovo di fronte alla mia vecchia casa e non provo nulla. Sono a Lake
Forest, nel mio quartiere, proprio dall'altra parte della strada rispetto alla mia casa. Sono in macchina,
sto ascoltando una stazione radio universitaria di musica rock, e il dato che mi occupa la mente in
maniera totale  lo stato del giardino del vicino. C' qualcosa di diverso. Hanno tagliato degli alberi? Mi
pare che abbiano tagliato degli alberi.
I finestrini della macchina si stanno appannando e io non sto piangendo. Girando l'angolo della mia
via ero sicuro che vedendo la casa avrei avuto una reazione emotiva, parte di me sperava addirittura che
non ci fosse pi, che fosse stata buttata gi, portata via da un tornado. Oppure che i nuovi proprietari
l'avessero demolita e ricostruita da zero. Ma poi, alla fine della strada, era stato evidente che la casa era
sempre l,  ancora l. Il legno che noi avevamo lasciato grigio  dipinto in azzurro, ma a parte questo
dettaglio il resto  identico. I cespugli, che io stesso avevo piantato per impedire a Toph piccolino di
correre in strada, sono ancora l e non sono cresciuti.
Strappo un pezzo di carta dal mio taccuino e scrivo il seguente messaggio:
Gentile residente del 924 di Waveland,
sono il precedente proprietario di questa casa e ho vissuto qui per la maggior parte della mia vita. Mi
piacerebbe moltissimo entrare a dare un'occhiata, ma non voglio venire senza essermi annunciato. Se la cosa
non dovesse disturbarla, la pregherei di telefonarmi al 312... Sar in citt fino a sabato.
Quindi lo infilo nella cassetta delle lettere. Non che mi aspetti granch. Al loro posto non sono
sicuro se mi inviterei. Forse farei finta di essere in vacanza o perderei la lettera.
Vado alla stazione a cercare un telefono a gettoni. Fa un freddo bastardo. Sto cercando Sarah, di cui
non ho il numero. Non so nemmeno dove vive - l'ultima volta che l'ho vista era ancora a casa con i suoi
genitori - e se abita ancora nella zona o nello stato. Provo con una Sarah Mulhern di Chicago.
Pronto, Sarah?
S?
Sarah Mulhern?
S.
Sarah Mulhern di Lake Forest?
Ah, no.
Scusi.
Riaggancio e mi soffio nelle mani per scaldarle. Sono un cretino. Qualcuno finir con il vedermi qui
alla stazione, di ritorno in citt dopo anni, mentre chiamo da un telefono a gettoni. Nessuno usa questo
telefono. Ma poi, ripensandoci, nessuno si sorprender. Si saranno aspettati qualcosa del genere da me -
sanno quello che era accaduto - che abbia toccato il fondo e che sono senza casa o tossicodipendente.
Un altro numero sbagliato e poi:
Sarah?
S?
Sarah Mulhern?
S?
Sarah Mulhern di Lake Forest?
Una pausa e poi, con voce incerta: S....
 da quattro anni che non ci vediamo, ma  carina con me fin dal primo momento. Parliamo
dell'ultima volta che ci siamo visti, di quando fummo costretti a uscire di soppiatto da casa sua in modo
che lei potesse portarmi a casa in macchina, e di come il padre mi avrebbe fatto fuori con le sue mani.
 morto sai, l'anno scorso.
No, non lo sapevo, a dire il vero. Mi dispiace.
Cristo. Non so cosa dire, a questo punto, ma poi le chiedo se per caso va anche lei domani al
matrimonio di Polly, dato che erano in classe insieme. Mi dice di no. Le chiedo se ha tempo per
mangiare qualcosa con me o per prendere un caff, uno dei prossimi due giorni.
Mi dice che qualunque sera va bene.
Il matrimonio  meravigliosamente normale. Avevo disperatamente desiderato che si trattasse di un
matrimonio del tutto privo di sorprese, quanto pi compassato e tradizionale possibile. L'idea in s del
matrimonio mi ha sempre spaventato a sufficienza, ma la possibile deviazione dalla norma lo rende ai
miei occhi ancora pi assurdo. Non riesco a liberarmi dal ricordo del matrimonio di Beth, sei mesi
prima. Lo sposo, James, era un simpatico giovanotto biondo e con la faccia da bambino, e il tutto si era
svolto su un terrazzo in un villaggio di cottage a picco sul Pacifico, dalle parti di Santa Cruz.
Beth da sempre sognava un matrimonio sulla spiaggia, a piedi nudi, in bianco, sulla sabbia, col vento
nei capelli e tutti noi di fronte alle onde sciabordanti dell'oceano al tramonto. Ma era stato impossibile
ottenere il permesso, per cui alla fine si era dovuta accontentare di quel remoto gruppetto di case che
comunque, con o senza spiaggia, era un posto meraviglioso, tutto di un verde tenero e di un bianco
smagliante, anche se ovviamente io e Toph avevamo fatto appena in tempo ad arrivare.
Eravamo gi in ritardo per conto nostro, perch eravamo andati a comprare un paio di pantaloni per
Toph e stavamo attraversando San Francisco con la nostra automobilina rossa, su per la statale tutta
curve, diretti verso casa per cambiarci. Ci eravamo fermati a un semaforo in cima alla collina.
All'improvviso un urto terribile, un sobbalzo in avanti, uno schianto di vetri in frantumi. Eravamo stati
centrati in pieno alle spalle da un camioncino o qualcosa del genere.
Una donna tra i quaranta e i cinquanta, in una Jeep Grand qualcosa, una macchina gigantesca.
Nell'auto, oltre alla donna c'era la famiglia al completo, due ragazze adolescenti, il marito, tutti ben
vestiti, normali. Ci osservarono dall'alto dei loro finestrini con un'aria di vaga preoccupazione. Il sole
picchiava proprio sulle nostre teste. Per un minuto rimasi imbambolato sulla strada, davanti ai
frammenti di vetro che scintillavano sull'asfalto. Ci spostammo poi sul bordo del marciapiede, confusi.
Io mi sedetti, mentre Toph, in piedi di fronte a me, mi guardava.
Tutto bene?
Fatti da parte, non riesco a vederti con il sole in faccia. Ecco, cos va meglio. Tutto bene, tutto
bene.
E adesso che facciamo?
Dobbiamo andare. Siamo in ritardo.
Avevamo un'ora di tempo. La nostra auto era praticamente dimezzata. Non esistevano pi il paraurti
posteriore e il lunotto, il portellone era tutto storto e malandato e non si chiudeva pi. Ci scambiammo
le generalit e le informazioni del caso, e la donna si offr di chiamare per noi un carro attrezzi, ma non
avevamo tempo, e dato che quando tentai di metterla in moto la macchina si accese, decidemmo di
ripartire. Tornati a casa, ci cambiammo d'abito, fiondandoci poi nuovamente in macchina gi per la
collina e da l in autostrada, col vento che fischiava dal lunotto aperto, in direzione sud, verso San Jos,
all'aeroporto dove caricammo Bill il quale, seduto dietro con il vento che turbinava nell'abitacolo, parve
trovare la cosa estremamente buffa, mentre io in cuor mio avevo una paura fottuta che ci potesse essere
una perdita dal serbatoio e che i fumi di benzina presto si sarebbero infiammati facendoci esplodere in
corsa, il che sarebbe stato fin troppo appropriato...
Procedevamo dunque cos, patetici e fragorosi. La terra era bianca di nebbia, il verde era in realt
grigio, l'oceano invisibile. Io e Toph non possedevamo nulla che anche lontanamente si avvicinasse al
concetto di abbigliamento elegante, per cui era andata a finire che entrambi ci eravamo infilati delle
camicie bianche spiegazzate e delle cravatte sfilacciate appartenute a mio padre. Tutti capirono chi
eravamo, che eravamo quelli.
Facemmo conoscenza con il reverendo, una lesbica agnostica, di nome Reverendo Jennifer Lovejoy,
dalla lunga veste e dai lunghi capelli scarmigliati color dell'acciaio. Andammo quindi a salutare i
rappresentanti della mia famiglia. Prima la cugina Susie, arrivata dalla campagna del Massachusetts e
che, a testimonianza dello shopping fatto in paese, indossava un cappello di seconda mano alto trenta
centimetri con quattro uccellini di paglia cuciti in cima. Poi c'era zia Connie, sorella di mio padre e
musicista New Age (la sua musica porta la denominazione di Musica del Sacro Spazio) arrivata da
Marin all'ultimo momento con grande sorpresa di tutti, anche se senza il suo pappagallo parlante o
cacatua, che di solito le stava sempre posato su una spalla. A un certo punto chiuse in un angolo me e
John, che era appena arrivato e che per tutta la strada si era fatto una birra dietro l'altra, e per una
quindicina di minuti ci parl diffusamente della possibilit che il governo occultasse alla gente le visite
dagli alieni sulla terra. Ovviamente si trattava di qualcosa di cui aveva una diretta conoscenza, dato che
da tempo riceveva messaggi dallo spazio sul suo computer. Le chiesi come faceva a sapere che i
messaggi arrivassero dallo spazio e non, per esempio, da America On Line. Mi osserv con uno
sguardo compassionevole, uno sguardo che diceva: "Be', se ti devo spiegare anche questo...".
Io e Bill dovevamo marciare, secondo tradizione, con la sposa, per consegnarla poi al marito. Era
stata lei a chiedercelo, e noi ovviamente avevamo detto di s, certo, sarebbe stato bello, anzi, un onore.
Ma poi, mentre io e Bill eravamo l in attesa nella nebbia che cominciava a diradarsi, Beth decise che,
ripensandoci, non le piaceva questa storia, di "consegnare la sposa", con le sue allusioni patriarcali, e
che avrebbe invece marciato da sola, in piena autonomia. Per cui io e Bill ci andammo a sedere in prima
fila e aspettammo l il suo arrivo, mentre Connie si lamentava della qualit della musica prenuziale
(Mark Isham, ipotizz con un sospiro).
Ma la musica era destinata a cambiare ben presto. Quando Beth e James si unirono nella marcia
nuziale, sotto un cielo finalmente immacolato, le prime note ci raggiunsero da alcuni altoparlanti
piazzati sul patio, e non era la marcia nuziale, bens... fui colto dal panico e lanciai un'occhiata ansiosa
tra i convitati, perch quella canzone mi pareva, s, era, oh no, era senz'altro...
Quella canzone era Beth dei Kiss.
Versione originale.
E Beth era a piedi nudi.
Pensava davvero che fosse divertente? Di certo non poteva aver pensato che...
C'era una rupe a poche decine di metri di distanza, e mi dissi che forse nessuno avrebbe notato se
fossi sgusciato via in silenzio, mentre tutti assistevano all'ingresso della sposa, e mi fossi andato a
buttare di sotto.
Per il matrimonio di Polly, il primo per me dopo quello di Beth, mi abbarbico dunque alla speranza
di una cerimonia nuziale semplice, ordinaria, di una protestante sobriet. Si svolge in una chiesa, la
Prima Presbiteriana di Lake Forest, il che  gi un buon segno, e ci  stato chiesto di indossare un abito
formale, il che va anche meglio. Il ricevimento  allo Shore Acre, un club nella citt vicina in cui Bill
un'estate aveva lavorato come cameriere. Bel posto. Rispettabile.
Al ricevimento l'argomento di conversazione pi popolare  l'operazione di cambiamento di sesso di
Ken Kopriva. Il signor Kopriva, uno degli insegnanti di inglese nonch nostro indomito e ispirato
allenatore di calcio, ha annunciato che dopo una primavera di cure ormonali e un'operazione chirurgica
fatta nel corso dell'estate, torner in autunno come Karen. Non riusciamo a crederci.  la cosa pi
incredibile che ci sia capitata di sentire dai tempi di Mister T.
Quando l'argomento si  esaurito, arriva l'inevitabile:
Come sta Toph? chiede Megann.
Arranca.
Quanti anni ha adesso?
Non riesco mai a ricordarmelo.
E dov'? Questa volta tocca ad Amy.
Curioso che tu me lo chieda, dato che  da un po' di tempo ormai che  in giro in autostop e...
La conversazione si dissolve e ci fissiamo l'un l'altro. Sanno che non sono come loro. Sono diverso,
sono deforme, sono vecchio di cent'anni. Passer tutto domani alla ricerca dei resti dei miei genitori.
Come va la rivista? chiede Barb.
Non durer a lungo.
Come mai?
Illustro la situazione. Siamo tutti esausti, stanchi di dover fare altri lavori, di dover trovare
finanziamenti, di essere costretti a spostarci a New York o chiudere la baracca. In realt  l'ultima delle
cose di cui vorrei parlare, a cui vorrei pensare. Non voglio parlare dei miei fallimenti, o dei loro. Forse
siamo tutti degli sfigati. Che cosa ci sta succedendo di particolare? La celebrit della serata  un tizio, il
ragazzo di una compagna di college di Marny, conduttore di un programma per bambini di Chicago,
apparso, anche se con una sola battuta, in Space Jam, per non parlare poi del ben pi significativo ruolo
in un recente spot pubblicitario per una marca di cereali.  il nostro idolo.
La met di noi parla di trasferirsi. Flagg si  trasferito a New York per andare a fare un dottorato, e
anch'io ci sto pensando. Ma quello che in realt desidero pi di ogni altra cosa  di farmi un bel
bagnetto caldo di amici, di fare un salto nel loro mucchio profumato di foglie secche e strusciarmi
contro di loro, senza pi parole addosso n vestiti.
Invece siamo tutti qui seduti a parlare e ad aggiornarci su questo o su quello. C' una band di tre
donne con i capelli cotonati che suona cover degli anni Cinquanta. La gente comincia ad andare fuori.
Coppie anziane qua e l iniziano a ballare. Non mi piacciono queste coppie anziane che monopolizzano
il matrimonio di due giovani, coppie anziane ovunque, intente in danze goffe, troppo lente o troppo
veloci, come quella donna in lam dorato che, mentre la band sta suonando i Beach Boys, si esibisce in
una specie di tango, come se dovesse schiacciare intere file di formiche con i tacchi vertiginosi delle sue
scarpe, in volto un'espressione alla "evvai!", "fico!", o...
Vorrei buttarmi contro la vetrata, uscire nel giardino del club e correre a gettarmi nel lago Michigan.
O anche solo andare a fare due passi. Ma fa troppo freddo. E non ho le scarpe adatte. Potrei salire di
sopra. Potrei prendere tutti con me e convincerli ad andarcene. Voglio tutti noi in un lettone, nudi. Va
bene, anche non nudi...
Lo sposo e la sposa se ne vanno, se ne vanno anche le coppie anziane, e se ne va anche il tizio che in
bagno mi ha stretto la mano con insistenza, mentre eravamo ognuno di fronte al proprio orinatoio, e
che a un certo punto  stato buttato fuori perch aveva ingaggiato una specie di rissa con la propria
fidanzata, e rimaniamo noi per ultimi, seduti in cerchio, il sudore secco sulla pelle, incerti sul da farsi, se
andare a casa di qualcuno o in un bar, dopo tutto  solo mezzanotte, per poi finire tutti a casa di
Megann a mangiare biscotti in cucina e a guardare le foto appese sul frigorifero, come abbiamo fatto
migliaia di altre volte, stando attenti a non svegliare i suoi genitori che dormono al piano di sopra.
Ognuno si  trovato un letto vuoto e io al mattino mi sveglio in camera del fratello di Megann. Lui 
all'universit e la sua stanza  buia, il pavimento ricoperto di una spessa moquette, i muri occupati da
mobili in mogano, trofei di hockey, foto di squadra. C' anche una mazza autografata da Denis Savard.
Porto Marny a casa.
E mi rimetto al lavoro.
Un'ora dopo sto attraversando il giardino della mia vecchia casa. La cassetta delle lettere  nuova,
hanno aggiustato quel palo rotto e hanno anche ridipinto la porta d'ingresso.
Sto gi male per questa povera gente. Hanno commesso un errore permettendomi di entrare. Che
cosa accadr? Non avrebbero dovuto invitarmi. Se non mi avessero invitato avrei capito perfettamente.
Invece il padre ha chiamato e ha detto che potevo andare, per cui eccomi qui. Sar una brutta
situazione. Succederanno cose. Far qualche passo falso e dir frasi che avrebbero preferito non sentire.
No, no, far il bravo. Andr tutto bene.
La porta si apre. Sono tutti l. Ma vanno sempre ad aprire la porta in gruppo? Ci sono tre bambini
piccoli, sotto i sette anni, due maschietti e una femminuccia, il padre, con uno spesso maglione e dei
grandi baffi, e la madre con i capelli a caschetto. I bambini gli si nascondono dietro, facendo capolino
da dietro le loro gambe. Stringo la mano all'uomo. Mi fanno entrare.
Non ha alcun senso che mi facciano entrare a vedere casa loro. La sola cosa che sanno di me  che
una volta vivevo l. Mi domando se in realt sanno che cosa  accaduto in questa casa. Immagino di s.
Perlomeno i genitori. Non i bambini, cos piccoli e perfetti. Non dir nulla, io.
Ci dirigiamo immediatamente in cucina e... quanta luce! La stanza  inondata di luce. Mi guardo
attorno rapidamente in cerca della fonte di tutta quella luce. I muri sono stati ridipinti, la perlinatura di
legno  scomparsa, cos come sono spariti anche dei muri. Hanno buttato gi dei muri! I pensili di
cucina sono stati eliminati, spostati o sostituiti. C' una finestra nuova, oppure l'hanno fatta pi grande.
Non sono sicuro. Non sono in grado di dire cosa ci sia di differente perch tutto  differente. E piccolo.
Sembra una casa per gente piccola. Eppure sono persone di altezza media.
Facciamo il giro della casa. Chiamano il salotto tinello e viceversa. Hanno tolto la moquette,
riportando alla luce i pavimenti di legno, e ovunque le pareti sono verniciate di fresco. I soffitti sono
stuccati e ci sono anche dei lucernari! Parliamo, e io gli chiedo come hanno fatto questo e quello.
Domande tecniche.
Questa cornicetta  nuova?
Questo  cartongesso?
E ben presto divento non l'ex abitante di questa casa, non una sorta di masochistica bizzarria, ma un
amichevole vicino di casa con la passione del bricolage.
Al piano di sopra le camere da letto sono allegre, rosa, azzurre, per la bambina e i maschietti. Camera
mia  irriconoscibile. La tappezzeria a foresta autunnale non c' pi, come non ci sono pi i miei
disegni. Anche la moquette  andata, come lo specchio sulla porta del ripostiglio. La porta rotta  stata
sostituita.
Ogni cosa  ordinata, pulita, i giocattoli sono lucidi e rotondi. Il bagno dei bambini  decorato con
motivi infantili, piccoli spazzolini da denti blu e rossi e gialli sono disposti sul lavandino. La camera da
letto principale  quella con il lucernario. Non avevamo mai pensato a un lucernario. Buon Dio, un
lucernario. Questa stanza adesso  talmente luminosa, e dove una volta c'era il ripostiglio con tutti gli
abiti di mio padre, dove c'erano i suoi odori di cinture di pelle e tabacco e lucido da scarpe adesso c'...
c' una Jacuzzi.
Chiedo loro come, come tutto questo...
Ci abbiamo speso un sacco di tempo dice il padre e sbuffa, con una sorta di fischio, come a
sottolineare quanto lavoro avesse richiesto la casa.
S dico. In effetti gli ultimi tempi l'avevamo lasciata un po' andare.
Torniamo al pianoterra, i bambini ci seguono. La lavanderia  stata tinteggiata, la moquette  nuova.
Il bagno accanto al garage non ha pi la tappezzeria con le scritte fiche. Attraverso la finestra alta e
stretta del bagno il giardino ha l'aspetto di sempre, solo  bianco di neve e punteggiato di giocattoli
colorati di plastica e slitte rosse.
Il cielo  bianco. Sono alla spiaggia. Sono alla spiaggia perch ho bisogno di un telefono, e mi rifiuto
di sbrigare questo affare alla stazione ferroviaria, nel mezzo della citt. Chiamo la segreteria di Eric e
Grant per vedere se l'oncologo ha richiamato. Non ha richiamato. La spiaggia  vuota. Il freddo 
terribile. Ci saranno venti gradi sotto zero.
Cammino dal parcheggio fino al sentiero lastricato in mattoncini osservando le panchine, ognuna
donazione di qualcuno e recante una dedica. Decido che comprer qualcuna di questa panchine per
dedicarne una a mia madre e forse un'altra a lui, o forse una sola per tutti e due. Dipende dal costo. La
maggior parte delle dediche consiste semplicemente nell'iscrizione di un nome, ma su una si legge:
Le rose sono rosse,
le viole sono blu
noi amiamo questa spiaggia
speriamo pure tu.
Cristo. Credo di poter fare di meglio.
Prender una panchina. Convincer Beth e Bill a contribuire. Finalmente faremo qualcosa. Ce lo
possiamo permettere. Glielo dobbiamo...
Il che mi fa venire in mente - e al ricordo mi sfugge un gemito - che il modulo di assistenza
finanziaria per la scuola superiore di Toph va consegnato domani. Abbiamo fatto richiesta di iscrizione
a cinque o sei scuole private e adesso dobbiamo inviare un modulo per la richiesta di borsa di studio a
un centro nazionale che si occupa di queste cose. Non l'ho fatto prima di partire, perch dovevo
precipitarmi a prendere l'aereo, e adesso eccomi qui, al lago, con tre ore a disposizione per raggiungere
un Federal Express.
Vado in macchina a prendere il mio zaino, quindi sistemo il modulo su uno dei tavoli da picnic
vicino alla guardiola del custode. Come sempre, vengo messo subito fuori combattimento dalle
domande. Non so nulla o dimentico tutto immediatamente, in questo campo. Codici fiscali, numeri di
conto corrente, ammontare dei nostri risparmi. Beth sa queste cose.
Telefono dall'apparecchio che si trova sotto la pensilina del bar, tutto bagnato dell'acqua dei
ghiaccioli che lo sovrastano. Asciugo le piccole pozze che vi si sono formate - l'acqua  pi calda di
quanto mi aspettassi - e chiamo Beth a San Francisco. Beth sa perch mi trovo a Chicago, ma non
capisce perch mi trovi gi al lago in dicembre.
Non so perch. Sono qui e basta. C' un telefono. Fa freddo.
Ti devo richiamare.
Beth, sto congelando.
Sono al telefono. Dammi il numero di dove ti trovi.
Beth, qui siamo sotto zero.
Siamo cosa?
Sotto zero, Beth
Ti richiamo tra dieci minuti.
Le do il numero e mi siedo a uno dei tavoli. Cerco vari modi per tentare di conservare calore. Fa
meno freddo stando immobili o muovendosi? Credo di sapere che si sta pi caldi se ci si muove, ma per
un minuto gioco con il pensiero di poter stare immobile e riuscire a regolare a piacimento la mia
circolazione sanguigna. Tenendo gli occhi chiusi e facendo dei respiri profondi, cerco di far accelerare il
sangue nelle mie vene, mi immagino intento a osservarlo, mi figuro convettori e cunicoli... per cinque
minuti, forse dieci,  come se mi assopissi, pensando alla vita su altri pianeti.
Il telefono squilla. Beth  scocciata.
Senti, dobbiamo farlo proprio adesso?
S.
Perch?
Perch la scadenza  domani.
E perch non l'hai fatto prima?
Direi che non importa saperlo, a questo punto.
...
Ascolta, sono sempre a un telefono a gettoni. Alla spiaggia. Di fronte al lago. Ed  inverno.
L'inverno  freddo. Possiamo sbrigare una volta per tutte questa faccenda?
Va bene.
Verifichiamo tutti i numeri.
Grazie. Questo  tutto. Ciao.
Per abitudine - di solito telefono a Bill subito dopo aver chiamato Beth - chiamo Bill e Toph a L.A. e
trovo la segreteria. Senza dubbio saranno in spiaggia, una vera spiaggia calda, e staranno guardando le
donne che giocano a pallavolo. Blatero qualcosa nella segreteria, riaggancio. Passano due uomini che
fanno jogging, avvolti in maglioni dei Chicago Bears. Mentre mi passano accanto mi osservano, forse
perch sono seduto a un tavolo da picnic con una penna in bocca, circondato di documenti. Finisco di
riempire i moduli e li risistemo dentro lo zaino.
Tornando al parcheggio, dopo il baretto, premo la fronte contro la finestra della guardiola.
All'interno, proprio dietro la scrivania di chiunque sia la persona che di lavoro fa il tizio seduto a una
scrivania di fronte a una spiaggia, ci sono le foto di almeno una quindicina di bagnini, tutti in costume,
tutti vestiti in arancione, tutti sorridenti, tutti con denti estremamente bianchi e con capelli
estremamente biondi o argentei. Ce ne sono alcuni che riconosco. La foto deve essere di cinque o sei
anni fa. E nell'ultima fila c' Sarah Mulhern.  proprio come me la ricordo: abbronzata, occhi azzurri,
tristi, capelli biondi, formosa. Sapevo che era una bagnina ma non l'avevo mai vista al lavoro, sar stato
in quella spiaggia centinaia di volte e non ho mai notato n lei n questa foto. E adesso...
Troppo strano. Prendo un appunto sul mio taccuino.
Arrivato in macchina butto lo zaino sul sedile posteriore e mi dirigo di nuovo al telefono per
chiamare Beth.
Ti devo fare una domanda.
S.
Riguardo alle ceneri.
Cosa?
Mi hai sentito.
Oh, no. Di chi?
Di tutti e due, dell'uno o dell'altro.
Cosa vuoi sapere?
Non le hai mai ricevute, giusto?
Giusto. E non ti hanno mai chiamato per dirti di loro o roba del genere?
S che hanno chiamato.
Cosa vuoi dire?
Hanno chiamato circa un anno fa.
Hanno chiamato? E chi?
Ma te l'ho detto.
No che non me l'hai detto.
S, invece. Hanno chiamato e avevano le ceneri. Perlomeno quelle della mamma. Era da un sacco di
tempo che cercavano di rintracciarci.
Dove?
A Chicago, a Berkeley, dappertutto.
E tu che cosa gli hai detto? Non te le sei fatte mandare?
No.
No? E dove sono adesso?
Gli ho detto che non le volevamo.
Non dirmelo.
Certo che gliel'ho detto. Che ci volevi fare con un mucchietto di stupide ceneri?
Ma hai fatto tutto questo senza consultare me o Bill? Ma tu proprio...
Devo smettere di fare domande. Ogni volta che faccio una domanda, a Beth o a chiunque altro,
aspettandomi che la risposta sia benevola o appena disturbante, succede invece che la risposta  assai
pi imprevista e spaventosa di quanto avrei mai potuto immaginare...
Io proprio cosa?
 arrabbiata.
Sono troppo debole per sostenere la situazione.
Niente.
Riaggancia.
Questa poi... Mi piaceva che la situazione fino a ora fosse stata cos vaga. Dove saranno? Era una
buona domanda. Dove saranno sepolti? Altra domanda interessante. Questa era l'aspetto fantastico dei
modi di mio padre. Sapevamo che gli era stato diagnosticato un cancro, ma non sapevamo quanto fosse
malato. Sapevamo che si trovava all'ospedale, ma non sapevamo che fosse cos vicino alla fine. Ci
sembr sempre curiosamente appropriato il fatto - che peraltro in un certo senso complet la sua
dipartita e quella di mia madre - che le sue ceneri non ci avessero mai raggiunto in California, e che noi
ci fossimo trasferiti di qua e di l in un perenne vagabondare. A un certo punto avevo dato per scontato
che i resti fossero andati a finire chiss dove, e che la facolt di Medicina o chi per essa fosse venuta
meno ai propri obblighi, che qualcuno insomma avesse sbagliato, scordato. Ma adesso, sapendo che
Beth sapeva, e che loro erano davvero spariti, gettati via, e che avremmo avuto una possibilit...
Ma adesso sapere...
Siamo dei mostri.
Mi fermo a un telefono a gettoni al 7-Eleven appena fuori citt, che adesso  chiuso. Chiamo Les
Blau. Risponde sua moglie.
Oh, ciao!
Ciao.
Dove sei, a San Francisco?
A dire il vero sono a Chicago, Highwood per la precisione.
Ma non mi dire. Allora siete anche vicini, perch Les  da quelle parti in ospedale.
Oddio.
No, no, niente di grave, solo un'infezione. Sta bene. Una gamba. Fa spavento perch  tutta gonfia,
ma andr a posto in pochi giorni.
Ecco, a dire il vero volevo solo fare due chiacchiere con lui, o con tutti e due, per qualche minuto,
ma richiamer magari quando...
Ma no, vai pure a trovarlo.  all'Highland Park Hospital. Sono sicura che gli far un gran piacere.
Le dico di no, che non mi pare il caso, che mi sentirei a disagio...
Non essere sciocco. Vacci.
Dieci minuti dopo sono nel parcheggio dell'ospedale, dentro la macchina. Da qui posso vedere la
camera dove avevano messo mia madre, la camera del compleanno. Esco e cammino intorno
all'edificio, fino al pronto soccorso. Le porte si aprono con un fruscio. Voglio essere al pronto soccorso
e voglio che accada qualcosa. Voglio essere l la notte del sangue dal naso. L'avevano portata prima di
tutto qui, per aumentarle il conteggio dei globuli bianchi e fermare l'emorragia.
La sala d'attesa sembra piccola, tutta rosa, pesca e malva, come una casa da villeggiatura della
Florida. Mi siedo in una delle morbide e ampie poltrone.
Niente succede, niente ritorna.
Alla tv ci sono i 49ers che giocano.
L'infermiera al bancone mi sta osservando.
Fanculo.
Me ne vado e faccio nuovamente il giro dell'ospedale. Entro dall'ingresso principale, chiedo il
numero della camera di Les e lo chiamo.
Mi chiede se sono in citt e io dico di s. Dice che dovrei andare a fargli visita, una di queste volte,
che lui sar all'ospedale solo per qualche giorno, ma quando sar uscito, forse anche domani...
Gli dico che sono gi l.
A Highland Park?
In realt mi trovo qui all'ospedale, gi nell'atrio.
Ah. E come mai?
Mento. Mah, dovrei vedere un medico intorno alle cinque e mezzo, un oncologo, per cui pensavo...
Sono quasi le cinque e mezzo, adesso.
Ecco, non  che sia un appuntamento vero e proprio, posso anche vederlo dopo.
Vuoi fare un salto su?
S.
 la D-34.
Lo so.
 al quarto piano. Lo stesso edificio che ha ospitato mia madre nelle sue varie emergenze, lo stesso
ospedale dove mio padre  morto. Stesso piano. Probabilmente anche lo stesso piano.
L'ultima volta che vidi mio padre fu con mia madre, Beth e Toph. Attraversammo il corridoio,
aprimmo la porta e fummo assaliti dall'odore. Fumo. Lo lasciavano fumare in ospedale. La camera era
grigia, nebbiosa, e lui era l seduto sul suo letto, le gambe incrociate, le mani intrecciate dietro la nuca.
Un gran sorriso. Si stava divertendo un casino.
Spingo la porta pesante e silenziosa davanti a me, ed ecco Les Blau, il solo amico di mio padre di cui
sia mai stato a conoscenza.
Nell'istante stesso in cui entro in camera vorrei andarmene. La stanza  scura e Les  a torso nudo.
La sola luce accesa  sulla sua testa, un alone soffuso color ambra proprio sopra di lui.
Quant' strano tutto ci. Sembra parecchio pi malato di quanto non dovrebbe essere. Perch  a
torso nudo? Dio che strano. Forse anche lui sta morendo. Peluria grigia su tutto il suo corpo.
Ci stringiamo la mano. Si  fatto crescere la barba, grigia e ben curata.
Mi siedo nella penombra, ai piedi del letto, vicino ai suoi piedi.
Per un minuto rifletto tra me e me.
Gli chiedo della sua infezione La sua gamba  scolorita, infiammata, gonfia come quelle di Braccio di
Ferro.
Non me la sento pi di porre a Les le domande che avevo intenzione di fargli, e che stavo scrivendo
sul mio taccuino non pi di mezz'ora fa in macchina, nel parcheggio, mentre ascoltavo rock anni
Ottanta alla radio. Mi obbligo a iniziare, rimanendo sul vago riguardo ai motivi per cui volevo vederlo, e
chiedo alcune cose...
Le prime parole che Les dice sono:
Be', non so quanto sar in grado di illuminarti sull'animo di tuo padre.
La sua voce  pacata, misurata. Tiene le braccia in grembo, immerso nella luce ocra della stanza,
quella stanza che altrimenti sarebbe marrone.
Questo sarebbe il modo giusto di morire. Cos  correttamente drammatico, cos va bene, di sera,
con questa luce. Il modo in cui  morto mio padre invece era stato tutto sbagliato, da solo, nel bel
mezzo della giornata.
Era caduto nuovamente, questa volta nella doccia.
Chiam Beth, che corse da lui e lo trascin fino al letto. Poi l'ambulanza. Sarebbe dovuto rimanere
per una settimana circa, tirarsi un po' su, cose che succedono. In fondo aveva ricevuto la sua diagnosi
solo pochi mesi prima. Dopo una settimana invece il dottore aveva chiamato, aveva detto che le cose si
mettevano male e che sarebbe potuto accadere in qualunque momento.
Mia madre ci fece su una risata, incredula. Andarono lei e Beth.
Rimasero per un po' sedute nella stanza, avvolte dal fumo.
Tornate pi tardi disse lui. Vorrei dormire un po'.
Tornarono a casa in auto.
Non se ne andr oggi disse mia madre, come divertita da tutto quel preoccuparsi. Non se ne
andr oggi n domani n la prossima settimana. Semplicemente  entrato in ospedale.
Dopo un'ora era gi morto.
Era il guidatore migliore che io abbia mai conosciuto sta dicendo Les. Il modo in cui si
insinuava... era proprio la parola che usava lui, insinuarsi... "Guarda come mi insinuo in questa corsia..."
diceva. Incredibile. Cambiava corsie, guidava sul ciglio della strada...
Gli racconto di quando mio padre si era comprata quella macchina, la Nissan 280, l'unica macchina
nuova che egli abbia mai avuto, e che la prima cosa che aveva fatto era stata quella di personalizzarla.
Aveva messo un posacenere sulla portiera laterale e aveva tagliato le fasce diagonali delle cinture di
sicurezza. Tutti noi sapevamo che non era un fan delle cinture di sicurezza, dato che pensava che la
legge sulle cinture di sicurezza fosse una violazione dei diritti civili e un atto incostituzionale. Ma la cosa
strana era che avesse tagliato non solo la sua ma anche quella del passeggero...
La porta si apre.  la signora Blau.
Sei venuto, dunque.
Levo lo sguardo sui di lei alzando le spalle.
Vi lascio soli per qualche minuto dice, ed esce nuovamente.
Il telefono squilla. Les prende il ricevitore.
Oh, ciao. Ti posso richiamare?
Arriva il pranzo. Mi offre del dolce.
No, grazie.
Della zuppa?
No, grazie.
Chiedo a Les se pensa che mio padre si sia sentito solo mentre moriva.
Il telefono squilla di nuovo. Questa volta parla pi a lungo. Quando riaggancia, non torna alla mia
domanda e io non la ripeto.
La signora Blau rientra, e tutti e tre chiacchieriamo per qualche minuto. Poi me ne vado. Nel
parcheggio parlo per un po' dentro al microfono del mio registratore, dato che mi sono gi dimenticato
la gran parte delle cose che Les ha detto.
Al mattino, io, Grant ed Eric facciamo colazione in un caff e osserviamo i passanti in jeans e
giacche di pelle.
E allora, che cosa hai fatto ieri? chiede Grant.
Niente di speciale. Sono andato a Lake Forest e ho girato un po'.
Mi ricordo che ho visto sua madre. La mamma di Grant cammina per miglia e miglia ogni giorno, su
Western Avenue. L'ho superata in macchina.
Vi siete salutati? chiede.
No, non mi sono immediatamente reso conto che era lei.
Oh, peccato.
Gi.
E oggi cosa farai?
Forse ritorno da quelle parti.
Per fare?
Non lo so. Non granch. Magari vado a scuola.
Grant mi osserva per un secondo. Forse ha capito.
Be', saluta anche per me la vecchia Scuola Superiore di Lake Forest.
Il signor Iacabino, proprietario delle pompe funebri, non c'. La persona presente in ufficio  pi
giovane di me e porta un paio di occhiali su un paio di occhi enormi e stupiti. Si chiama Chad. Entro
scuotendo via la neve dalle scarpe. Gli dico che spero di recuperare dei documenti, che sto raccogliendo
delle cose, che loro si sono occupati dei miei genitori, che sono in cerca di qualsiasi documento possano
ancora avere.
Mi faccia fare una telefonata dice.
Scompare per andare a chiamare il signor Iacabino a casa, lasciandomi da solo. Nella stanza ci sono
dodici bare in esposizione, ciascuna con un suo nome a seconda dello stile e della qualit. Essendo la
citt quella che , le bare sono di un gusto eccessivo, ognuna pi lucida e preziosa dell'altra. Una si
chiama Ambassador. Un'altra sembra fatta d'acciaio. Mi scrivo alcuni dei nomi nel mio taccuino che di l
a poco perder. Io non sar sepolto. Lo giuro a me stesso. Io sparir. O magari il giorno in cui io
morir esisteranno delle macchine che utilizzeranno tecnologie avanzatissime e fibre ottiche che
faranno evaporare la gente poco dopo la morte, senza neppure bruciarle. Gli addetti a queste macchine
entreranno nella stanza del morto, le monteranno - saranno macchinari portatili - e spingendo un paio
di leve la persona scomparir all'istante. Non ci saranno pi corpi rinchiusi e trasportati in giro, niente
pi ispezioni, imbalsamazioni, vestizioni, acquisti di buchi nella terra, costruzione di elaborate scatole
rinforzate, doppio strato...
O magari invece mi far lanciare nello spazio. Oppure a quel punto la gente, cio i morti, verranno
sistemati in torri alte chilometri e chilometri sopra la terra. Perch non torri alte chilometri, piuttosto
che buche profonde pochi metri? Certo, ci sarebbero delle difficolt, per ingegneri e architetti, e poi ci
sarebbe il problema dello spazio. Ma si potrebbe riservare dello spazio apposta. Per esempio la
Groenlandia, che  grande e bianca come il paradiso...
Qualcosa di suo gradimento? chiede Chad, alle mie spalle.
Ridacchio. Buona, questa.
Ha una cartella con le ricevute. Ci sediamo insieme a un tavolo nero lucido, di solito usato per la
pianificazione dei servizi funebri.
Ecco quello che abbiamo.
Nella cartelletta ci sono pagine che indicano che la Wenban Pompe Funebri ha ricevuto i due corpi,
ha organizzato il servizio funebre per mio padre e ha supervisionato la donazione.
I moduli e le ricevute per il servizio funebre di mio padre recano la firma di Beth. Mi piacciono
queste carte. Sono una prova, l'unica vera prova che abbiamo.
E questo  tutto? chiedo.
Esatto.
Chiedo se pu farmi delle copie dei documenti. Mi dice che non vede perch no. Andr a farmele al
piano di sotto. Ci vorr un secondo.
Le scale partono dal centro della stanza. Lo osservo sparire. Sul muro dietro di me c' un display con
delle offerte speciali sulle lapidi. Grandezza, materiali, stili differenti e vari generi di diciture. Le opzioni
sono parecchie. Si pu avere prima il nome o prima la data, o magari nessuna data del tutto. Oppure,
prima del nome, un'espressione del tipo "Diletto" o "Per l'eternit". Forse dovrei acquistare una pietra
tombale. Ecco, una pietra tombale sarebbe una buona cosa. Una pietra mi metterebbe in salvo,
rimedierebbe a tutti i danni che abbiamo gi commesso, a tutte le cose a cui abbiamo rinunciato o che
abbiamo perso.
Chad sale le scale. Ha in mano una piccola scatola marroncina. Posa la piccola scatola marroncina
sul tavolo proprio di fronte a me.
Questa poi  strana dice. Ero al piano di sotto alla macchina fotocopiatrice, e giusto per scrupolo
ho guardato negli scaffali, e guardi cosa ho visto.
L'etichetta sulla scatola di cartone  scritta a mano:
Heidi Eggers
Vuole dire che...
S, devono essere le sue ceneri. Probabilmente ci sono state rispedite. Non so come mai non vi
sono state inviate...
Tocco la scatola.
Dio Santo.
Chad  in piedi di fronte a me. Torno gi a finire di fotocopiare questa roba.
Se ne va di nuovo.
La scatola misura una trentina di centimetri per lato ed  sigillata con del nastro adesivo trasparente.
 semplice, quadrata, marrone, come doveva essere quando ci era stata spedita. L'etichetta indica che
era stata inviata dalla Associazione Donatori. Da quanto tempo  qui? Non riesco a distinguere il timbro
postale.
Devo chiamare Beth. Non chiamo Bill. Bill non vorr ascoltare questa storia. Ma Beth...
Non chiamer neppure Beth. Beth si arrabbierebbe.
Chad fa ritorno con le fotocopie.
Lo ringrazio, metto insieme le carte sistemandole in una cartelletta all'interno del mio zaino, quindi
mi alzo. Prendo la scatola e...
Non so esattamente quanto mi aspettassi che pesasse, ma  pesante. Un chilo e pi.
Esco.
Il freddo  pazzesco. Do le spalle al vento, proteggendo la scatola. Cammino fino alla fiancata della
macchina, facendo attenzione a non scivolare sul ghiaccio, quindi apro la portiera e salgo.
Mi giro verso la scatola.
La scatola  mia madre, solo pi piccola.
La scatola non  mia madre.
 mia madre, quella scatola?
No.
Ma poi su quella scatola vedo il suo viso. La mia mente malata mi fa vedere il suo viso sulla scatola.
La mia mente malata vuol peggiorare la situazione, facendola diventare spaventosa e intollerabile. Tento
di reagire, di rendermi conto che  normale, che tutto ci  normale, ma so di essere un mostro, so che
non sarei mai dovuto venire fin qui, so che sono andato in cerca di cose malvagie e che puntualmente
queste mi sono state date, e sono io che non mi sarei dovuto mettere a cercarle, e visto che da tempo
voglio esattamente questo e anche peggio, mi verr dato questo e anche peggio. Lo sguardo mi si
offusca. Tremo. Vorrei mettere la scatola da qualche altra parte, che ne so, nel bagagliaio, ma non posso
mettere la scatola nel bagagliaio. La scatola che non  mia madre non pu essere messa nel bagagliaio
perch se la mettessi nel bagagliaio si infunerebbe con me. Cazzo, mi ucciderebbe.
Di sera, sul tardi, torno da Grant ed Eric che stanno guardando un film in cui Al Pacino fa il cieco.
Al Pacino  arrabbiato e parla con un accento indefinibile. Potrebbe essere canadese. Siamo tutti seduti
in punti diversi della stanza. Eric  in una comoda poltrona, Grant in un'altra comoda poltrona e io
sono sul divano tra loro due.
Guardiamo la tv, beviamo birra dalla bottiglia. Siamo tipi del tutto normali. Con Grant ed Eric, nel
loro condominio di Lincoln Park, a Chicago, siamo tipi regolari. Io sono un tipo regolare. Tipi che
reagiscono. Io so reagire. Io sto reagendo.
Cerco di non pensare alla scatola, al fatto che a un centinaio di metri, nella mia macchina a nolo, ai
piedi del sedile laterale, c' la scatola. Non posso portare la scatola in casa. E non ho detto della scatola
a Eric e a Grant, n intendo farlo, per timore che uno dei due possa passare accanto alla macchina,
vedere la scatola e fremere d'orrore e pensare che io sono un mostro, per cui l'ho anche coperta con un
asciugamano.
Al Pacino indossa una complicata divisa militare e strilla contro un tizio in uniforme scolastica. Ho
cominciato a vedere tardi il film per cui non mi  chiara la ragione per cui stia urlando. Sono in una
specie di camera d'albergo di lusso.
Perch grida? chiedo.
Shhh! dice Grant.
 cieco?
Zitto.  quasi finito.
Il telefono squilla. Eric risponde, quindi me lo passa.
Per te dice.
Chi ?
Meredith.
Meredith. Panico.
Ancora John?
S dice.
E...
No, sta bene, ma ha minacciato di farlo ancora. Sembra ubriaco.
Porto il telefono di sopra, in bagno.
Ha con se delle pillole? Di che tipo?
Non lo so. Non gliel'ho chiesto. Magari si vuole tagliare i polsi.
Ha accennato a qualcosa del genere?
No. Forse. Non lo so. Non mi ricordo. Ma devi chiamarlo. Sono stata al telefono con lui per un'ora,
e a questo punto sto andando fuori. Dice che ha provato a chiamarti ma non eri a casa.
Sono a Chicago.
Lo so, scemo. Ti ho chiamato io.
Chiamo John.
Che problema c'?
Niente.
Cosa vuol dire niente? Perch ti sto chiamando?
Non lo so. Perch mi stai chiamando?
Meredith mi ha detto che volevi parlarmi.
Ho provato a chiamarti.
Lo so. Sono a Chicago.
Come mai? Un matrimonio.
Fuori!
Cosa?
Niente. Parlavo al gatto.
Parlavi al tuo cazzo di gatto? Ascolta, non ho tempo di...
D'accordo. Scusa se sono una tale scocciatura.
Va bene, allora, qual  il problema? Che cosa c'? Ci si deve preoccupare?
 solo che ho avuto un paio di brutte giornate.
Adesso parli come un ubriaco. All'inizio non sembravi ubriaco. Sei ubriaco o no? Dammi dei
parametri.
No, no, sono le medicine.
Un momento. Quali medicine? Che cosa significa? Hai gi preso della roba? Che cosa?  quella?
Quella quale?
Hai gi...?
Cristo, no. Ho solo un po' sonno. Ho bevuto una birra.
Lo sai che non dovresti bere. Non puoi bere e prendere antidepressivi, coglione. L'ultima volta che
abbiamo parlato eri sobrio, giusto? Devi essere sobrio. Quanto  durato?
Una birretta. Non agitarti, fratello.
Sento Eric e Grant salire le scale e andare a letto. Da sotto la porta riesco a vedere le luci spegnersi
nell'appartamento.
Una parte di me sta cominciando a considerare l'idea della pistola. John ha progettato la cosa da
tempo, sta facendo credere che sta bene e in qualunque momento potrebbe tirare il grilletto e farla
finita con la certezza che io lo sentir e sapr che  stata colpa mia. E io avr un amico morto.
Ripensandoci per, in un certo senso  una fortuna. La tempistica, il fatto che John minacci di
suicidarsi proprio lo stesso giorno in cui mi  stata data la scatola, nella settimana in cui mi sono messo
alla ricerca di cose oscure... Che potenzialit ci sono in tutto ci? Fantastico.
Sento bussare alla porta del bagno.
S?
Tutto bene?  Grant.
S. Sono al telefono.
D'accordo. Ci vediamo domani.
Notte.
Con chi parlavi?
Era Grant. Adesso... Ho attraversato di nuovo la fumeria di crack di corsa dice.
Che fumeria?
Quella vicino a San Pablo, dalle parti di Emeryville. Questa volta ci sono andato a piedi nudi.
Lo ha gi fatto, mi ha gi detto una volta di questa faccenda della fumeria di crack. Vuole
impressionarmi. Se l'ha fatto davvero, cosa di cui dubito, sono decisamente impressionato. Ma non
glielo dir.
E perch?
Mi sentivo strano. Volevo vedere cosa sarebbe successo.
E?
Niente. La gente mi guardava e basta. Qualcuno ha detto: "Ehi tu, va' un po' a fare in culo". Tutto
qua.
Capisco. E qual  il problema questa volta? Voglio sapere perch diavolo dobbiamo ripetere questa
scena. Voglio sapere se ha intenzione di farmi fare un'altra volta la predica. Mi rifiuto di fargli la predica.
Non so. Sono uscito e poi, poi... non so, quando sono tornato a casa, mi sentivo di umore nero,
cupo, non so. Non credo che abbia molto senso, ma mi sentivo proprio come se fossi preso in una rete
o qualcosa del genere, voglio dire,  come se ogni tanto finissi dentro a delle buche... Merda, sono
talmente stanco di tutta questa storia,  cos... Ma cazzo, tu non puoi capire...
Io non posso cosa?!
Non puoi...
Non riesco a credere che tu possa dire delle cose del genere. Non posso capire? Ma lo sai che cosa
ho fatto oggi? Dove sono stato questa sera? Lo sai che cosa c' nella mia macchina?
Gli racconto delle pompe funebri, della scatola.
Cristo dice.
Gli piace. D'improvviso sembra sobrio, animato.
 questo quello che vuole, adesso lo so. Ha un tono di voce pi vivace, pi sobrio. Quello che vuole
 condividere delle storie, essere rassicurato sul fatto che per quanto lui possa stare male, e per quanto
possa sentirsi spaventato e vergognoso di quello che gli passa per la testa, io sto di gran lunga peggio.
Come sempre, sto al gioco. Gli racconto di come, dopo essere stato alle pompe funebri, ho trascorso la
serata andando in giro in auto per il gelato e scalcagnato South Side di Chicago, sperando che accadesse
qualcosa. Parlavo nel mio registratore, fissando un gruppetto di ragazzi che indossavano degli enormi
giacconi, e avrei voluto, oh come avrei voluto uscire dall'auto e correre verso di loro gridando: "Ehi,
ragazzi, e allora?", per farmi riempire di botte o farmi dare un colpo in testa o essere inseguito, ecco
quello che avrei voluto accadesse, ecco, essere inseguito. Ma faceva cos freddo. Gli dico che ogni volta
che mi fermavo a un semaforo mi aspettavo che una macchina mi venisse addosso dall'altra corsia, e
che allora, senza nemmeno voltarmi, avrei saputo. Ci sarebbe stato uno schianto di vetri infranti e uno
sprofondare gi nel verde della mia infanzia, e avrei visto il mio sangue spalmato sui finestrini. Oppure
sarei stato fermo a un semaforo, e qualcuno di botto avrebbe aperto la portiera accanto a me, cio, non
chiunque ma un uomo di razza nera con una giacca militare, perch  cos che mi sono sempre
immaginato l'uomo che mi avrebbe ucciso, sempre e rigorosamente in giacca militare, e quell'uomo mi
si sarebbe seduto accanto e io avrei dovuto spostare la scatola, ma dove avrei messo la scatola? Ah s,
ecco, sul sedile posteriore. E poi mi avrebbe fatto guidare fino al lago dalle parti dell'acquario, quindi mi
avrebbe fatto uscire dalla macchina e camminare fino alla fine del parco, di fronte all'acqua. Mi avrebbe
poi detto di inginocchiarmi e io l'avrei fatto, e infine, senza dire una parola, mi avrebbe sparato due
colpi alla nuca.
Strano dice lui. Anch'io mi immagino sempre che accada una cosa del genere in casa mia. Sono
legato a una sedia e ho la bocca chiusa con il nastro adesivo, e quando vedo che mi punta contro la
pistola non posso nemmeno muovermi, gridare, tutto quello che posso fare  cercare di fermare la
pallottola con i miei occhi. Ho sempre avuto la bizzarra sensazione che in qualche modo potrei essere
capace di fermare una pallottola con lo sguardo.
La sai la cosa buffa? dico io. La cosa di cui ero pi preoccupato quando ero l, nel South Side, a
girare in auto e a parlare dentro al registratore? Ero preoccupato che dopo avermi sparato nei pressi del
lago, l'assassino, che in realt voleva solo la macchina, avrebbe per qualche ragione trovato il
registratore, la cassetta dove descrivo la scena in cui mi immagino che qualcuno mi uccide, e tutta
quell'altra roba sulla scatola e il resto, e avrebbe pensato di me che sono un razzista o cose del genere...
Ma Cristo!
Giuro che era esattamente quello di cui mi preoccupavo! Mi preoccupavo di cosa il tizio che mi
avrebbe ammazzato avrebbe potuto pensare di me. Poi mi preoccupavo anche del fatto che i poliziotti,
che prima o poi avrebbero trovato la macchina a Gary o a Muncie o chiss dove, avrebbero potuto
trovare anche loro il registratore e anche loro avrebbero avuto orrore di me, sarebbero inorriditi e
avrebbero riso, avrebbero fatto copie del nastro e le avrebbero distribuite agli amici...
No. A questo punto non sono pi in pensiero per le vaghe minacce di suicidio da parte di John.
Non mi aspetto pi di sentire uno sparo. Ha funzionato prima e continuer a funzionare. Ormai lui 
pi preoccupato per me che per se stesso.
E domani che cosa fai di bello?
Domani vedo Sarah.
Diavolo. Mi devi raccontare com' andata, dopo.
Lo far.
Mi aspettavo di incontrarla all'ingresso di casa sua con addosso il cappotto o nel gesto di infilarsi il
cappotto, ciao, come stai, un po' stanca. Invece  venuta alla porta senza cappotto e mi ha fatto entrare.
Sarah Mulhern. Sono venuto a prenderla. Andiamo fuori a cena. Sono in casa sua e lei emana luce.
Ci sediamo sul divano. Sposto un cuscino.
Qualcosa da bere? chiede alzandosi.
Certo, grazie.
Una birra?
Benissimo.
Va in cucina. Il suo appartamento  lindo. Le luci sono abbassate.
Torna e mette un disco di un tizio con cui andavamo a scuola. Il tizio in questione, dell'epoca di mio
fratello maggiore, suona il pianoforte al Deerpath Inn, l'unico albergo della citt, e per questo ha
intitolato il disco Deerpath. Parliamo del fatto che forse dovrebbe cambiare aria per un po', per acquisire
un minimo di prospettiva sulle cose. Parliamo del suo insegnamento (seconda media, in una scuola di
un sobborgo a sud di Chicago), della carriera di Vince Vaughn.
Andiamo a cena, beviamo, descrivo le mie abitudini alimentari, ah ah ah, facciamo tardi. Parliamo
della squadra di nuoto in cui eravamo entrambi, di quanto schifo facessi io e di quanto fosse brava lei, e
di come il suo nome, proclamato attraverso il megafono gracchiante, per noi significasse grazia e
potenza, di come non perdesse mai una gara e di come quel fatto avesse alimentato il mio prolungato
innamoramento, e di quella volta in cui suo fratello minore mi aveva beccato nello spogliatoio proprio
l'istante dopo in cui avevo pestato la merda di qualcuno.
Mai sentita questa storia.
Ovviamente lui ha pensato che fosse la mia.
La merda.
S, da allora in poi per lui io ero il tizio che si cagava addosso nello spogliatoio. E non c'era davvero
modo di convincerlo del contrario. Non potevo dirgli che entrando non avevo notato che c'erano degli
escrementi proprio nel mezzo del pavimento...
Sarebbe stata una situazione ancora pi difficile, probabilmente.
Eh, s.
Considero per un istante l'ipotesi di dirle che ho visto una sua foto gi alla spiaggia, ma poi voto
contro quest'idea. Mi pare che le cose siano abbastanza strane cos.
Andiamo in un bar e ci imbattiamo in un sacco di gente che conosciamo, e tutti sono chiaramente
confusi nel vederci insieme. Nessuno ci ha mai visti insieme prima d'ora, abbiamo due anni di
differenza, in pi io manco da Chicago da anni e anni. Incontro Steve Fox, che conosco fin dall'asilo, un
adulto con ancora la stessa faccia sorridente del bambino di otto anni delle mie fotografie, delle foto
delle feste di compleanno al club dei lupetti. Parliamo per un minuto - da dove cominciare? Ci saremmo
dovuti abbracciare? Forse  un po' ingrassato? Ma Sarah  a disagio. A Lincoln Park c' troppa gente
che conosciamo, siamo sopraffatti. Ce ne andiamo, troviamo un minuscolo, orrendo baretto, beviamo
fino a che non ci sentiamo in vena di fare quello che entrambi ci saremmo aspettati di fare, quindi
torniamo a piedi nel suo appartamento.
Mentre siamo sul divano, lei improvvisamente mi sospinge via da s, facendomi stendere sulla
schiena, poggiandomi le mani sul petto e lanciandomi un'occhiata un po' folle - quei suoi occhi
talmente grandi, nell'oscurit, dal bianco talmente bianco! - al punto che sulle prime interpreto quello
sguardo come un riconoscimento per averla totalmente sopraffatta con le mie superiori capacit
baciatorie. Mi osserva per un secondo.
Sembri pi vecchio, tu dice poi.
Immediatamente penso: simbolismo. Sembro pi vecchio.  anche simbolico il fatto che, mentre noi
siamo su questo divano, nella penombra, la luce che filtra dalle ampie finestre del suo appartamento, il
debole alone di luce giallognolo dei lampioni le disegni improvvisamente suo padre sul viso. Io l'avevo
incontrato solo poche volte, e non avevo mai notato una grande somiglianza, ma adesso, adesso i suoi
occhi sono pi scuri. Mi viene in mente che pure il fatto che fumi, proprio come quando eravamo al bar
l'altra volta,  altamente simbolico. Deve significare qualcosa, il fatto che dica che sembro pi vecchio, il
fatto che ora assomigli a suo padre morto, il fatto che fumi come mio padre morto, il fatto che entrambi
avviciniamo le nostre bocche spalancate l'uno all'altra anche se, a parte l'avere avuto una vita in un certo
senso simile, avere percorso la medesima stradina dal parcheggio alla piscina del Lake Forest Club e di
avere fatto il medesimo numero di vasche alla mattina presto, ci conosciamo appena. Che cosa significa?
Dopo pochi secondi torniamo a sciabolarci le lingue l'uno nella bocca dell'altra, inclinando la testa
ora a destra e ora a sinistra. Ma che significato avr avuto quello sguardo cos strano? Ogni volta che
apro gli occhi, i suoi sono aperti.  inquietante. Forse  lei a essere inquieta. Lo . E io so anche perch.
Sa che tengo mia madre in una scatola, nell'abitacolo di un'auto a noleggio.
Ecco cos'. Ha indovinato. Ha indovinato che io me ne vado in giro con quella roba, proprio sul
sedile del passeggero, a volte anche per terra, accanto ai sacchetti di Burger's King, alle bottiglie vuote
di succo di mela, come se stessimo facendo una specie di gita insieme. E ha indovinato che ieri stavo
parlando al mio amico probabile aspirante suicida, e che mi sono chiesto se per caso io non desideravo
che lo facesse, e sa che ieri mi sono fermato un momento a casa della famiglia di Ricky, e sa anche che
un'ora dopo, mentre ero nella biblioteca comunale, mi sono imbattuto nella madre di Ricky che non mi
ricordavo che lavorava l, e la madre di Ricky mi aveva abbracciato e abbiamo parlato di Rick, del fatto
che aveva una storia e tutto il resto, e io non ho detto granch d'altro perch se avessi parlato ancora lei
avrebbe saputo che io volevo dire al mondo di suo marito, e avrebbe saputo, proprio come Sarah
certamente sa, che mentre stavo attraversando in auto il cimitero di Lake Forest, quello vicino alla
spiaggia, pieno di pozzanghere, sottili croste gelate, stavo ascoltando alla radio il Danny Bonaduce Show,
quel tizio del telefilm La famiglia Partridge, il che  gi una cosa abbastanza tremenda da fare mentre si
attraversa un cimitero, se non che a un certo punto ho sentito alla radio una voce familiare che parlava
di sesso, e chi era? Ma ovviamente era Sari Locker! Sari Locker era al Danny Bonaduce Show e spiegava alla
radio come mettere un preservativo con la bocca... Sono rimasto talmente di stucco che ho fermato la
macchina, per la sorpresa, e anche per sottolineare tale sorpresa a me stesso e a chiunque stesse
eventualmente guardando la scena, bench in realt non  che fossi davvero scioccato al punto di dover
fermare la macchina. E Sari gli stava dicendo qualcosa di cattivo, qualcosa riguardo a un programma tv
che lui avrebbe dovuto fare ma che poi era stato cancellato, e dopo la trasmissione di sicuro lui l'avr
assalita riempiendola di male parole, e a quel punto io mi stavo dirigendo verso il bar di Highwood,
quello a cui mio padre si fermava ogni sera prima di venire a casa, ecco perch arrivava sempre alle sette
e mezzo in punto, quale che fosse il traffico. Sarah sa che mentre io ero in quel bar, nel pomeriggio, a
cercare di togliermi di dosso il freddo grigio e polveroso, mi sono seduto al bancone e ho ordinato una
Sprite, e quando mi sono seduto non avevo la pi pallida idea di che diavolo stessi facendo l, e che cosa
stessi cercando nel bar in cui andava mio padre. Forse mi aspettavo che ci fossero delle foto di lui alle
pareti, il suo nome ancora vergato sulla lavagnetta accanto al tavolo da biliardo. Non lo sapevo. Aveva
una scrittura talmente bella, mio padre... Guardavo le foto delle squadre di bowling appese alle pareti,
come aspettandomi che ci fosse pure lui, anche se di sicuro non  che lui avesse mai giocato granch a
bowling...
Stiamo ancora esplorandoci la bocca, e probabilmente i suoi occhi sono sempre aperti...
E poi mentre ero l seduto, per un minuto avrei voluto avere a portata di mano una foto di mio pap
per poterla mostrare alla barista, come un detective, per sentirmi dire: "S che lo conosco, veniva tutte le
sere...". Invece me ne sono rimasto seduto. C'erano tazze da campionario ovunque. Un tavolo da
biliardo. Il jukebox suonava What a Feeling. Era davvero What a Feeling!...
Apro gli occhi e gli occhi di Sarah sono sempre aperti.  come se stesse trattenendo il respiro. E chi
pu biasimarla? Lei sa, ha capito. Sa che dopo il bar sono andato a un telefono a gettoni e ho chiamato
l'Associazione Organi e mi sono fatto dire dove va a finire la maggior parte dei corpi, che  poi la
facolt di Medicina della University of Illinois di Chicago, e allora ci sono andato, nella zona ovest della
citt, guidando per un'ora l attorno e perdendomi nel bel mezzo di isolati diroccati, acri e acri di
terreno schiantati come se ci fossero passati sopra dei giganti. E sa che alla fine ho trovato la facolt di
Medicina e l'edificio dove c'era il direttore del dipartimento di anatomia, e sa che ho parcheggiato in
strada e che per entrare nell'edificio ho dovuto scavalcare una rete metallica di lavori in corso, e sa che
una volta dentro ho avuto paura che mi scoprissero, che mi vedessero in faccia e che chiamassero le
guardie, per cui ho evitato l'ascensore e sono andato su per le scale, ho aperto la pesante porta di
metallo e...
Ci spostiamo di l, sul letto, slacciandoci i bottoni, liberandoci dei vestiti...
... Nella tromba delle scale ci sar stata una temperatura di trenta gradi, forse trentacinque, da morire,
e io dovevo andare fino al settimo piano, dove c'era il dottore, l'uomo che avrei affrontato per il fatto
che aveva preso i miei genitori e aveva fatto tutte quelle cose sui loro corpi. Ma perch la tromba delle
scale era cos calda? Al quarto piano ero sudato fradicio. Alcuni dottori mi sono passati accanto,
scendendo mentre io salivo, e ho dovuto comportarmi come se nulla fosse, normalmente: ero uno
studente, dovevo avere l'aria di uno studente. Mi pareva di essere in una conduttura di aria calda, il caldo
arrivava come un vento dal basso, e quando ho raggiunto il settimo piano mi sentivo svenire, allora ho
spalancato la porta e un soffio di aria fresca mi ha invaso i polmoni come un canto...
Sarah sta dicendo no a qualcosa che sto cercando di fare. Sto giocherellando con il mezzo desiderio
di portare quel qualcosa a compimento, ma mi sento talmente stanco e ho la testa talmente pesante...
E quando ho trovato il nome del dottore, compitato con quelle lettere bianche di plastica sulla
lavagnetta nera, mi sono diretto al suo ufficio, e stavo per affrontare quell'uomo, o perlomeno l'avrei
guardato in faccia e l'avrei costretto a fare qualcosa, dire qualcosa...
Mi sto addormentando, sono esausto, tiro verso di me Sarah e mi addormento...
E a quel punto ho aperto la porta del dottore. C'era un uomo nell'ufficio, un uomo di mezza et,
seduto alla sua scrivania a pochi centimetri da me, ed era finalmente il momento in cui avrei potuto... e
invece: Oooops, mi scusi ho detto e ho richiuso la porta. Ho preso l'ascensore per scendere,
picchiettando con le dita le pareti, appoggiandomi alle porte e facendole vibrare, quindi sono uscito, ho
saltato a due a due i gradini fin sulla strada, sono tornato ai lavori stradali, camminando di fretta, quasi
di corsa, quindi sono salito in auto, la radio accesa a tutto volume, ho ripreso l'autostrada e sono
tornato da Eric e Grant che stavano guardando la tv e ai quali non ho detto niente.
Al mattino dormo fin verso le nove, dieci, dieci e mezzo, senza svegliarmi fino al momento in cui
Sarah fa dei rumori apposta, muovendosi per l'appartamento. La stanza  immersa in una luce bianca, il
letto  ancora tiepido. Non ho un posto dove andare. Non vorrei andarmene mai. Non ho progetti.
Avrei voglia di chiacchierare. Guardo l'annuario della sua scuola, le foto di lei e dei suoi studenti. Hanno
davvero l'aria di adorarla, ed  una bella cosa che siamo qui di nuovo insieme, in un posto diverso ma
ancora noi, insieme, dopo tutti questi anni, ed  perfetto, perch adesso stiamo nuovamente entrando in
contatto, ed  un po' come un ponte che per lungo tempo  stato in abbandono ma adesso  stato
restaurato, ridisegnato, ed  nuovo fiammante, come prima, meraviglioso. Tutto questo  fantastico, e
noi rimarremo in contatto, adesso, e quando sono in citt ci vedremo, e quando lei sar a San
Francisco...
Forse dovremmo uscire a mangiare qualco...
E poi, tutto a un tratto, sono sulla porta e me ne sto andando. Non so perch me ne sto andando.
Qualcosa  accaduto. Mi dice che deve passare da scuola a fare certe cose, o che deve vedere un'amica a
pranzo, o sua sorella, o sua madre.  tutto confuso. Mi infilo le scarpe davanti alla porta di ingresso,
avvertendo uno spiffero gelato provenire da sotto mentre guardo in su verso di lei che mi sta dicendo
qualcos'altro, del tipo "Buon anno", forse, e poi mi tiene la porta aperta mentre esco, dopo di che mi
ritrovo sul marciapiede, diretto da Grant ed Eric.
Faccio il tragitto con le gambe irrigidite dal freddo, cercando di ricordarmi le parole che ha detto.
Ripercorro mentalmente le nostre ultime battute. Allora: "Be', adesso che hai avuto quello che volevi...",
oppure era: "Era questo che volevi?". Una cosa del genere. Che cosa intendeva dire? Tento di far
funzionare quelle parole dentro di me, di farmele suonare familiari, di dare loro un senso. Avuto quel
che volevi?  questo che ha detto, esattamente? S, avevo avuto quello che volevo, che era poi di essere
di nuovo in contatto, dopo tutto questo tempo e...
Cazzo, non so assolutamente cosa volevo.
Tutto era di nuovo collegato, e poi, ecco. Non capisco. Siamo legati o no? Ho chiuso un cerchio solo
perch si sciogliesse nuovamente.
Quando arrivo alla spiaggia di Lake Forest, la sera dopo,  ormai buio e sono circa le nove di sera.
Devo lasciare Chicago domani. La scorsa notte, la sera di Capodanno,  stata priva di avvenimenti,
silenziosa. Siamo andati a una festa a pochi isolati di distanza, organizzata da un tizio che lavora con
Eric, e siamo rimasti a chiacchierare, mangiare gambi di sedano e carote. Ce ne siamo andati via prima
di mezzanotte, e pochi minuti dopo eravamo di nuovo a casa a mangiare biscottini al cioccolato e
guardare alla tv Il professore matto... Parcheggio proprio di fronte alla riva del lago. Esco dalla macchina e
infilo il cappotto di Grant, quindi metto il registratore in una tasca. Nell'altra tasca ho una penna e un
taccuino. Apro la portiera di dietro e prendo la scatola. Richiudo la portiera e poso la scatola sul cofano.
Lo far adesso. Ha senso.  la cosa giusta.
Non voglio vedere che cosa c' dentro. Controllo per assicurarmi che non ci siano macchine in
arrivo dalla strada lungo la riva. Ma certo che voglio sapere cosa c' dentro. Uso le chiavi della macchina
per tagliare il nastro adesivo trasparente sul coperchio superiore della scatola. Sto attento a non tagliare
troppo in profondit per paura di bucare il sacchetto che mi immagino contenga le ceneri, e nonostante
la cura che ci metto, mi aspetto che della cenere fuoriesca comunque, essendo leggera come polvere,
per cui strizzo gli occhi e trattengo il respiro per evitare di inalare. Apro la scatola, strappandone i lembi
come se fosse pelle. Nessuna traccia di ceneri all'interno.
All'interno c' qualcosa di dorato. Un recipiente color oro, della forma e della grandezza di un
contenitore da cucina, di quelli che si usano per i biscotti o per lo zucchero. Sono sopraffatto dal senso
di sollievo. Questo oggetto  meglio di una scatola di cartone, mi pare pi adatto, anche se non  oro,
ma volgare latta. Ripensandoci per, c' anche qualcosa di sinistramente evocativo in questo recipiente
dorato, che ricorda l'arca dell'alleanza di quel film, contenente le ceneri, e tutte le cose terribili che
succedono a quel tizio che si trastulla con l'arca e ne disturba il contenuto... E se..
Cristo non sono un cazzo di nazi, io!
Eppure guardate cosa sto facendo, con il mio registratore e il mio taccuino, qui alla spiaggia, con
questa scatola, cos calcolatore, manipolatorio, freddo, profittatore.
Vaffanculo.
Apro il recipiente. Il coperchio si schiude lentamente, sento come un rumore aspirato provenire
dall'interno. Tolgo il coperchio. Dentro il recipiente c' un sacchetto di una materia che sembra
sabbietta per gatti.
Cazzo. Qualcuno ha scambiato le ceneri con questa cazzo di sabbietta per gatti. Non  quello che
cercavo. Rimetto la scatola sul cofano dell'auto per guardare meglio. Vedo delle pietruzze, dei sassolini,
roba tipo crusca, bianca, grigia e nera. Apro il sacchetto. E all'improvviso uno sbuffo di polvere si alza,
appena un po', e solo per un secondo il sacchetto esala un alito che manda un odore... sono terrorizzato
all'idea di respirare quell'alito, di avere paura della morte, di avvertire una traccia pur vaga dell'odore di
lei... Invece odora di polvere,  solo un odore di polvere.
E poi la sento che mi guarda. Non sono un tipo che fa spesso di queste cose, voglio dire, che ha (o si
sottopone a?) visioni di lei magari seduta in cima a una nuvola, intenta a guardare gi, un po' come in
quel fumetto che si intitola Family Circus, avvolta in un qualche strano accappatoio, con l'aria beata e
disegnata con una linea tratteggiata, ma in questo momento all'improvviso io la vedo che mi osserva, e
non da una nuvola, ma proprio da l, a mezza altezza, come sovrimposta al cielo nero e blu proprio
sopra di me, e scuote la testa con un'aria di disgusto e disappunto.
Ma non  colpa sua, del resto? Certo che  colpa sua. Non sono stati i suoi occhi a rendermi cos? Il
modo in cui guardava, fissava con aria di approvazione o disapprovazione? Oh, quegli occhi. Fessure,
raggi laser, aghi di vergogna, colpevolezza, giudizio... Aveva a che vedere col fatto che era cattolica, o
era semplicemente lei? Di sicuro ha a che vedere col fatto che io non mi sono masturbato fino a che
non sono andato al college. Me ne sono reso conto proprio poco tempo fa.
Il sacchetto aperto lascia intravedere meglio la forma e i colori delle pietruzze all'interno. Ce ne sono
almeno di sei colori differenti - nere, bianche, grigio chiaro, grigio scuro, grigio giallino, giallino grigio,
crema - tutte di forma differente, alcune pi grandi altre pi piccole, perlopi rotonde, alcune oblunghe,
altre decisamente allungate, come piccole zanne, del tutto diverse dalla grigia uniformit che mi
aspettavo e che avrei desiderato: oh, tutto ci  infinitamente pi orribile. Che cosa sar il bianco? Le
ossa? E le pietruzze nere saranno il cancro, o solo le parti che sono bruciate meglio? E che cosa usano,
a proposito? Un forno? S, un forno, giusto? Se ne deduce perci che alcune zone del forno sono pi
calde di altre? Il bianco chiaramente devono essere le ossa. Ma non dovrebbe essere tutto ossa? Che
altro potrebbe resistere a quel caldo? Niente, assolutamente niente, a meno che alcune parti, questo o
quell'organo, non si riducano a dei frammenti, come il carbone. Il carbone dopo tutto  materiale
organico. Il nero deve essere il cancro.
E il grigio allora cos'?
Vado fino all'acqua, attraverso la sabbia, che  per la gran parte artificiale, non sabbia vera, ma -
all'improvviso vedo la correlazione - anch'essa un po' come sabbietta per gatti, dato che, adesso che ci
penso, era proprio cos che l'avevamo chiamata da ragazzi, quando la spiaggia decrepita e ormai erosa
era stata sostituita con un fronte sabbioso da un sacco di milioni di dollari, con tanto di passeggiata e
barriere protettive. Sabbietta per gatti, cos chiamavamo quella spiaggia, e la detestavamo perch dopo
averci camminato sopra o dopo averci giocato a pallavolo ti ritrovavi con i piedi a pezzi, come se li
avessi passati sulla carta vetrata. Cammino dunque sulla sabbietta per gatti con le scarpe che
scricchiolano come sulla ghiaia, rumorosamente, e da l fino al molo, un affare largo una trentina di
centimetri di acciaio arrugginito che si protende nel lago per una dozzina di metri, fino a incontrarsi
con una muraglia di granito bianco formata da un cumulo di roccioni giganteschi disposti in
semicerchio per proteggere la riva dalle onde. Tengo il recipiente dorato tra le mani, con le braccia
distese, come se si trattasse di un'offerta. Non so perch lo tengo in quel modo.
Salto su un paio di rocce fino a trovarmi sul lato esterno della muraglia.  tutto umido grigio e blu,
un po' nebbioso, acqua e cielo confusi l'una nell'altro a pochi metri di distanza, l'acqua ha un mormorio
tranquillo, nella sua profondit, che anche cos vicino a riva come sono sembra...
Scivoler, cadr, picchier la testa e sverr cadendo nel lago e morendo annegato. Cose di questo
genere succedono. Non c' nessuno intorno, e nessuno potr mai venirmi in aiuto, e io me ne andr
cos. Poi troveranno un'auto a nolo abbandonata, e infine me...
Almeno i miei nastri andranno distrutti, sommersi dall'acqua, e con essi il mio taccuino.
Questa faccenda  proprio idiota, l'idea di gettare i resti nel lago Michigan. Il lago Michigan? E
assolutamente ridicolo, meschino, kitsch. E perch un lago, poi? Certo  un gran bel lago, ma... Dovrei
essere Sull'Atlantico. Dovrei essere a Cape Cod. Quella s che sarebbe un'idea. Potrei guidare fino a
Cape Cod. Una macchina ce l'ho. Potrei guidare fino all'ultima casa che abbiamo preso in affitto da
quelle parti, assieme a zia Ruth, prima che lei morisse, quella volta che l'ho vista, Ruth, da una fessura
della porta del bagno, senza la parrucca, senza i suoi capelli rossi fiammeggianti... Dovrei chiamare la
compagnia per avere conferma che posso prolungare il noleggio e posso lasciare l la macchina alla
fine... Potrei guidare fino a Cape Cod e poi volare a San Francisco, quanto ci metterei in auto?
L'abbiamo fatto dozzine di volte, da Chicago a Cape Cod, quando eravamo piccoli, la mamma guidava
otto ore al giorno... cazzo, mi ci vorrebbero almeno due giorni, e devo incontrarmi con Toph
all'aeroporto domani, perch arriva da L.A., e abbiamo organizzato le cose in modo tale da essere
all'aeroporto insieme. Cazzo, non posso andare a Cape Cod. Magari se chiamassi Bill... Ma no, cazzo, a
quel punto gli dovrei dire tutto, e lui resterebbe turbato e... Cazzo. Ha senso qui, ha senso fare questa
cosa qui e ora, ha senso. Va bene cos. In fondo  il primo dell'anno.
Cristo.
 il suo compleanno, porca di una troia. Non ci posso credere che stia accadendo un'altra volta. Ma
perch io non collego le cose? Perch so che il suo compleanno si sta avvicinando ma non ricordo mai
il giorno esatto, e non me lo ricordo fino a che non mi trovo su un molo che si inoltra nel lago, assieme
a lei?  chiaro. Adesso, certo,  un segno. Fanculo, vuol dire che va bene cos, non c' dubbio. Lei
adorava la spiaggia, era il suo posto preferito, adorava venire qui, piazzarsi su una sdraio vicino all'acqua
con gli occhi chiusi e prendere il sole, mentre io me ne stavo dietro di lei, sotto la sua ombra al fresco,
con la coperta e il biberon...
Metto una mano nella scatola e ne estraggo una manciata. Cos leggera! Non so cosa mi aspettavo,
esattamente, ma non questa leggerezza che non riesco nemmeno a credere di riuscire a tenere in mano
e che sta cominciando a darmi la nausea.
Lancio. In aria la polvere si sparge con un'ampia traiettoria diagonale, e cade sulla superficie
mormorante del lago con un sottile picchiettio. Lancio un'altra volta. Me ne cade un po'. Non dovrei
lasciarne cadere. Invece ne  caduta un po', proprio vicino al mio piede sinistro, otto minuscole
particelle. Le sto calpestando! Certo che le sto calpestando! Chiaro che le sto calpestando, davvero
appropriato! Bravo davvero, pezzo di merda che non sei altro! Mi chino a raccogliere le particelle, ma ne
ho gi una mano piena per cui nell'istante in cui mi piego me ne cadono un altro po', questa volta alla
mia destra. Ma Cristodiddio! Possibile che non riesca a fare nulla come si deve?
Mi rialzo e lancio nuovamente, e questa volta alcune mi restano incollate alle mani, ora coperte da un
velo di sudore. Cazzo! Cerco di allontanare le particelle col piede fino a spingerle nell'acqua, all'interno
delle fessure tra le rocce... Se solo avessi dell'acqua...
Ma poi,  il caso che io mi trovi qui a prendere a calci le ceneri di mia madre? Cerco nuovamente di
raccoglierle ma sono troppe, troppo sottili e allora mi chino di nuovo e... cazzo, magari  pure illegale.
Ho sentito dire che non si pu fare, che per gettare le ceneri ci vuole un permesso speciale o che si pu
fare solo in mare aperto... Mi giro per vedere se qualcuno mi sta guardando. No, no, non ci sono
macchine nei paraggi. Ma qualcuno verr qui domani e le trover e lo dir alla polizia e collegheranno la
cosa a me perch Chad, il tizio delle pompe funebri, star ascoltando il suo CB sulla frequenza della
polizia...
Con il dorso della mano spingo le particelle rimaste negli interstizi tra le rocce, e all'improvviso mi
ricordo di come mia mamma puliva un parabrezza appannato, con il palmo della mano, in modo
brusco, quasi violento, gli anelli che picchiettavano contro il vetro, mentre guidavamo dentro e fuori da
questo o quel temporale improvviso, tutti noi nella vecchia Pinto, diretti da qualche parte, al centro
commerciale o a Cape Cod o in Florida. E per un secondo mi chiedo se nel sacchetto potrebbero
esserci i suoi anelli. Oh, merda. I suoi anelli saranno l dentro, mezzi fusi, come una sorpresa nella
scatola dei cereali. No, un momento. Non li ha Beth, gli anelli? Ma s, li ha Beth, Certo.
Quanto  trito tutto ci, quanto  piccino, quanto  terribile. Oppure invece  bello. Non riesco a
decidere se quello che sto facendo  bello e nobile e giusto oppure meschino e disgustoso. Vorrei fare
qualcosa di bello, ma ho paura che invece tutto ci sia piccolo, troppo piccolo, che questo mio gesto sia
infimo. Che sia una roba da barboni? Ecco cos'!  che noi, per la cittadina in cui vivevamo, eravamo
talmente dei barboni, con i nostri problemi e le nostre orrende macchine usate, le nostre Pinto e le
Malibu e le Camaro e la nostra carta da parati anni Settanta e i nostri divani quadrettati e l'acne e le
scuole pubbliche... e adesso questo gettare ceneri funebri da una scatola in un lago? Oddio,  una cosa
talmente banale, sgraziata, patetica...
Oppure bella, amorevole e gloriosa! Ebbene s, bella, amorevole e gloriosa!
Ma anche se le cose stanno cos, anche se tutto ci  bello, amorevole e glorioso, e lei ora sta
piangendo commossa nel vedermi, tanto  fiera di me, come quella volta che me l'ha detto, quando
aveva avuto il sangue dal naso e l'ho portata io in braccio, e lei mi ha detto che era cos orgogliosa di
me, che non pensava che ci sarei riuscito, che sarei stato capace di sollevarla, portarla fino alla macchina
e dalla macchina in ospedale, parole che mi sono rimaste in testa e che da allora ho sempre in testa,
pensava che non ce la facessi e invece certo che ce l'ho fatta! Sapevo allora di potercela fare, e adesso so
questo, so cosa sto facendo, so che sto facendo qualcosa di bello e allo stesso tempo di orribile, perch
sto distruggendo la sua bellezza con la consapevolezza che potrebbe essere una cosa bella, perch so
che se so che una cosa  bella, allora non  pi bella. Ho paura che se anche  bella in astratto, il fatto
che io la faccia sapendo che  una cosa bella e, peggio ancora, sapendo che presto ne dar
documentazione, che nella mia tasca c' un registratore infilato specificamente all'uopo, tutto questo
rende quest'atto di potenziale bellezza in un certo senso orrendo. Sono un mostro. La mia povera
mamma. Lei lo farebbe senza starci a pensare, senza stare a pensare al pensiero che...
Oh cazzo. Ne lancio un'altra manciata, il pi in fretta possibile. Ficco le mani nel sacchetto e afferro
pugni e pugni delle minuscole pietruzze. Estraggo le mani e dalle dita me ne sfuggono un po', qua e l.
Sollevo il braccio e altre mi sfuggono andando a cadere tra le grosse rocce bianche sotto di me. Lancio.
Le pietruzze si spargono fanno tdtdtdtdtdtdtdtd nell'acqua. Mi soffermo a pensare ai dettagli. Dovrei
lanciare nello stesso punto o dovrei invece scegliere una direzione differente ogni volta? Dovrei tenerne
un po' per dopo, conservandola altrove? S, S. Questa  l'idea migliore... Potrei tenermene un po',
magari anche met, e gettare il resto altrove... S, a Cape Cod! A Milton! Potrei spargerne un po' in giro
per il paese, in ognuno dei suoi posti prediletti. Potrei spargerle per tutto il mondo! L'Atlantico, il
Pacifico! Ma poi come si fa sull'aereo, all'aeroporto, dovrei portarmela a bordo, dovrei spiegare il
contenuto della scatola ai tizi della security e dovrei mettere la scatola sul nastro trasportatore e poi...
chiss se le ceneri si vedono in quelle macchine a raggi X dove fanno passare la roba? Forse mi
chiederebbero di aprire la scatola e di mostrare loro il contenuto, un po' come fanno con i computer
portatili. Potrebbe assomigliare a polvere da sparo? Forse s. Forse potrei fare il cheeck-in delle ceneri al
terminal. No, no, pessima idea. Sarebbe ancora peggio.
Raccolgo nuovamente e lancio. Va bene cos. Va abbastanza bene cos. Anzi,  la soluzione migliore,
perfetta. Questo  il posto dove ha passato gli ultimi anni della sua vita, vicino a queste acque.
Comincio a lanciare sempre pi rapidamente, afferro e lancio, c' polvere ovunque. Ho il cappotto tutto
pieno di quella polvere. Lei sar allibita. E io sono patetico. Ecco cosa ho fatto. Ecco ci a cui alla fine
tutto si riduce, a un lancio di ceneri in un lago. Ma no, non mi sta guardando. Lei  morta. Lei ha una
vita dopo la morte, ma io non l'avr, perch non credo. Sar annichilito, per allora, completamente.
Sono distrutto anche adesso, sono cos stanco. Salter nel lago. Non per uccidermi, ma cos, per effetto
drammatico! Non sopravviver. Se mi togliessi i vestiti magari ce la potrei fare. Ma con i vestiti addosso
annegherei. Il mio cuore si fermerebbe e andrei a fondo. Potrei anche fare di meglio, qualcosa di ancora
pi drammatico, tipo buttare anche la macchina in acqua. Magari non con me dentro.
E lancio e lancio dentro al grigio. So che prima o poi scivoler e cadr nel lago e morir. Che ironia!
Proprio come quella donna che stava gettando le ceneri del marito da una scogliera ed  arrivata
un'onda e se l' portata via. O forse era la sorella. Qui onde non ce ne sono. Quanto a me,
semplicemente scivoler e capitomboler nel lago. Devo scuotere il sacchetto per farne cadere gli ultimi
rimasugli. Forse dovrei conservarne un pochino, come souvenir... Souvenir! Che razza di stronzo che
sei! Che testa di cazzo malata di mente, a pensare ai souvenir. Scuoto il sacchetto. Non mi piace dovere
scuotere il sacchetto come quando si deve fare uscire un pesce rosso dalla sua bustina di plastica. Le
ceneri galleggiano? Si sciolgono? Ho finito e mi siedo, e il mio fiato, corto e rapido,  visibile perch fa
un freddo del cazzo e io ho smesso di muovermi. L'acqua si muove lentamente nelle sue centinaia di
metri di profondit, con i suoi milioni di pesci sotto di me che divorano le ceneri. Non c' differenza fra
il lago e il cielo, e riesco a sentire l'acqua che sale tutt'intorno a me e io sono gi sott'acqua, e tutta
quell'acqua  qualcosa di pi grande, dentro, e io mi guardo i piedi per farmi coraggio perch sono
all'interno di qualcosa che vive.
Vado fino alla chiesa, a pochi minuti dalla spiaggia, attraversato il centro della cittadina, dopo la
biblioteca e il barbiere.
Parcheggio e mi dirigo l. L'aria  umida e fredda.
La porta  aperta. Sono circa le undici. Socchiudo un battente e lancio un'occhiata all'interno, sicuro
che deve trattarsi di un errore e che la chiesa non pu essere aperta a quell'ora.
All'interno le luci sono accese, anche se abbassate. Entro a passo lento. La chiesa  deserta. Mi fermo
al di qua dell'area circondata da vetrate, riservata ai ritardatari e ai bambini piangenti.
La chiesa  inondata di luce rossa. La navata centrale  alta e bianca e appeso al centro vi  un Cristo
crocifisso, quasi a grandezza naturale, in oro, sospeso a dei fili. Quante volte mi  capitato di
preoccuparmi per quel Ges, nel timore che quei fili cedessero, facendolo rovinare sul prete e sui
chierichetti. Ero molto pi tranquillo quando il prete si spostava a lato dell'altare, durante la lettura di
un salmo o della liturgia. Ma quando se ne stava al centro per la consacrazione,
proprio sotto il crocifisso, e alzava quel calice sopra la testa, a quel punto mi aspettavo sempre che
piombasse gi, appeso com'era in quel modo assurdamente precario a due fili e nient'altro.
La chiesa  piccolissima. Lancio un'occhiata al di l delle panche ed  davvero minuscola. Le panche
sono basse e ce ne sono solo poche file. Non  mai stata cos piccola. Avanzo sul tappeto rosso lungo la
navata principale.
Mi fermo alla prima fila, dove mi sono seduto l'ultima volta che ci ho messo piede. Ero seduto l
davanti e di tanto in tanto mi giravo per fare un cenno di saluto alle persone che arrivavano. Ero con
Toph e Kirsten e Bill e Beth. Eravamo stretti sulla stessa panca. Eravamo stati in quella chiesa, prima
d'allora, ma non ci eravamo mai seduti cos vicini all'altare. Mia madre in genere ci faceva sedere nel
mezzo, o verso il fondo, e noi le eravamo grati perch in quel modo il prete e tutti gli altri sull'altare non
potevano capire se sapevamo le parole della liturgia.
Io mi sedetti al mio posto sulla panca, stringendo la mano di Kirsten e giocherellando con Toph, in
preda a un senso di vertigine, con il mio blazer blu, in attesa della fine della cerimonia, in tutta la sua
gloria. Sapevo da mesi ormai come sarebbe andata, mi ero immaginato tutta la scena. Ci sarebbe stata
luce. Sarebbe successo di giorno. Luce attraverso le vetrate colorate, prismi di luce, anzi no, luce diretta,
limpida, diffusa, dorata. Ci sarebbe stata una folla immensa, la chiesa piena come a Natale o a Pasqua, le
navate laterali colme di gente, quasi tutta la citt sarebbe convenuta, tutti i parenti, i fratelli e le sorelle di
mia madre dall'est, i cugini, la numerosissima famiglia di mio padre dalla California, tutti gli ex studenti
di mia madre, tutti gli altri insegnanti, quelli di Bill, quelli di Beth, quelli del liceo, delle medie, quelli di
Toph, i genitori dei ragazzini, i tizi del supermercato, le infermiere, e poi sconosciuti, ammiratori, tutti
chiusi in un soprabito scuro, silenziosi e riverenti, la chiesa intasata di gente anche agli ingressi laterali.
S, e ci sarebbero state anche tutte le persone fuori della chiesa, un centinaio solo sui gradini e nello
spiazzo antistante l'edificio, e poi tutt'intorno e gi in strada almeno un altro migliaio, in attesa di... di
sapere semplicemente che c'erano, di poter dare una conferma, una prova... In chiesa la cerimonia
sarebbe iniziata ma nessun prete sarebbe riuscito ad andare avanti, sopraffatto dalla commozione, e uno
dopo l'altro sarebbero tornati alle loro sedie di velluto rosso, lasciando il podio a un altro e
abbandonandosi a un pianto rotto e disperato, il viso nascosto dentro alle lunghe mani, e noi saremmo
stati l, in prima fila, i belli e tragici Eggers, ancora grondanti di sangue ma stoici, mentre in centinaia si
sarebbero succeduti di fronte a noi per parlarci di lei, di tutti i doni che ci aveva fatto, e la sua vita
sarebbe stata raccontata in tutti i suoi pi splendidi dettagli, ogni singolo istante, tutti i suoi sforzi per
tenerci uniti, e i sacrifici e...
E poi il soffitto si sarebbe spalancato. La volta a botte si sarebbe sollevata e l'intero tetto della chiesa
si sarebbe silenziosamente scardinato per sollevarsi in cielo e scomparire alla vista, e l'enorme travatura
a croce si sarebbe alzata in volo, diventando in pochi istanti minuscola nel cielo blu, per poi trasformarsi
in uno stormo di uccelli. La chiesa sarebbe diventata grande il doppio, anzi il triplo, lo spazio si sarebbe
espanso, permettendo cos di fare posto a tutti quelli in attesa fuori, e poi sarebbe diventata ancora pi
grande accogliendo un numero di persone mai visto, milioni di persone, ciascuno con il proprio cuore
tra le mani da donare a lei. Sarebbero arrivati anche gli angeli, a migliaia, agili, alati e sottili, sarebbero
discesi su di noi volando in cerchio, gli occhi piccoli e taglienti, e avrebbero riso, le braccia piene di
mirto, perch no?, sarebbe stata un'occasione gioiosa, gioiosa. E mia madre sarebbe stata l. Niente
bara, niente spoglie, ma semplicemente lei, effimera, gigantesca, la testa grande come la navata centrale
coronata di angeli, cos piccoli in confronto a lei, e i suoi capelli, i suoi veri capelli, cotonati per bene
come piacevano a lei, prima che li perdesse, prima che fossero rimpiazzati da quegli altri ricci cos fitti e
scuri. E avrebbe avuto quel suo sorriso tirato, con le piccole rughe attorno agli occhi, al vederci l, ben
sapendo che tutti quelli che lei aveva in qualche modo toccato adesso erano presenti, come segno
minimo di riconoscenza nei suoi confronti. Che festa sarebbe stata. E noi e tutti gli altri saremmo stati
felici nel vederla non come una cosa imbalsamata, gommosa e orrenda, ma come un volto gigantesco e
luminoso, pieno di luce, sopra di noi, e lei dapprima avrebbe fatto il suo sorriso a labbra strette, poi
avrebbe disteso il volto in un sorriso pi ampio, mostrandoci la fila dei suoi piccoli denti, e infine si
sarebbe spalancata in una sonora risata, perch qualcuno avrebbe detto qualcosa di divertente e lei si
sarebbe messa a ridere di quella sua risata silenziosa, assurda, senza fiato, questa era davvero divertente,
ma chi  che l'ha detta? Chi? E forse sarei stato io, io, proprio io a farla ridere in quel modo, nel modo
in cui noi talvolta eravamo capaci di farla ridere, a crepapelle, al punto che sembrava che ci rimanesse
secca, gli occhi che faticavano a rimanere aperti, perch quando rideva le si riempivano immediatamente
di lacrime e doveva asciugarseli con la punta delle dita... Era in quei momenti che sapevi di aver detto
qualcosa di veramente divertente, quando piangeva dal ridere e si asciugava gli occhi, allora s che l'avevi
conquistata, e ne godevi, non c'era altra impresa pi grande o pi importante, pi commovente, e
magari provavi anche a darti un tono facendo finta di nulla, ma in realt eri gongolante e orgoglioso nel
guardarla, e avresti voluto che ti implorasse basta! basta!, perch eri cos buffo ma invece tu continuavi
perch volevi che ridesse un altro po', che ridesse fino a che non ce l'avrebbe fatta pi, mezza collassata
sul piano della cucina mentre tu eri seduto al tavolo, dopo la scuola. Oh sei tremendo! diceva. Piantala!
Ma per vederla ridere avresti dato qualunque cosa, anche perch lei era il tipo che apprezzava una bella
risata alle spalle di qualcuno, di Bill, di Beth, delle tue, delle sue, e in quei momenti tutto il resto
scompariva, tutte le volte che avevi avuto paura di lei, tutte le volte che saresti voluto scappare, tutte le
volte che ti eri chiesto come facesse a vivere con lui, a proteggerlo, e tutto quello che desideravi era solo
che ridesse con te come ogni tanto faceva al telefono con le amiche - S! strillava. S! Precisamente! -
dopo di che faceva un sospirone, prendeva fiato e diceva: Che buffo, oddio com' buffo.  cos che
diceva, e qualcosa del genere avrebbe detto mentre i muri della chiesa sarebbero scomparsi e la navata
centrale sarebbe come evaporata e gli angeli avrebbero volato pi veloci, in traiettoria ellittica intorno a
lei, e tutti noi avremmo avvertito le vibrazioni di quel volo, o magari si sarebbero messi a volare anche
dentro di noi, con quelle ellissi, attraverso il flusso del nostro sangue, e ci sarebbe stata anche della
musica, che so, la Electric Light Orchestra o forse Xanadu - le piaceva davvero o la sopportava per farci
piacere? Avrebbe canticchiato anche lei per un po' muovendo le dita avanti e indietro a tempo, oh, ci
saremmo davvero divertiti un mondo! E poi sarebbe venuto per lei il momento di andare. Se ne sarebbe
andata, a quel punto, ma non prima di avere salutato tutti quanti con un Ci vediamooooooo! Cos avrebbe
detto, toccando una nota alta sull'ultima sillaba, come ad affettare un tono di finta formalit girandosi
per sfiorare la piccola guancia del Ges d'oro, sofferente e crocifisso, sospeso in aria - mentre la navata
se ne sarebbe volata via anch'essa e avrebbe galleggiato nel vuoto, tutta d'oro - e lei avrebbe toccato
quella guancia con il dorso della sua mano abbronzata e inanellata, che fortunaccia, dopo di che si
sarebbe dileguata, e tutti noi saremmo svenuti dove ci trovavamo, all'interno della chiesa squadernata, e
avremmo dormito per settimane e settimane, sognando di lei. Sissignore, sarebbe stato un vero
avvenimento, qualcosa di adatto a lei, di adeguato, di opportuno, di meraviglioso, e di cui a lungo ci
sarebbe stata memoria.
Mi alzo e vado verso il podio - allora lontano duecento passi, oggi solo due. Stringevo tra le mani un
pezzo di carta che avevo portato con me, quello che avevo messo sotto il divano. Avevo provato a
ricopiarlo su un foglio pi bello, ma poi non c'era stato il tempo, e allora avevo sistemato il pezzo di
carta sul leggio e avevo levato lo sguardo e...
Ma dov'erano tutti? Non c'era la folla che ci doveva essere. Poche persone, una qui e una l. Tutti la
adoravano, e adesso dov'erano? Tutti ovviamente conoscevano e amavano mia madre, tutti, ma
dov'erano, adesso? Non era possibile, una vita intera, e adesso quella quarantina scarsa di persone?
Dov' Laura, la donna che le tagliava sempre i capelli? Era l? E qui? E tutte le donne della squadra di
pallavolo? Sono venute? Ce n' una, Candy, ma... e la sua famiglia? Dove sono le sorelle? C' solo zio
Dan, venuto, per usare le sue parole, per "rappresentare la famiglia". E i cugini? E gli amici? Qualcuno
c', ma mio Dio, erano talmente pi numerosi! Questo  lo stesso numero di persone che c'era al
funerale di mio padre. E non dovrebbe essere cos, non ci dovrebbe essere la stessa quantit di persone.
Non erano identiche, queste due esistenze. Dov' la gente della citt? Dove sono i genitori dei suoi
studenti? Dove sono i miei amici? Dov' la gente giunta da ogni parte del mondo a onorare la sua
scomparsa?  forse troppo orribile da sostenere? Siamo troppo volgari? Che cosa succede? Con tutto
quello che ci ha messo, tutto quello che ha dato per voi, ha dato praticamente tutto per voi e questa ...
ha lottato cos a lungo per tutti voi, quotidianamente, ha lottato contro tutto e tutti, ha lottato per ogni
suo respiro fino all'ultimo, ha aspirato fino a che ha potuto l'aria di quel tinello marrone, boccheggiando
ancora e ancora, era incredibile, s, fino all'ultimo si  aggrappata all'aria da respirare, per noi e per voi, e
adesso dove siete?
Dove siete, dannati figli di puttana?
XI
BLACKSANDS BEACH  A SOLI DIECI MINUTI DA SAN FRANCISCO. Dipende
ovviamente da dove partite, ma dalle parti del Golden Gate occorrono dieci, al massimo quindici
minuti, che  poi strano se si considera quanto quel posto sembri selvaggio e lontano da tutto, persino
esotico, con quella spiaggia nera per davvero, lunga circa cinquecento metri da una scogliera all'altra.
Sul ponte, Toph fa il verso della mucca alla gente che passa, e ci fa ridere fino alle lacrime. Si sporge
fuori dal finestrino e fa mu.
Muuuuu.
Il finestrino  completamente abbassato.
Muuuuuuuuuu. 
I turisti non sentono, a quanto pare, perch il vento proveniente dal Pacifico si scaglia sul ponte
come sempre forte e travolgente e i turisti, coppie o intere famiglie, sono sistematicamente vestiti in
modo non adeguato, in maglietta e pantaloncini, e sono troppo occupati a difendersi dalle folate che li
sbatacchiano qua e l, riuscendo a stento a stare in piedi.
Muuuuuuuuuuuuuu.
Toph non tenta nemmeno di far sembrare il suo un verso di animale. In pratica si limita a dire la
parola, come uno che semplicemente dice mu. Ogni tanto lo fa anche come se abbaiasse in tono
arrabbiato, seppur monotono
Mu! Mu!
 difficile spiegare cosa ci sia di cos buffo. Forse non  nemmeno buffo, ma noi stiamo schiattando
dal ridere. Non riesco neanche a tenere gli occhi aperti, stiamo morendo. Tento di guidare diritto,
mentre mi asciugo le lacrime. Sopra le nostre teste corrono nuvole lanose, come cotone strappato a
brandelli da dei bambini. Per l'ultimo gruppo di turisti Toph si esibisce in una piccola performance a
base di muggiti.
Io dico, dico, dico, dico dice. Dico, dico, dico. Breve pausa di pochi secondi, quindi sbotta in un
rapido: Uuuuu e poi:
Muuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.
Il ponte finisce, le nuvolette sfilacciate si dileguano, e d'un tratto tutto  limpido, blu cobalto, ci
troviamo sulla 101 ma solo per pochi secondi. Dopo due uscite ci siamo, prendiamo Alexander, e poi di
nuovo sotto la 101 e su per le Headlands. Mentre arranchiamo per la salita, proprio sopra il Golden
Gate, all'improvviso le nuvole si fanno sotto di noi, rotolano attraverso il ponte, come lana premuta
contro una gigantesca arpa.
Non siamo andati al test. Un'ora fa abbiamo saltato il test obbligatorio per l'iscrizione alla scuola
superiore, quello che Toph avrebbe dovuto fare se avesse avuto intenzione di frequentare la Lowell, che
passa per la miglior scuola superiore pubblica di San Francisco. Una settimana fa siamo andati agli uffici
amministrativi della scuola, una sorta di colosso bianco su Van Ness, per iscriverlo.
So che siamo in ritardo, ma speravamo proprio di riuscire a iscriverlo al test...
Lei chi ?
Sono il fratello, il tutore.
Ha dei documenti che comprovino la tutela?
Documenti che...
S, qualcosa che provi che lei  il tutore.
No, non ho mai fatto nessun documento.
Avevano bisogno di qualcosa.
Per esempio?
Per esempio un certificato di tutela.
Non esiste un certificato di tutela.
Stavo tirando a indovinare.
La donna aveva fatto un sospiro.
Be', secondo lei come possiamo sapere se lei  il suo tutore?
Lo sono e basta. Come posso provarvelo?
Ha un testamento?
Come?
Un testamento.
Un testamento? S, un testamento.
Oh, Cristo, questa poi  da non credere.
Mi ero messo a pensarci su. Beth aveva il testamento.
Il testamento non stabilisce nulla dico, ancora mentendo. Il problema era che nel testamento io
non ero neppure nominato come tutore, mentre lo era Beth. Si trattava di una questione formale,
qualcosa che avevamo deciso insieme quell'inverno. Beth e Bill sarebbero stati gli esecutori testamentari
e sarebbero apparsi ufficialmente, e cos io non sarei stato coinvolto in questioni burocratiche e
finanziarie. Non era la prima volta che questo problema saltava fuori, della tutela, delle prove - dove sono
le prove? - e avevo sempre avuto paura di essere scoperto. Una truffa, per tutto quel tempo!
Senza certificato di tutela o copia del testamento non c' nulla che possiamo fare.
Avevo portato con me tutti quei documenti scolastici, lettere degli insegnanti, lettere che provavano
la nostra residenza, con entrambi i nostri nomi sugli indirizzi. Siamo un team. Siamo da anni una coppia
fissa... La donna non era parsa per nulla impressionata.
Ma perch dovrei raccontarle delle bugie?
Guardi, un sacco di gente che non  della citt vuole mandare i propri figli alla Lowell.
Mi sta prendendo in giro? Cos io sarei venuto qui a inventarmi la morte di entrambi i nostri
genitori per fare in modo di iscrivere mio fratello a questo dannato test?
Altro sospiro.
Ascolti mi aveva detto. Come facciamo noi a sapere anche solo che sono morti?
Ma perch ci sono io qui che glielo sto dicendo.
Ha dei certificati di morte?
Senta,  una cosa disgustosa dico. E poi mentendo: No.
Nessun avviso, nessun necrologio?
Vuole che le porti dei necrologi?
S, dovrebbe essere sufficiente. Almeno credo. Aspetti un secondo. Si gira e si consulta con un tizio
dietro di lei seduto a una scrivania, poi si rivolge nuovamente a noi.
S, va bene. Mi porti un necrologio.
Ma non avr il tempo di...
Un necrologio a testa.
Tutte le volte dover fornire delle prove! Sempre qualcosa che rammenti, anche solo con poche
parole sparse qua e l in una conversazione, questa cazzo di storia... Ecco perch ogni volta mento, ecco
perch mi invento cose, ecco perch a questo punto, quando prendo un appuntamento con il dentista o
chiss chi, al telefono lo chiamo "mio figlio", per quanto crudele questa parola mi sembri ogni volta che
la pronuncio...
Avevo chiamato Beth da un telefono a gettoni. Avevamo venti minuti prima che l'ufficio chiudesse.
Beth era arrivata con entrambi i necrologi, due trafiletti su ognuno dei nostri genitori apparsi nel Lake
Forester, e in pi una copia del testamento, a due minuti dalla chiusura.
E adesso, una settimana dopo, il giorno del test, mentre centinaia di ragazzi stanno facendo il test,
noi stiamo guidando attraverso le Headlands, diretti alla spiaggia. Ce ne eravamo resi conto solo pochi
secondi prima...
Oh Cristo ho detto.
Cosa? ha detto.
Il test!
Toph si  messo entrambe le mani davanti alla bocca, aspettandosi che facessi inversione a U e che
mi precipitassi, come  nostro costume, inventando scuse e giustificazioni; a questo punto si  talmente
abituato alle corse all'ultimo momento, alle mie manate isteriche sullo sterzo quando ci troviamo
incastrati nel traffico, alle imprecazioni lanciate al parabrezza, al bussare agli sportelli fuori orario, alla
richiesta di eccezioni...
Lascia perdere ho detto. Ormai non ha importanza.
E non ce l'ha.
Perch ce ne stiamo andando.
Due giorni fa abbiamo deciso che non abbiamo intenzione di rimanere a San Francisco, per cui non
faremo l'iscrizione alla Lowell, non avremo bisogno di quella scuola, n di nient'altro qui, perch noi ce
ne andiamo, lasciamo la citt, lasciamo lo stato, ad agosto tireremo su le nostre cose e voleremo via
dalla California, a casa, anzi a Chicago, e di l a New York. Siamo di nuovo in partenza, tra schiocchi di
lingua e teste scosse in segno di disapprovazione, dobbiamo andarcene, anche se questo significa vedere
meno Bill e Beth, ce ne andremo di nuovo. Credo che sia una buona idea quella di muoversi spesso, di
vedere roba nuova, di non rimanere incastrati dice Toph, e io lo amo per avere detto questa frase.
Sapeva che avevo bisogno che lo dicesse, e non esiste possibilit al mondo che io gli chieda se diceva sul
serio.
San Francisco cominciava a starci stretta, qui tutti stanno morendo.
Le estati sono pi fredde e l'autunno non  pi come una volta. I ragazzi di Haight sono sempre pi
giovani e sempre pi numerosi, seduti giorno e notte tra Haight e Masonic, con i loro bastoncelli e le
palle di stoffa colorata con cui fare acrobazie, e nessun posto dove andare, con quei loro stupidi berretti
da rasta. E il tragitto fino al lavoro mi  diventato insostenibile, la ripetizione dei gesti  troppo triste,
ormai, specie la sera, quando, dopo aver messo Toph a letto e avere chiuso la porta, torno in ufficio e il
viaggio in auto  una tormentosa routine, al punto che tento nuovi percorsi, e avevo cominciato ad
andare gi per Geary fino alla fine della strada, superando tutte le prostitute, per cambiare ritmo, e per
una settimana circa  stato anche divertente, le macchine che rallentavano e si fermavano, i poliziotti in
caccia, che ridevano, ma poi anche quello  diventato abitudine, e perci ce ne dobbiamo andare, perch
la gente ha preso a pisciare per la strada e caga lungo Market Street in pieno giorno, e mi sto stufando
di tutte queste colline, sempre colline, di tutte quelle manovre per parcheggiare, e la pulizia delle strade,
e quei cazzo di bus attaccati ai fili o cavi o come si chiamano che si rompono sempre, e quegli stronzi di
autisti che escono e strattonano il cavo, e quegli stupidi bus che se ne stanno l inerti in mezzo alla
strada, e tutto che si ferma l in mezzo alla strada...
Ogni cosa appare sempre pi bizzarra, gli estremi sempre pi distanti, i contrasti ormai troppo forti.
Io e Toph continuiamo a salire perch bisogna arrivare in cima alla collina per giungere a Black
Sands, prima diritto fino in cima lungo la strada che si snoda di qua e di l, superando tutti i turisti fermi
a godersi il panorama, intenti a guardare gi il Golden Gate, e ogni volta che rivolgiamo il muso
dell'auto verso il ponte, ecco che quella vista biblica si ripresenta, e si vedono Treasure Island, Alcatraz,
e poi tutta Richmond, El Cerrito, Berkeley e Oakland, e poi il Bay Bridge, e i frammenti appuntiti di
conchiglia bianca che formano il centro citt, il Golden Gate rosso sangue, e la citt intera, il Presidio, i
vialoni...
Ma noi proseguiamo, curva dopo curva, e le macchine gradualmente diminuiscono, e proprio in
cima alla collina, che poi  quasi una montagna, ci sono ormai pochissimi turisti e anche quelli girano
per tornare sui propri passi, per voltare poi a destra a quel tunnel dei tempi della Seconda guerra
mondiale in cima, dato che davvero si ha l'impressione che la strada finisca l, in cima alla collina...
Ma invece la strada continua e c' una cancellata di metallo sgangherata, proprio l, aperta, e
probabilmente  sempre aperta. Continuiamo senza rallentare io e Toph, procediamo fin dopo l'area di
parcheggio, attraverso il cancello, e due giovani turisti, probabilmente olandesi, con i calzerotti scuri di
rito e i pantaloncini, allibiscono nel vederci, perch non sanno che cosa stiamo facendo, dato che siamo
una specie di coppia di supereroi in una fantastica navicella spaziale, non costretti dalle leggi locali o
della fisica.
La strada, adesso a senso unico, va diretta fino all'acqua, e per una ventina di metri sembra quasi che
ci finiremo dentro, per qualche secondo hai proprio quella sensazione - cosa che se poi succedesse
davvero ci troverebbe pronti come sempre: faremmo quella cosa in cui ci gettiamo dalla macchina
esattamente nello stesso istante, ognuno dalla sua parte, e poi ci tufferemmo in perfetta sincronia - per
cui a quel punto rallentiamo, e dopo poco la strada prende a destra e quindi scende, e un secondo pi
tardi stiamo procedendo esattamente paralleli all'acqua, ovviamente a un centinaio di metri di altezza, e
per un po' senza avere neppure un ostacolo visibile alla nostra sinistra, nient'altro che il vuoto, ed ecco
che all'improvviso vediamo le Headlands tutte intere, morbide e verdi colline di mohair, velluto color
ocra, leoni dormienti, e lontano sulla sinistra il faro, incredibile pensare che siamo solo a dieci minuti
dalla citt e c' tutta questa ondulata estensione di terra, sembra l'Irlanda o la Scozia o le Falkland o
chiss cosa, e noi scendiamo a serpentina lungo la strada che si allontana e si avvicina al precipizio, e
Toph come sempre non guarda gi, il che  comprensibile, visto che non apprezza la mia guida senza
mani, usando per un po' solo le ginocchia, guarda un po' qui, guarda che figata ah ah ah!
Testa di cazzo, non fare cos.
Cosa?
Usa le mani.
Non puoi chiamarmi in quel modo.
Va bene. Testa di cavolo.
E per quanto preoccupante possa essere udire la sua prima parolaccia nei miei confronti -
perlomeno  la prima volta che gliene sento usare una -  anche abbastanza emozionante.
Meravigliosamente emozionante. Sentirgli esprimere della rabbia  un vero sollievo. Mi sono sempre
preoccupato della sua mancanza di rabbia, del fatto che io e lui andassimo troppo d'accordo, del fatto
che forse non gli avevo dato sufficienti occasioni di conflitto. Avrebbe bisogno di conflitti, avevo
cominciato a dirmi. Dopo tanti anni di armonia e coccole, era giunto il momento di dare al ragazzo
qualcosa di cui potesse incazzarsi. Altrimenti come ce l'avrebbe fatta nella vita? Da dove avrebbe attinto
motivazione, se non dal desiderio di farmi a pezzetti? Fino a quel momento non c'era stata che mutua
devozione e complicit e quei suoi occhioni gentili e quella sua saggezza pura da bambino... ma adesso!
Sono un testa di cazzo! Che sollievo. Una via d'uscita, finalmente la verit, infine, limpida e inevitabile!
E forse avrei dovuto notarne i segni premonitori. Quando avevamo fatto la lotta, poco prima sul
pavimento di casa, e qualche giorno fa al campo da tennis quando gli avevo tirato a forza le mutande su
per il culo, non aveva reagito combattendo con insolita convinzione? Non aveva raggiunto in effetti una
buona presa, e non l'aveva mantenuta per un po' con inedita tenacia, molto pi a lungo di quanto
solitamente gli sarebbe stato possibile? Il suo corpo non si era teso in modo nuovo, la stretta delle sue
mani non si era rafforzata, i suoi occhi non hanno ora un non so che di abbandono, non tradiscono una
certa rabbia che arriva da chiss quali luoghi lontani? S, s! Ormai siamo onnipotenti.
Finalmente!
Non puoi dirmi nemmeno testa di cavolo.
Va bene.
Testa di cavolo  persino peggio di testa di cazzo.
Va bene. Stronzo.
Stronzo va benissimo.
A Might c'era stata un'infinita teoria di pranzi di lavoro, del tutto infruttuosi, con una serie di
persone danarose trovate da Lance, gente in qualche modo interessata a darci una mano.
Sistematicamente si trattava di gente intorno alla trentina che aveva fatto abbastanza soldi da avere
voglia di buttarne un po' di qua e di l. Va bene diceva Lance usando le sue mani a mo' di parentesi,
questa tipa  l'erede del tizio che ha inventato il nastro biadesivo e..., oppure: Ragazzi questo tizio ha
incassato da Microsoft, e adesso ha trecento milioni da investire in nuovi media.... Ci incontravamo per
bere qualcosa o a pranzo nella sala sul retro dell'Infusion 555 o a un tavolo da picnic a South Park, e
parlavamo, illustrando i nostri progetti, facendo vaghi accenni alle nostre speranze, facendo del nostro
meglio per spiegare che desideravamo avere successo senza essere percepiti come gente di successo
davvero di successo, che volevamo continuare a fare quello che facevamo, mantenendo per l'opzione
di chiamarci fuori se ci fossimo stufati, e che volevamo conquistare il mondo in modo tale che nessuno
sarebbe mai stato in grado di dire che era proprio quello che volevamo fare, tentando di non palesare
quanto fossimo stanchi, quanto fossimo insicuri di voler davvero andare avanti a fare quello che
stavamo facendo...
E nel corso dell'incontro il potenziale benefattore finiva sistematicamente con lo spiegarci, mentre
giocherellava con la cannuccia e i cubi di ghiaccio dentro il suo bicchiere, che ne avrebbe dovuto parlare
con i suoi genitori o con il suo tutore o con i suoi avvocati e..
Andava bene lo stesso. Detestavamo quei meeting, finivamo con il detestarci noi stessi, detestavamo
dovere andare in ufficio ogni giorno, chiedendoci perch diavolo continuassimo a farlo.
Ci era arrivata un'ingiunzione di sfratto entro un mese. Avevamo gi avuto una proroga, e ogni mese
imploravamo di poter rimanere un altro mese, affermando che stavolta eravamo davvero vicini a
ricevere dei finanziamenti e che avevamo solo bisogno di qualche soldo per organizzare la nuova sede,
oppure che ci saremmo trasferiti nella sede di questa o quella compagnia che aveva deciso di darci una
mano. Per cui Lance part per New York in un viaggio della speranza, finendo per parlare con gente o
troppo o troppo poco importante per noi. Ogni giorno chiamava per dire che non c'erano novit. Stava
da Skye, come del resto tutti noi ogni volta che andavamo a New York. Avevamo pensato di fare un
festone e Skye aveva organizzato tutto, la roba da bere, il DJ, ed era anche andata a stare dal suo
ragazzo di modo che potessimo dormire tutti quanti sul pavimento di casa sua, quattro in camera, su
sacchi a pelo e cuscini, e quando alla festa era arrivata la polizia per farci sbaraccare, erano state Skye e
sua mamma, la mamma di tutti, in visita in quei giorni dal Nebraska, a implorare la polizia di lasciar
correre perch, per usare le parole della mamma: Sono bravi ragazzi, e si sono dati talmente da fare per
mettere in piedi questa festa, o qualcosa del genere, e accanto c'era Skye con lo sguardo triste che
sbatteva gli occhioni, e alla fine la polizia ci aveva permesso di andare avanti.
Lance aveva chiamato da casa di Skye il giorno in cui sarebbe dovuto rientrare, dicendo che si
sarebbe fermato un giorno in pi. Skye era all'ospedale con la febbre alta, forse un avvelenamento
alimentare.
Oppure una faccenda virale aveva detto.
Moodie e io ci incontrammo con i fondatori di Wired, e andammo con l'idea di metterci sotto la
loro ala, facendogli capire quanto sarebbe stata perfetta la combinazione di noi e loro, nonostante tutte
le volte che li avevamo presi per il culo, e ci aspettavamo un incontro informale, rilassato, parco di
dettagli e a passo disteso. E ovviamente ci sbagliavamo. Ci trovammo vergognosamente impreparati.
Quello che cercavamo erano un po' di soldi per buttare fuori il prossimo numero e una qualunque
specie di sistemazione logistica, che ne so, un angolo del loro spazio, avevamo ancora qualche settimana
per sloggiare, e qualunque posto andava benone, sul serio, raga...
Loro invece volevano numeri e proiezioni. Seduti intorno al loro lucido tavolo nero, ci arrabattammo
e la gettammo sul ridere, e facemmo del nostro meglio per sembrare fiduciosi, ambiziosi, cercando di
nascondere la nostra stanchezza, e incoraggiandoci tra noi con gesti delle mani...
No, scusa, finisci pure...
No, scusa tu, stavi dicendo...
... E dicemmo che certo, ovviamente avevamo in mente un nuovo reparto grafico e una migliore
redazione, e s, avevamo intenzione di piantarla una buona volta di prendere per il culo gli inserzionisti,
e che s, noi ci siamo dentro al cento per cento, e che il piano cos e i programmi televisivi cos e
ovviamente, certo, un sito web,  chiaro, qualche concessione nelle copertine, magari anche qualche
faccia familiare, anche delle celebrit di tanto in tanto, se sono le facce giuste e rappresentate nel modo
giusto, chiaro,  ovvio, qualche profilo, e ce la metteremo tutta per ampliare il nostro pubblico, certo lo
staff resta ridotto, come sempre, e ce ne staremo qui, e verremo a stare con voi, oppure ci sposteremo a
New York, l'una cosa o l'altra, sar fantastico...
Dopo esserci stretti la mano uscimmo, oltre le postazioni di lavoro, le file e file di computer, il loro
calore, le matasse di cavi, il cucinino e la reception con le pareti di un color arancione fluorescente, e la
ragazza vestita praticamente nello stesso modo, e di l nell'ascensore e poi fuori sulla Terza Strada, dove
facemmo il punto:
Ti pare che sia andata bene?
S, s, figurati, ci hanno adorato...
Ma sapevamo benissimo entrambi che era finita, e la cosa pi grave e pi curiosa era che a nessuno
dei due importava. Oh, certo che ci importava, ma eravamo pronti. Io volevo farla finita, e Moodie lo
desiderava anche pi di me, e anche Marny era pi che stanca, e anche Paul. Zev e Lance ce la
mettevano ancora tutta e sentivano che valeva la pena continuare, ma anche loro si rendevano conto,
ormai - li avevamo preparati da tempo - che lo spazio poteva esaurirsi in qualunque momento e che era
nato per dare luogo a qualcos'altro. Ed eccoci a quel punto, adesso, ben coscienti del fatto che quei tre o
quattro anni, tutte quelle centinaia e migliaia di ore stavano per andarsene senza che avessimo messo
nulla da parte...
Che cosa era stato conquistato?
Chi era cambiato?
Niente posto prenotato sullo Space Shuttle e tutto il resto; che cosa era successo esattamente? Si era
trattato di qualcosa che dovevamo fare, di un piccolo, minuscolo argomento da sostenere. E lo avevamo
sostenuto, nel nostro piccolo, e andava bene cos... Io e Moodie camminavamo per South Park in
un'impeccabile giornata di luglio, e il parco era gremito di gente nuova, tutti bellissimi, intelligenti e
giovani, ma noi eravamo stanchi, e camminammo in mezzo a loro diretti in ufficio. Andava bene cos.
Finalmente lo strano senso di benessere che veniva dal vedere la fine, con i suoi parametri e i suoi
termini. Ci restavano due settimane per chiudere l'ultimo numero prima di dover lasciare
definitivamente l'ufficio, per cui mettemmo insieme tutto il materiale gi deciso. In copertina: "I neri
sono pi cool dei bianchi?" e qua e l, ovunque, riferimenti alla chiusura della rivista, alla morte, alla
sconfitta.
Il saggio di apertura:
La morte, come tanti bei film,  triste.
I giovani si fingono immuni dalla morte. E perch non dovrebbero? A volte la vita pu apparire
infinita, piena di risate e di farfalle, gioia e passione, e birra gelata di qualit.
Ovviamente con il passare degli anni sopraggiunge la dura comprensione che "sempre" non  che
una parola. Le stagioni si susseguono, l'amore appassisce, i migliori muoiono giovani. Si tratta di verit
dure, dolorose, ineludibili, ma, cos ci viene detto, inevitabili. L'inverno lascia il passo alla primavera, la
notte si dilegua nell'alba, e la perdita scava il solco al rinnovamento.  facile dire queste cose, proprio
come  facile, tanto per dire, guardare un sacco di televisione.
Ma, facile o no, noi confidiamo in questo sentimento. Altrimenti sarebbe come saltare senza alcuna
speranza dentro un abisso nero e senza fine, cadere in un vuoto che tutto avvolge per l'eternit. Sul
serio, che si guadagna dicendo che la notte pu solo diventare pi scura e che la speranza giace
schiacciata dallo stivale oppressivo del malvagio? Che genere di risposta otteniamo quando giungiamo
alla irriducibile comprensione che in vita non c' salvezza, che presto o tardi, malgrado le nostre
migliori speranze e i nostri sogni pi cari, non importa quanto nobili siano state le nostre azioni e
sincere le nostre virt, non importa quanto abbiamo lottato per i nostri disparati ideali di immortalit,
inevitabilmente a un certo punto il mare ribollir e il male calpester la terra, e il pianeta intero non sar
altro che un campo giochi abbandonato, adatto solo ai parassiti e agli scarafaggi?
C' un detto, caro a sacerdoti e vecchi atleti. Prega che piova. Ma perch pregare che arrivi la pioggia
quando dal cielo cade sangue caldo e velenoso?
E poi, pochi giorni dopo, riguardammo il pezzo, e sperammo che non suonasse troppo facile,
insensibile, dato che Lance era appena tornato da New York da tutti i suoi giri assieme a Skye in cerca
di soldi, di qualunque segnale di soldi potesse provenire da quelle parti. Volevamo sapere com'era
andata, anche se era tutto accademico, oramai, ma eravamo lo stesso curiosi, magari in un modo un po'
morboso. Volevamo sentire buffe storie di rifiuti, racconti di indifferenza, e non ricordo come mai ci
trovassimo tutti in ufficio in pieno giorno, ma Lance arriv e pos il suo zaino su una poltrona e si
abbandon sulla sua sedia. Poi si alz nuovamente. Per qualche minuto cammin avanti e indietro. Si
ferm quindi accanto al raccoglitore vicino alla scrivania di Marny. Aveva un'espressione sul viso,
un'espressione quasi sorridente, la bocca quasi atteggiata a un sorriso ma allo stesso tempo appena
tremante, gli occhi concentrati su qualcosa di molto piccolo sul pavimento tra di noi. Si teneva la mano
sulla bocca, come per nasconderla. Sorrideva? S, sorrideva. La testa inclinata. C'era qualcosa di buffo.
Stava per dirne una buona.
Skye  morta.
Cosa? disse qualcuno.
 morta disse.
Che stai dicendo? Chi? esclamammo tutti insieme.
 morta.
Chi?
Skye.
No.
E vaffanculo, testa di cazzo che non sei altro. Credi che sia divertente?
Guarda che parla sul serio. Parli sul serio?
Non fa ridere.
No, ascoltatemi,  morta. Morta.
No.
Cosa significa?
Come?
Era un virus che le ha attaccato il cuore.  stata in ospedale solo pochi giorni. Non sono riusciti
a...
No.
Oh, cazzo.
Cristo.
No.
Marny e io guidammo fuori citt, appena oltre il Golden Gate, non lontano da dove si gira per
andare alla Black Sands Beach, per scattare una foto per l'ultima pagina dell'ultimo numero. Eravamo
alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere tutto quanto, una singola immagine, e avevamo optato per
il tunnel sulla Route 1 che porta a Sausalito, scavato attraverso le Headlands di mohair. Era un semplice
tunnel, a semicerchio, scuro, l'estremit invisibile, l'ingresso adorno di un sottile arcobaleno dipinto
parecchio tempo fa. Avevamo parcheggiato e ci eravamo incamminati, e Marny aveva controllato che
non arrivassero delle auto mentre io mi ero sistemato nel mezzo della strada per scattare la foto, che poi
alla fine non  venuta neanche granch, con l'arcobaleno smunto e sfocato, e il tunnel non abbastanza
buio.
Ma a quel punto c'eravamo, quella era l'ultima immagine. O quella o la lettera promozionale che Paul
aveva aperto qualche giorno prima, mentre gi stavamo sbaraccando, inviata dal tizio delle lotterie, Ed
McMahon, sulla quale era scritto in grossi caratteri:
MIGHT MAGAZINE HA VINTO
DA 1.000.000
A 11.000.000 DI DOLLARI!
Ovviamente dedicammo il numero a lei, a Skye. Piccolo, triste gesto. Cazzo, dicevamo a tutti, avreste
dovuto vedere Skye. E in realt  ancora possibile. Andate a noleggiare quel film, Pensieri pericolosi. C'
lei, che cammina e parla. Non ha scritto lei le sue battute, e a quel tempo avr avuto diciannove o
vent'anni, ma eccola l, per sempre, che cammina e che parla, e mastica gomma. Che tipa che era.
La camminata fino a Black Sands  lunga e ripida, ma la vista, con tutti i fiori selvatici e l'oceano,  da
togliere il fiato. Mentre io e Toph scendiamo, vediamo degli uomini che salgono a due a due, col fiatone,
si fermano, riprendono. Risalire  mille volte pi pesante che scendere. Mentre scendiamo l'uno di
fianco all'altro divento cosciente di quanto siamo vicini, io e Toph, e sono preoccupato che qualcuno si
faccia idee sbagliate. Ormai  alto quasi quanto me, potrebbe essere facilmente presa per una situazione
alla North American Man/Boy Love, e se la persona sbagliata ci dovesse vedere insieme,
particolarmente in questa spiaggia, di sicuro ci denuncerebbe, e allora arriverebbero i Servizi sociali e
allora lo ficcherebbero in un orfanotrofio, e dovrei farlo evadere, e da quel momento in poi saremmo
costretti a diventare dei fuggitivi, a nasconderci, a mangiare cose orribili...
Questa spiaggia ha un'aria cos remota. I frequentatori di Black Sands sono perlopi gay nudisti,
alcuni etero nudi, alcune donne etero nude, e un misto di gente varia e vestita tipo noi, pi l'occasionale
pescatore cinese. Piazziamo la nostra roba al centro della spiaggia, dove in genere si sistemano le
famiglie quando hanno il fegato di scendere fin quaggi... Ci togliamo le scarpe e la camicia,
perlustriamo la spiaggia con lo sguardo a destra e a sinistra. Toph ha un'idea.
Lo sai cosa penso?
No.
Penso che tutti, una volta nella vita, dovrebbero poter far vivere un oggetto inanimato e farselo
amico.
Urge una pausa di riflessione. Dovrei incoraggiarlo?
Per esempio? chiedo, impensierito.
Non so, un'arancia.
Si gratta il mento, come fa tutte le volte che rimugina questo genere di pensieri.
O un martello.
John era in picchiata, arrancava sui gomiti, era a pezzi. Era stato in un programma di riabilitazione
per un po', poi l'aveva lasciato e si era messo a vivere con una donna di almeno quarantacinque anni a
Santa Cruz, una tipa che aveva incontrato alla Narcotics Anonimous. Avevo smesso di cercare di stargli
dietro, e non gli chiesi perch fosse in terapia, non sapevo che avesse problemi che rendessero
necessario la Narcotics Anonimous. Le cose stavano precipitando, e lui evidentemente stava cercando
di concentrare al massimo i problemi nel minor tempo possibile. Mi chiedevo se non fosse impegnato
in una sorta di esperimento o di performance artistica. Se lo era, allora la cosa avrebbe avuto il mio
rispetto, sarebbe stata una trovata abbastanza figa, ma purtroppo non si trattava di nulla di cos
calcolato.
Andammo insieme a vedere un analista, e dopo averci parlato io lo feci entrare, e l'analista mi defin
un "facilitatore", dopo di che ce ne andammo, e lui si addorment sul divano, e dopo stava un po'
meglio. Spariva per settimane, poi si faceva vivo da una biblioteca dell'Oregon, aveva fatto fuori tutto
quello che aveva ereditato e gli servivano duecento dollari per pagare la camera dove stava, questi tizi del
Red Rooof sono completamente fuori di zucca, cazzo, e poi finalmente, dopo essersi fatto prendere a cazzotti in
testa al Covered Wagon da un tizio che per giunta conosceva, decise che voleva tornare in riabilitazione.
Io e Meredith ci dividemmo i costi di un posto privato, un programma di tre settimane, dal
momento che non aveva assicurazione medica e non si sarebbe rivolto alle strutture pubbliche, se
avesse dovuto farlo c'era il caso che facesse una pazzia, non sarebbe stato assolutamente in grado di
reggere tutta quella merda, non scherziamo, e cos qualche giorno prima di entrare in questa clinica
andai a prenderlo in macchina in un posto sulle colline di Oakland, a casa di una donna con cui si stava
vedendo, con tanto di bambini, due, alla finestra.
Amico, grazie davvero per avere tirato fuori i soldi. Voglio dirti che apprezzo davvero tutto quello
che fai per me.  una cosa impareggiabile. Quell'altro posto, quello pubblico, era pieno di drogati e
prostitute. Non ce l'avrei fatta, giuro, non ce l'avrei mai fatta.
Apro il finestrino.
Non ho niente da dirgli.
C' una parte di me dico che vorrebbe semplicemente farti scendere e lasciarti su questo cazzo di
ponte.
Un minuto di silenzio.
Accendo la radio.
E allora fammi scendere.
Lo vorrei fare sul serio, pezzo di merda.
E allora fammi scendere.
Voglio dire, stai cercando di battere qualche record, per caso? Adesso sei l seduto, tranquillo, con la
mani posate in grembo e tutto il resto, ma poi chiss quand' la prossima volta che indosserai il
vestitino da pazzoide? Per quando  fissato? Voglio dire...
Sta facendo scattare avanti e indietro il pomo del vano portaoggetti.
Piantala.
Smette.
Voglio dire, perch cazzo non puoi... vorrei dire "darti una calmata", ma non  la parola giusta.
... darti una calmata? Perch cazzo non riesci a darti una calmata?
Ricomincia a giocherellare con il vano portaoggetti.
Ho detto di piantarla.
La pianta.
Voglio dire, sta diventando una gran rottura di coglioni.
...
Una vera rottura di coglioni. Per un po'  stato anche divertente vederti eseguire tutte queste cagate
da talk show, ma adesso basta. E da un po' che ha stufato.
Mi spiace, amico, mi spiace di averti annoiato.
Infatti. Tutto quell'assurdo lamentarsi, l'incertezza, il caracollare...
Fammi il favore. Senti chi parla. Sei tu quello che parla sempre di persistere sulle stesse stronzate, la
tua famiglia e tutto il resto. Sei tu quello che...
Non stiamo parlando di me.
Certo che s. Si sta sempre parlando di te, in un modo o nell'altro. Non  evidente?
Senti, vedi un po' di andare affanculo. Non avevo bisogno di venire fin qui.
E allora non avresti dovuto farlo.
Guarda che ti butto fuori dal finestrino.
Fallo. Avanti, fallo.
Dovrei.
Voglio dire, quanto ti interessa veramente di me, al di fuori della mia utilit in quanto sorta di
racconto edificante, sostituto di qualcun altro, di tuo padre, di tutta la gente che in qualche modo ti
delude...
Sei proprio come lui.
Vaffanculo. Io non sono lui.
Ma sei come lui.
Fammi scendere.
No.
Io non sono cos. Non posso essere ridotto cos.
Hai fatto tutto da solo.
Sono pi di cos.
Ah s?
Non posso essere usato per tornare a tuo padre. Tuo padre non  una lezione. E non lo sono
neppure io. E tu non sei un insegnante.
Sei tu che l'hai voluto. Sei tu che desideravi attenzione.
Come vuoi. Ma io non sono altro che uno di quelli con una tragedia personale da adattare al tuo
messaggio complessivo. A te in realt non te ne frega niente della gente con cui vai d'accordo e con cui
non hai problemi, dico bene? Questa gente non ci sta nella tua storia, vero?
C' un camion accanto a noi, con tre ragazzi a bordo. Passer anche questa.
E tutto per aiutarti a sostenere certe affermazioni. Voglio dire, non  strano che qualcuno come
Shalini, per esempio, che in effetti non era una delle tue amiche pi intime, diventi all'improvviso una
delle presenze pi significative? E perch? Perch gli altri tuoi amici avevano la disgrazia di non essere
disgraziati. Gli unici che hanno avuto dei ruoli significativi, sono quelli che hanno avuto un'esistenza
travolta dal caos...
Lo posso fare.
No.
Lo posso fare perch...
E invece no. Povero Toph, tra l'altro. Mi chiedo quanta voce abbia avuto in tutto ci. Tu
ovviamente dirai che ha dato la sua piena approvazione, che ha pensato che fosse un'idea fantastica, da
morir dal ridere eccetera eccetera, e pu anche darsi che l'abbia fatto, ma quanto credi che ne sia
contento? Tutta questa storia  disgustosa.
 troppo difficile per te da capire. Non sai nulla di nulla di noi.
Oh, piantala.
Si tratta di illuminazione, ispirazione.  una prova.
No. Lo sai di che cosa si tratta? Di entertainment. Se fai un paio di passi indietro, ti accorgerai come
tutto sia diventato uno show. Sei cresciuto con tutti i comfort, senza pericoli, e adesso questi pericoli te
li devi cercare, fabbricare su misura o, cosa ancora peggiore, devi sfruttare le sventure di amici e
conoscenti per aggiungere drammaticit alla tua intera esistenza. Ma il punto  che non puoi muovere le
persone come pedine in questo modo, mettergli gambe e braccia in posizione, vestirle, farle parlare...
Lo posso fare, io.
No che non puoi.
Sono in credito.
E invece no, sai? Proprio no. Tu sei come... come un cannibale o qualcosa del genere. Non vedi che
stai divorando carne umana? Che stai... stai fabbricando paralumi con la pelle della gen...
Oh Cristo.
Fammi scendere. Non posso farti scendere qui.
Ho detto di farmi scendere. Non voglio essere io il tuo carburante, il tuo cibo.
Io per te lo farei.
Come no.
Io mi farei divorare da te.
Io non voglio che tu ti faccia divorare da me. E non voglio divorarti. Non voglio usarti come
carburante. Non voglio niente da te. Tu credi che per il fatto che ti sono state sottratte delle cose nella
vita, puoi prendere e prendere, tutto quanto. Ma sai, non  che tutti sentano il desiderio di divorarsi
costantemente l'un l'altro, non  che tutti vogliano...
Tutti ci divoriamo l'un l'altro, costantemente, ogni giorno.
No.
E invece s.  quello che facciamo in quanto esseri umani.
Per te ovunque  sangue e vendetta, ma c' molto di pi, o piuttosto molto di meno, in tutto ci.
Non tutti sono talmente arrabbiati e cos disperatamente affamati...
Puoi mangiarmi.
Che schifo. No.
Ti render pi forte.
Ne ho abbastanza, di te.
E invece no. Tornerai. Avrai sempre bisogno di me. Avrai sempre bisogno di qualcuno su cui
sanguinare. Perch tu sei un essere incompleto, John, e...
Hai appena superato l'uscita.
La festa di Shalini fu una cosa gigantesca. Era trascorso ormai un anno dalla caduta, e ormai era
uscita dall'ospedale, era tornata a casa sua a L.A. per vivere con la madre e la sorella. Migliorava giorno
dopo giorno, era in grado di fare pressoch tutto, anche se la sua memoria a breve termine era ancora
discontinua, inaffidabile. Tutto quello che era accaduto nell'ultimo anno era sparito. Spesso non riusciva
a ricordare che cosa fosse successo il giorno prima, o addirittura l'ora prima. Doveva essere informata
dell'incidente quasi ogni giorno, e ogni volta che le veniva raccontato rimaneva allibita. Accidenti
diceva, come se la storia non la riguardasse. Ma comunque stava lavorando parecchio su questa
faccenda della memoria, aveva sempre con s delle schedine, un diario su cui prendeva appunti relativi
agli eventi della giornata, una sorta di memoria cartacea per le cose accadute nel passato. Era arrivata
fino a quel punto e la prognosi era ottimista, e per il suo ventiseiesimo compleanno la sua famiglia
decise di organizzare una grandissima festa a casa loro, con ogni genere di roba da mangiare, un DJ,
danze, torce intorno alla piscina, un centinaio di persone e anche pi.
Io e Toph andammo in macchina. Non sapevo che cosa portare in regalo, per cui mi regolai come al
solito in situazioni analoghe: chiesi a Toph di farle qualcosa. Di recente aveva modellato delle figurine di
Ges in plastilina colorata - Ges in smoking e bastone da passeggio con la bocca aperta nel gesto di
cantare ("Ges in versione spettacolo"), Ges vestito da donna con un caschetto biondo ("Ges-
Hillary"), e Ges in un sacco a pelo con un motivo a forma di croce ("Ges che si ferma a dormire"),
con tanto di minuscolo barattolo di polvere pruriginosa. Erano di un realismo impressionante, ed erano
in genere grandemente apprezzate da chi le riceveva, e tuttavia Toph disse che non aveva tempo di
mettersi a fare doni per i miei amici. E venne a cadere anche la mia seconda idea quando si rifiut di
cedermi il Libro di Mormori che aveva appena ricevuto ordinandolo a un numero verde. Evvabb.
Quando arrivammo a L.A. lo lasciai con Bill a Manhattan Beach e andai da Shalini, fermandomi
lungo la strada a un centro commerciale dove le acquistai un calendario dei gatti, un libro su Menudo e
un fermacarte: $ 54 per pochi minuti di risate. Trovai la sua casa, alta su una collina, lungo una strada
larga e buia. Su entrambi i lati c'erano auto parcheggiate e fui costretto a lasciare la macchina a vari
isolati di distanza. Da fuori si sentiva la musica e si intravedevano le luci in giardino. Ero terrorizzato.
Non vedevo Shalini da mesi, e non sapevo che cosa aspettarmi.
Bussai all'enorme porta d'ingresso, e quando venni fatto entrare vidi che c'era gente ovunque, regali
ammucchiati sui tavoli, sul pavimento, regali enormi, bellissimi, e c'era gente in salotto e nel tinello e
anche in sala da pranzo, un'intera folla di gente intenta a fare questo e quello, e poi forse un'altra
cinquantina di persone fuori in giardino, sul patio intorno alla piscina, circondata da torce accese che
inondavano tutto di una luce crudele. Sua madre mi disse che Shalini era al piano di sopra a riposare.
Salii le rampe di scale moquettate e seguii le voci provenienti dal corridoio. La trovai in una stanza che
dava sulla piscina, seduta sul letto; aveva un aspetto vivace e luminoso, tale e quale come me la
ricordavo.
Ciao, caaarrrrrrro!
Ci abbracciammo. Era molto elegante, con una camicetta di seta e una minigonna.
Le spiegai che la mia auto era andata in panne per strada - vero - e che avevo dovuto prendere quella
di Bill in prestito, e le dissi che la festa mi sembrava favolosa con tutte quelle torce e la gente in giardino
e la piscina...
Lei guard dalla finestra in direzione della piscina che splendeva come un cielo, attorniata dalle
silhouette delle persone che vi si riflettevano.
S, fantastico, ma perch c' tutta questa gente?
Non sapeva perch fossimo tutti l. Era evidente che stava frugando nella memoria alla ricerca di una
ragione senza per riuscire a trovarvi nulla.
 il tuo compleanno spiegai.
Io e sua sorella Anuja le spiegammo che cos' una festa di compleanno.
Ma perch tutta questa scena? Voglio dire, mi rendo conto di essere estremamente popolare
eccetera, ma questo mi sembra perfino troppo! esclam con una risatina.
Io e Anuja allora le raccontammo un po' la faccenda stando il pi possibile sul vago, facendo
riferimento a una caduta e al coma e al suo formidabile recupero. E come sempre, quando finimmo di
raccontarle come stavano le cose, Shalini parve profondamente stupita.
Questa poi  incredibile disse.
Gi dicemmo noi. Sei stata fortunata. Nessuno di noi accenn all'altra sua amica, che invece era
morta.
Voglio dire, grazie a Dio! disse con quel suo accento losangelino, alzando gli occhi al cielo.
A un certo punto scese al piano di sotto e per un po' ball sulla pista di legno sistemata in giardino
per l'occasione. Poi ci fu il momento dei regali e la cena, e c'erano anche Carla e Mark e tutti gli altri del
tempo dell'ospedale. Il panorama e il vento tiepido dall'oceano resero la festa euforica come doveva
essere. La gente aveva le lacrime agli occhi, specialmente la madre di Shalini, che avevo sempre visto
cos, da quando l'avevo conosciuta la prima volta. Poi la festa cominci a scemare, Shalini torn di
sopra a riposare, e io andai alla porta con sua madre.
Sa che ho cercato il padrone di casa?
Che cosa intende dire?
Il padrone di casa, il proprietario dell'edificio. Le spiegai allora di come sui giornali avevo seguito
tutto il processo intentato contro il padrone di casa responsabile della terrazza pericolante, e di come
ero andato in tribunale almeno una mezza dozzina di volte a cercarlo, dato che volevo seguire l'udienza
e volevo vederlo in faccia. Mi ero immaginato quello che gli avrei fatto se fossi riuscito a passare un
minuto da solo con lui, e di come, se mi fosse stata data l'occasione di stare in sua compagnia in un
angolo buio, gli avrei trapassato la testa con un pugno.
Hai visto il processo? mi chiese.
No, ogni volta andavo nella sala sbagliata, oppure erano loro a spostare l'udienza. Sar successo non
so quante volte. E io mi ritrovavo sempre ad attendere nel posto sbagliato... Dica a Shal che dovevo
proprio andare.
Me ne uscii sapendo che forse non sarei pi tornato. Dissi che mi sarei fatto vivo, forse alla prossima
festa del Ringraziamento, ma sapevo che stavamo per lasciare la California, io e Toph, perch ci
sentivamo stanchi, tallonati...
Tutti del resto se n'erano andati o stavano per andarsene. Flagg si era trasferito a New York per
proseguire gli studi, Moodie aveva trovato lavoro da quelle parti, poi fu la volta di Zev, poi Kirsten and
a Harvard con il suo nuovo fidanzato - lui un futuro avvocato, lei sul punto di completare un master in
economia, una bella coppia, una coppia senza casini, e mi sorpresi alquanto nello scoprirmi
incondizionatamente felice per lei - e anche noi ce la stiamo filando, perch andare al lavoro ogni giorno
mi sta pian piano distruggendo, ogni giorno quello stupido tragitto, ogni giorno le stesse strade e le
stesse colline, e io che ancora non ho un'assicurazione medica, e siamo stufi marci di quel minuscolo
appartamento, e di vivere accanto a quella gentaglia cos rumorosa che non capisce, che dovrebbe
essere come noi e comprendere, e invece non comprende proprio un cazzo di niente, e poi non ne
posso pi di vivere di fronte a quella specie di ospizio, di dovermi svegliare e avere quei vecchi di fronte,
doverli vedere cazzeggiare sul portico mentre si vestono per andare al centro sociale, indossare le cuffie
di plastica per la piscina...
Ci sono troppi stupidi echi, qui, ovunque. Anche una spiaggia come Black Sands riporta alla
memoria lei, quando negli ultimi sei mesi ci osservava dalla macchina. Alle partite di football di Toph, io
e Beth ce ne stavamo ai margini del campo a tifare e a fare commenti salaci all'indirizzo dell'allenatore,
mente lei stava in macchina, parcheggiata nell'area antistante il campo da gioco. Riuscivamo a vederla,
appoggiata al volante, gli occhi strizzati nello sforzo di seguire l'azione.
La salutavamo con la mano. Ciao mamma!
E lei rispondeva al saluto.
Non ce la faceva pi a camminare fino al campo, non ce la faceva pi nemmeno a scendere in
spiaggia, l'ultima volta che ci eravamo andati tutti insieme, quando Beth si era laureata e io ero venuto in
aereo e dopo la cerimonia di consegna decidemmo di andare tutti sulla costa, io, lei, Beth e Toph, gi
per Monterey, e quando arrivammo alla spiaggia di Carmel le dicemmo che saremmo tornati subito e
corremmo gi per le dune gigantesche, Toph allora aveva solo sette anni, ed era la prima volta che
vedeva la California. Io e Beth facemmo finta di volerlo buttare in acqua e ci colpimmo con dei lunghi
nastri di alghe marroni. Guardavamo su verso di lei e salutavamo.
Lei ripose al saluto, l in cima alla spiaggia, sopra di noi. E dopo avere corso un altro po' e avere
riempito la testa di Toph di sabbia e avere costretto Beth a baciare una medusa morta, tornammo alla
macchina, consci del fatto che nostra madre ci aveva guardato e che era fiera di noi, ma quando
arrivammo in cima alla duna e fummo vicini all'auto, ci parve che stesse dormendo.
Stava dormendo, le mani posate in grembo. Non aveva risposto al nostro saluto.
E insomma, oggi il vento  perfetto. Quasi calma piatta. Questa spiaggia di solito ha sempre un po'
di brezza che arriva dal mare e che rovina tutto, mandando il frisbee tra le onde gelide, costringendomi
a entrarci in calzoncini per recuperarlo, congelandomi. Ma oggi praticamente non c' vento, e la
spiaggia  quasi deserta, il che significa che abbiamo la spiaggia, o almeno una buona parte, tutta per
noi, e questo  fantastico, anche se magari solo per un'ora.
Siamo migliorati enormemente. Voglio dire, avevamo cominciano gi alla grande, quando Toph era
pi piccolo, la prima volta che eravamo venuti qui, dato che comunque lui era anni luce avanti ai suoi
coetanei ed era il dominatore assoluto dei giochi del suo campo estivo, e tutti gli altri ragazzini lo
adoravano. Avreste dovuto vedere come tutti lo circondavano, e quando si toglieva il berretto da
baseball lasciandosi ricadere sulle spalle i capelli biondi. Una volta un amico arriv a dirgli: Non
dovresti tenere il berretto, hai dei capelli talmente belli!. Quel ragazzino, mi ricordo benissimo, alla
festa dei genitori. E comunque, quanto a portata di tiro, Toph non era come adesso, e ora sa anche un
sacco di trucchetti, e anch'io ho sempre avuto un repertorio di trucchi, tipo quando corro incontro al
frisbee fino a che  a livello del petto, e quando l'ho quasi raggiunto faccio un salto di circa 180 gradi in
aria - a dire il vero deve trattarsi di 360 gradi, ripensandoci, perch... - e comunque io mi avvito a
mezz'aria incontro al fresbee, e quando sono perfettamente allineato e mi ritrovo a dare le spalle al
fresbee proprio a met del salto, a quel punto io lo afferro, per cui in pratica  come una presa dietro la
schiena ma in volo, e in realt, con l'avvitamento e tutto quanto, io in pratica atterro con il fresbee in
mano - meraviglia - di fronte a Toph. S,  un 360 gradi. Ed  un giochino di un certo effetto, quando
riesce, il che a dire il vero non accade tanto spesso, anche se, cazzo, sono bravissimo... Insomma, il
punto  che Toph adesso lo sa fare anche lui, ed  decisamente pi costante di quanto non lo sia io.
Intendiamoci, fa ancora cazzate a ripetizione, sbatacchia il fresbee di qua e di l, il che mi fa
rabbrividire, dato che negli ultimi mesi ne avremo cambiati almeno due, ma va sempre cos, gli d un
colpo che spacca il fresbee esattamente nel mezzo, e succede sempre quando siamo in spiaggia o in un
altro posto. E dire che sono i fresbee pi solidi, dato che noi compriamo solo quelli di plastica pesante...
Ma a ogni modo, adesso sa fare quel trucco, che  davvero forte da vedere, anche se lui continua a
preferire altri stupidi giochini del cazzo, trucchetti che in realt non sono affatto trucchetti, ma sono
delle cazzate qualunque, e del resto  sempre stato un tipo pi interessato a cagate senza nessun
significato piuttosto che alle cose normali come tenere il punteggio e roba del genere. Per esempio, fa
un numero in cui, mentre il fresbee sta arrivando, lui si stende sullo stomaco il pi a lungo possibile, e
poi all'ultimo momento si alza e... fa qualche passo e afferra il fresbee. Ecco tutto. Bella stronzata, no?
Voglio dire, non ha senso alcuno, se ci pensate,  la cosa meno spettacolare del mondo, ma a lui piace
un casino, sul serio. Ride come un idiota tutte le volte.
La morfina la stava sopraffacendo ma il suo respiro era ancora forte. Non era pi regolare, ma
avreste dovuto sentirlo, quando arrivava, quanto era forte, prepotente, una specie di strattone. I suoi arti
non si muovevano pi e lei stava immobile, la testa rovesciata, e nient'altro che quel respiro irregolare,
rumoroso. Sempre pi un rantolo, un digrignare, un boccheggiare. Stavamo all'erta notte e giorno
perch non si sapeva mai. Accanto al letto avevamo messo delle poltrone in cui ci raggomitolavamo per
dormire, le tenevamo la mano, e presto la marea arriv. Cominci con un respiro dal suono diverso, pi
rotondo, liquido, quasi un gorgoglio, ogni volta pi faticoso, come se aspirasse aria e delle bolle - ma
cos'era quel suono? - e io e Beth eravamo l, ognuno a un lato del letto, e quei respiri erano come
strattoni a una barca ancora legata al molo, il motore pronto, ma ancora non si parte, non si parte. E lei
strattonava, con quei respiri. E il gorgoglio, il rumore come di bolle si fece pi intenso, quasi che dentro
di lei stesse risalendo una vasca piena d'acqua, un lago, un mare, un oceano che avanzava, e quell'acqua
continuava a salire, la marea dentro di lei sempre pi alta, sempre pi alta, e i suoi respiri sempre pi
corti, come se qualcuno venisse riempito d'acqua sempre di pi sempre di pi e alla fine non c' pi
spazio per... Eppure c'era ancora passione, in quel respiro, e c'era intelligenza, c'era tutto quanto,
potevamo tenere quel respiro per mano, sedergli in grembo mentre guardavamo la tv, ora pi breve ora
pi veloce, ora pi breve ora pi veloce, poi appena troppo corto, e in quei momenti l'amavo pi che
mai e mi sembrava di conoscerla come pensavo di conoscerla solo io... Era andata, ormai, era gi da una
settimana sotto morfina, e sarebbe potuta morire in qualsiasi minuto, il suo organismo era a pezzi,
nessuno di noi aveva idea di cosa la tenesse ancora in vita ma ancora si ostinava a succhiare l'aria;
respirava in modo talmente irregolare e debole, e ogni respiro le rubava tutte le poche forze che
rimanevano in quel suo piccolo corpo dalla pelle abbronzata, cos bella, lucida, e io e Beth, raccolti
attorno a lei, non sapevamo quando... Ma lei continuava a respirare, ancora e ancora, all'improvviso, con
ansia, ostinazione... E io spero solo che non fosse rimpianto, il suo, che non vi fosse rimpianto in quel
respiro, anche se ero sicuro che c'era, quando ascoltavo quel respiro potevo sentire la rabbia. Non
riusciva a credere, cazzo, che stava davvero accadendo a lei. Anche mentre era completamente sedata dalla
morfina e noi non facevamo altro che aspettare, di tanto in tanto saltava su, tirandosi e sedere e dicendo
qualcosa, un grido, un incubo, forse - furente per tutta quella merda che le stava accadendo, furente di
doverci lasciare, e Toph, poi... Non era pronta, nemmeno lontanamente, non era risolta, rassegnata, non
era pronta, no...
E mentre facciamo i nostri lanci ci si avvicina un tizio nudo, dapprima lo vedo quando mi passa
accanto, tra me e il bagnasciuga;  alto all'incirca quanto me, magro, pallido, col culo ossuto, e cammina
lungo la spiaggia in direzione di Toph. Sulle prime sono preoccupato dal fatto che Toph debba vedere
quell'uomo, e non solo il suo culo ma tutto il paesaggio frontale in azione, di quest'uomo che cammina
con fare sciolto, persino fiero, verso Toph, e per una buona ventina di metri, intanto che cammina, io
osservo Toph, lo guardo per vedere se sta guardando, se ride o se  disgustato da questo spettacolo di
nudit cos pallida e disadorna, patetica e sciocca, forse anche disperata, forse in cerca di qualcosa, in
cerca dello sguardo degli astanti - e Dio solo sa che razza di occhiata lancer quel tizio a Toph passando,
il genere di occhiate allarmanti che lanciano i tizi nudi - ma poi guardo la faccia di Toph, e lui non sta
degnando l'uomo nemmeno di un'occhiata. Sta facendo del suo meglio per evitare di guardarlo,
concentrandosi al massimo sul lancio, un'espressione seria sul volto, come se questo lancio fosse di
un'importanza tale che nessun uomo nudo potrebbe mai turbarlo - buffo, davvero incredibile, a dire il
vero - e dopo qualche secondo l'uomo lo ha superato, diretto verso la fine della spiaggia, verso quella
scogliera inquietante che si getta contro le onde che vi si infrangono, e Toph non dovr pi vedere
l'uomo nudo...
E noi saremo pronti, alla fine di ogni giorno saremo pronti, non diremo di no a niente, cercheremo
di stare svegli mentre tutti dormono, non dormiremo; staremo svegli a fabbricare scarpe assieme agli
elfi, e respireremo a fondo, respireremo tutta l'aria piena di vetro e unghie e sangue, la respireremo e la
berremo, cos densa, e quando sar il momento non avremo rabbia, saremo sereni, stanchi abbastanza
per lasciarci andare, con gratitudine; stringeremo le mani a tutti quanti, addio, addio, e poi faremo lo
zaino, una merenda, ed entreremo nel vulcano...
Toph fa un altro dei suoi giochini in cui, ecco, prima io gli lancio il frisbee e lui lo prende
normalmente. Poi, con metodica lentezza, si mette il fresbee in bocca tipo cane, e tenendolo tra i denti,
fa un saltello, come quello che ha fatto per afferrarlo pochi secondi prima. Lo prende, lo mette in
bocca, fa un saltello. Davvero questo non fa ridere neanche un po',  solo scemo, fa piet. E il bello 
che lo fa davanti ad altra gente, il che  davvero tragico, dato che lui pensa che la gente rida. E ha
ragione, perch la gente in effetti ride e anche lui ride, gli piace un sacco, quello scherzo. Ma comunque
non riesce - non so nemmeno se ci ha mai provato - a fare il mio trucco speciale, quello in cui faccio la
ruota e afferro il frisbee mentre sono a testa in gi. Questo s che  un numero favoloso, da fare
impazzire le folle, ma lui non lo ha mai tentato e non capisco perch. Comunque lo lancia bene, e
occorre essere buoni lanciatori per fare il trucco della ruota, perch si deve lanciare basso, tipo a
sessanta centimetri da terra, non troppo forte, non troppo piano, un lancio dolce e preciso. E deve
essere anche lanciato alla mia destra, perch non riesco a farlo se il frisbee mi arriva da sinistra. Per cui,
anche se non sa fare il trucco,  per essenziale alla mia prestazione, perch lui  l'unico che sa lanciare
come si deve e con una certa costanza, perci per ora va bene cos, per sono sicuro che presto anche
lui sar capace, perch impara tutto anche prima di quanto io non abbia imparato qualunque cosa, mi
batte in qualunque sport, a basket non riesco pi a fare nemmeno un tiro perch mi tornano tutti in
faccia e lui ci gode come un pazzo; lancia urla di trionfo, ormai  alto quasi quanto me, un buon dieci
centimetri pi alto di come ero io alla sua et, e nel giro di un anno mi avr superato.
Non  mai troppo ventosa, questa spiaggia, c' giusto quella brezzolina piacevole, quel movimento
d'aria morbido e leggero che ti fa chiedere perch diavolo tutti vadano a Ocean Beach che  sempre
ventosissima, l non si pu fare nulla, nemmeno nuotare, e il vento distrugge sul nascere qualunque
lancio, a meno di non piazzarsi a distanza di pochi metri e lanciarsi il frisbee come un paio di
femminucce. Per lanciare divertendosi anche solo un po' occorre calma, perch dobbiamo dare le ali a
quel cazzo di coso. E ovviamente la gente si ferma a guardarci, dato che siamo cos dannatamente bravi.
Gente anziana e giovani, intere famiglie si raccolgono e ohhhh, ahhhh, migliaia di persone con tanto di
picnic e binocoli.
Non che siamo dei veri fanatici del frisbee: non indossiamo fasce elastiche intorno alla fronte e
cazzate del genere...  che siamo bravi, semplicemente molto bravi. Lanciamo alto e lontano. Ci
distanziamo il pi possibile... E cos abbiamo mandato dei fiori, e Lance, che le era sempre stato vicino,
avrebbe voluto esserci al funerale ma era appena tornato da New York... E cos abbiamo spedito una
corona da parte di tutti noi e non ci  mai toccato di vederla fredda e imbalsamata, potevamo solo
immaginarla... E tutto quello che pareva possibile a ventiquattro, venticinque anni, adesso sembra nulla
pi che uno scherzo, una finzione ridicola, ogni compleanno un'atrocit... E adesso teniamo la scatola di
latta dorata sul piano della cucina con dentro i biglietti da visita di mio padre, un minuscolo maglione
fatto all'uncinetto da mia madre per un orsacchiotto, qualche spicciolo, due o tre penne e un cappuccio
di qualcosa, forse di un obiettivo fotografico che non siamo stati in grado di combinare con nulla e...
Oh cazzo, stavo per dire: adesso Toph sta per fare quell'altro trucco in cui prende il frisbee
normalmente... io glielo lancio, un lancio regolarissimo, e dopo che lui l'ha preso fa qualche passo in
avanti e si esibisce in una capriola tenendosi il frisbee sulla testa, come se l'avesse afferrato durante il
salto. Dovreste vederlo, adesso,  diventato talmente alto, all'improvviso, sicuramente diventer una
specie di gigante, due, tre metri come minimo, di sicuro il maschio pi alto che ci sia mai stato nella
nostra famiglia...
Diamo il nostro meglio nei lanci lunghi, tipo quando fai quattro cinque passi e poi parti, quasi come
nel lancio del peso, quattro o cinque passetti rapidi, uno in fila all'altro, un po' di lato, e poi una frustata
al figlio di puttana, in un gesto di grande violenza, il lancio di quell'affare bianco, prima raccoglierlo al
petto e poi scagliarlo, il figlio di puttana, pi forte che puoi, sforzandoti allo stesso tempo di mantenerlo
diritto e bilanciato ma comunque mettendoci tutto quello che hai dentro dai una frustata al figlio di
puttana quasi che avesse delle lame tutt'intorno e dovesse arrivare a squarciare il cielo come fosse uno
schermo blu, aprendo una ferita attraverso cui coli sangue e lo spazio nero. Oh John, non sar io a
guarire n te n voialtri. Ci ho provato milioni di volte a salvarti, ma era talmente sbagliato per me
desiderare di salvarti perch in realt volevo mangiarti per rendermi pi forte, volevo solo divorarvi
tutti, io ero un cancro... Oh, ma lo faccio per voi. Non vedete che lo faccio per voi? Ho fatto tutto
questo per voi. Faccio finta che non sia cos ma l'ho fatto per voi. Vi divoro per salvarvi. Vi bevo per
farvi nuovi. Mi ingozzo di tutti voi e resto in piedi, gocciolante, le mani chiuse a pugno, le spalle che si
alzano e si abbassano... E sembrer un idiota, striscer, grondante di sangue e di merda, e... Oh, guarda
quegli uccelli, lass, sulle loro zampette rigide e sottili... Non c' un posto in cui io mi fermo e
cominciate voi. Sono esausto. Sono in piedi di fronte a voi, 47 milioni, 54, 32 quanti siete, non so, capite
che cosa intendo dire... e dov' il mio reticolo? Non sono sicuro che voi siate il mio reticolo. A volte so
che ci siete e a volte non ci siete e a volte quando sono sotto la doccia e mi sto grattando la testa con
entrambe le mani penso a tutti voi, ai vostri milioni di gambe e di braccia sotto milioni di edifici che
trascinate e muovete, spezzate, creando nuovi edifici, e in quel momento io sono con voi, quando siete
sotto a quel cazzo di edificio, voi scolopendre e tutto il resto voi figli di puttana... E quando Toph lo
afferra, si flette con furia, i muscoli come elastici tesi, la bocca aperta, i denti serrati forte gli uni contro
gli altri. E quando sono io a prenderlo, anch'io faccio cos, mi fletto e grido mentre vibro il colpo.
Riuscite a vederlo? Cazzo, l'avete visto quel lancio, avete visto Toph lanciare quel cazzo di frisbee, la
traiettoria di quel figlio di puttana? Mi sta superando, ma io posso corrergli dietro, sono a piedi nudi e
corro come un indiano, tanto che mi giro e sta ancora arrivando, e posso vedere Toph laggi, biondo e
perfetto - ed  lass e ancora si sta alzando, Cristo,  cos piccolo ormai ma poi si ferma lass, rallenta e
si ferma proprio lass in cima e per un attimo macchia il sole, e poi gli si spezza il cuore e cade... E
adesso scende e il cielo  tutto bianco di sole e anche il frisbee  bianco ma riesco a vederlo, riesco a
vedere quel figlio di puttana e a farmigli sotto, lo so dove sta volando quel bastardo, gli correr sotto e
lo superer, quel figlio di puttana, e gli sar sotto e lo osserver galleggiare lentamente, nella discesa ti
ho battuto figlio di puttana e sono gi l mentre mi cade tra le mani, le mani tese in avanti, i pollici come
ali, perch io sono l, pronto a cullarlo tra le mani nell'istante in cui scende e gira per un secondo ancora
e poi si ferma. Io sono l. Io ero l. Non sapete che sono legato a tutti voi? Non sapete che sto cercando
di pompare sangue dentro di voi, che tutto questo  per voi, e che vi odio tutti quanti, tutti voi figli di
puttana... Quando vi addormentate vorrei che non vi svegliaste pi, cos tanti quanti siete voglio che ve
ne andiate nel sonno perch tutto quello che vorrei  che voi correste con me come indiani su questa
sabbia ma se invece avete intenzione di dormire tutto il giorno allora andate a fare in culo brutti figli di
puttana oh quando dormite tutti quanti siete immersi nel sonno io sono qui invece su una qualche
stupida e pericolante impalcatura e sto cercando di attirare la vostra cazzo di attenzione sto cercando di
mostrarvi tutto questo, sto solo cercando di mostrarvelo... Che cazzo vi ci vuole a voi figli di puttana
che cosa cazzo ci vuole che cosa volete quanto volete, perch io ci sto e me ne star di fronte a voi e
alzer le braccia in segno di resa e vi offrir il petto e la gola e aspetter,  da cos tanto di quel tempo
che sono vecchio, ormai, per voi, per voi, voglio una cosa rapida che mi trapassi da parte a parte...
Coraggio, avanti, fatelo, fatelo; figli di puttana, fatelo, fatelo una buona volta, finalmente finalmente, finalmente.
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FINE.
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NOTE al testo.
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1. L'autore si riferisce qui a un fatto di cronaca accaduto nella cittadina di Columbine, in Colorado, nel 1999. Due ragazzi delle superiori fecero irruzione
nella loro scuola armati e, dopo avere ucciso parecchie persone tra studenti e insegnanti, si tolsero la vita.
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2. Va da s che se avete preso questo libro in biblioteca, o se lo state leggendo in edizione paperback, siete molto, troppo in ritardo. Pensandoci bene, pu darsi che lo stiate leggendo
in un futuro molto, molto lontano - anzi, magari il libro viene adottato in tutte le scuole! Dite un po': com' il futuro? Vi vestite tutti con delle specie di accappatoi? Le auto
hanno forme pi bombate? Esiste un campionato femminile di caldo?
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3. Interessante storiella: mio padre una volta mi ha raccontato di come lui e il suo amico Les avessero escogitato, nei momenti di stallo durante una riunione di lavoro o una deposizione (sia lui che Les erano avvocati [Les  ancora vivo e vegeto e fa l'avvocato]), di dire, invece di "Uhm", o "Uh...", "Ora", parola che raggiunge un duplice scopo: assolve alla medesima funzione sospensiva di "Uhm" o "Uh", ma invece di sembrare un'interiezione da scemi, crea attesa per ci che sta per arrivare, spesso ignoto perfino a chi parla.
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4. Il lemma "might" in inglese ha un uso sostantivato che significa "forza", "potenza", e un uso verbale ottativo, corrispondente grosso modo a un condizionale del verbo "potere", indicante remota possibilit.
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OMISSIONI: alcune grandiose scene di sesso sono state omesse, su richiesta di coloro che attualmente sono sposati o impegnati.  stata anche eliminata una scena fantastica - vera al cento per cento - che vedeva coinvolta la maggior parte dei personaggi principali del libro e una balena. Inoltre questa edizione presenta l'omissione di un certo numero di frasi, paragrafi e brani.
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Tra cui:
pag. 31: Quando siamo a letto, sono poche le ore in cui Beth dorme e Toph dorme e mia madre dorme. Io resto sveglio per la maggior parte del tempo. Preferisco la parte pi oscura della notte, dopo mezzanotte e prima delle quattro e mezzo, quando  pi nuda, pi vuota. In quel momento riesco a tirare il fiato, e a pensare mentre gli altri dormono, in un certo senso riesco a fermare il tempo, cosicch - ed  qualcosa che ho sempre sognato - mentre tutti gli altri sono congelati nel sonno, io possa impegnarmi al massimo per loro, fare tutto quello che c' da fare, come gli elfi che fabbricano le scarpe mentre i bambini dormono.
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Mentre me ne sto disteso, affondato nella stanza color ambra, mi chiedo se riuscir ad appisolarmi al mattino. Penso di riuscirci, di riuscire a dormire magari dalle cinque alle dieci, prima che le infermiere arrivino a sistemare e pulire, per cui sono contento di rimanere sveglio. Questo letto per mi sta uccidendo, con il materasso cos sottile e questa sbarra attraverso la schiena che mi taglia in due la spina dorsale, torturandomi. Toph si agita e scalcia nel sonno. E dall'altra parte della stanza, il respiro di lei, irregolare.
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pag. 104: E adesso come la mettiamo? Bill  venuto a farci visita, e io, Toph e lui stiamo guidando sul Bay Bridge, mentre discutiamo di Borsa. Stiamo parlando del fatto che, da quando Toph ha trascorso un fine settimana a Manhattan Beach con Bill e i suoi due coinquilini agenti di Borsa, adesso anche Toph vuole fare l'agente di Borsa. Bill ne  eccitato a tal punto da riuscire a stento a contenersi, e gi vuole comprargli un paio di bretelle e un orologio con cronografo... Stavamo pensando che dato che Toph se la cava cos bene con i numeri e roba del genere, sarebbe la carriera ideale per lui...
Per poco non mi butto gi dal ponte con l'auto.
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pag. 175: L'alcolismo e la morte rendono onnivori, amorali, disperati. Ci credi per davvero? A volte. Certamente. No. S.
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pag. 187: ... Ma vedi, al liceo ho fatto una serie di quadri che ritraevano i membri della mia famiglia.
Il primo era di Toph, da una foto che io stesso avevo scattato. Dato che per quel compito ci avevano
chiesto di usare la quadrettatura, il dipinto, a tempera, risult perfetto. Era incredibilmente somigliante.
Gli altri non riuscirono altrettanto bene. Ne feci uno di Bill, ma la faccia era troppo rigida, gli occhi
troppo scuri, e i capelli arruffati, un po' alla Giulio Cesare, cosa che non rispondeva per nulla alla realt.
Anche il dipinto di Beth, ricavato da una foto che la ritraeva nel suo vestito per il ballo delle debuttanti,
era tutto sfasato, per cui mollai quasi subito. Quello di mamma e pap, preso da una vecchia diapositiva,
li mostrava in barca, in una giornata grigia. La mamma occupa la maggior parte dell'immagine, e guarda
dritto nell'obbiettivo, mentre il viso di mio padre  visibile da dietro la spalla di lei, a prua della barca, di
profilo, inconsapevole del fatto che veniva scattata una foto. Anche in questo caso fu un disastro. Non
riuscii a farli per nulla somiglianti. Quando videro il dipinto, lo disprezzarono e basta. Bill invece era
furibondo, quando il suo venne esposto alla biblioteca pubblica. Ma  legale? chiese a mio padre. Ha
il diritto di farlo? Sembro un mostro! In effetti aveva ragione. Era davvero mostruoso. Per cui, quando
Ricky mi chiese di fare un ritratto di suo padre, io esitai, dato che ero rimasto cos spesso frustrato dai
miei limiti e dalla mia incapacit di ricreare la figura di qualcuno senza distorcerla orribilmente. A Ricky
per dissi di s, per rispetto, in un certo senso entusiasta all'idea che mi avesse fatto l'onore di
commissionarmi un dipinto commemorativo. Mi procur un ritratto fotografico in bianco e nero, sul
quale lavorai per settimane e settimane, di fino. Quando ebbi concluso, la somiglianza mi parve
incontestabile. Chiesi a Ricky di venirmi a trovare nell'aula di arte della scuola perch il dipinto era
pronto. Dopo qualche giorno lui fin di mangiare prima del solito e venne. Io presi il dipinto e lo girai
verso di lui, con ampio gesto e un immenso orgoglio, pronto a illuminarmi insieme a lui alla sua vista.
Invece disse:
Oh. Oh. Non era esattamente come me l'aspettavo. Non ... come me l'aspettavo.
Quindi lasci l'aula e anche il ritratto.
pag. 166: Perch le impalcature?
Be', a me piacciono le impalcature. Almeno quanto gli edifici. Specialmente se sono delle belle
impalcature, a loro modo, intendo dire.
pag. 189: Quando passavamo in auto accanto a un cimitero, schioccavamo la lingua, tanto eravamo
increduli. Specie con quelli molto grandi e affollati, talmente osceni, con cos pochi alberi e tutto quel
grigio, che sembrano degli enormi posacenere. Toph non riusciva a guardare, mentre io guardavo solo
per sapere, per confermare ci che da tempo mi ero ripromesso, cio che io non sarei mai finito in un
posto del genere, e che non avrei mai sepolto nessuno in un posto del genere. Per chi erano tutte quelle
tombe? A chi davano conforto? Non avrei mai permesso di essere sepolto in un posto del genere, sarei
scomparso dalla circolazione, oppure...
Posso immaginare la mia dipartita: quando verr a sapere di avere solo un tot di tempo da vivere -
per esempio se mi becco l'Aids, come penso che mi capiter perch se capita a qualcuno quello sono io,
sicuro - e quando arriver il mio momento, io semplicemente me ne andr, dir addio a tutti e me ne
andr a buttarmi nel cono di un vulcano.
Non che in realt sembri esistere un luogo adatto per seppellire la gente, ma questi cimiteri
municipali, o del resto qualunque cimitero, come quelli che si vedono lungo le autostrade, o quelli
proprio nel centro dei paesi, con tutti quei corpi sepolti ognuno sotto la sua pietra - be',  una cosa
davvero primitiva e anche un tantino volgare, no? Il buco, la scatola e la pietra sull'erba. E noi, per
giunta, di questa procedura facciamo una gran cosa, la sentiamo giusta e di alto valore drammatico, di
una bellezza austera, mentre ce ne stiamo in piedi accanto al buco, e la scatola viene calata gi. Tutto ci
ha dell'incredibile. Barbarico e basso.
Anche se in realt devo ammettere di aver visto una volta un posto che sembrava davvero adatto.
Stavo camminando - vorrei dire "marciando", come se stessimo facendo qualcosa di diverso dal
camminare, ma dato che stavamo semplicemente camminando non user il termine "marciare", che
tutti si sentono invece in dovere di impiegare ogniqualvolta si trovano all'aperto e c' una leggera
pendenza - in un bosco proprio sopra il Carapa, un tributario del Rio delle Amazzoni. Mi trovavo in
viaggio con alcuni giornalisti, due della rivista Rettili, e con un gruppo di erpetologi e alcuni americani
sovrappeso esperti di serpenti e dotati di equipaggiamento fotografico, ed eravamo tutti insieme nel
mezzo della foresta, su un sentiero che si snodava in salita, alla ricerca di Boa constrictor e lucertole varie.
Dopo circa quarantacinque minuti sotto quella foresta maculata, all'improvviso gli alberi sparirono e noi
ci ritrovammo alla sommit del sentiero, in una radura sovrastante il fiume, e da quel punto si riusciva a
vedere, ma per davvero, fino a qualcosa come centocinquanta chilometri di distanza. Il sole stava
tramontando, e quell'immenso cielo d'Amazzonia era spennellato d'azzurro e arancio, pennellate spesse
liberamente mescolate, come se il colore fosse stato steso con le dita. Il fiume scorreva lento sotto di
noi, color caramello, e al di l si estendeva la foresta, la giungla, un gran caos verde broccoli a perdita
d'occhio. E proprio di fronte a noi venti croci bianche, senza alcuna indicazione. Il cimitero del villaggio
vicino.
Mi venne allora in mente che l avrei potuto anche starci, e che se dovevo essere sepolto e il mio
cadavere doveva imputridire sotto un metro di terra, in quel posto avrei potuto accettarlo. Con quella
vista e tutto il resto.
Curiosa coincidenza peraltro, dato che proprio quel giorno stavo per lasciarci la pelle per via dei
piranha.
Avevamo gettato l'ancora del nostro battello a tre ponti in un'insenatura del fiume, e le guide
avevano cominciato a pescare i piranha usando delle bacchette alla cui estremit era legata una corda,
utilizzando dei pezzetti di pollo come esca.
Quelle bestiacce risposero immediatamente al richiamo. In un attimo eccoli saltare sulla barca e
zompare tutt'intorno protendendo quei loro piccoli musi cattivi.
E intanto, dall'altra parte della barca, la nostra guida americana, un barbuto di nome Bill, se ne stava
tranquillo a nuotare. L'acqua color del t conferiva alle sue membra un colore rossastro che rendeva
ancora pi sconcertante il suo bagno nel bel mezzo di un branco di piranha.
Di, venite dentro disse.
Oddio, manco morto.
Tutti gli altri invece si gettarono, e in un attimo gli erpetologi grassocci erano a sguazzo in quel t
rosso sangue. Avevo sentito dire che le aggressioni dei piranha erano piuttosto rare (sebbene non
impossibili), e che non c'era nulla da temere, per cui a un certo punto mi buttai anch'io in acqua,
relativamente rincuorato dal fatto che se ci fosse stata una carneficina, almeno avrei avuto pi
possibilit di cavarmela che se mi fossi trovato in acqua da solo: mentre i pesci sarebbero stati intenti ad
abbuffarsi con qualcun altro, io forse avrei potuto mettermi al sicuro a nuoto. Feci anche il calcolo di
quanto avrebbero impiegato i piranha a divorare gli altri quattro, e di quanto tempo mi sarebbe occorso
per guadagnare la riva. Dopo tre o quattro minuti, trascorsi in preda al panico, cercando di non sfiorare
con i piedi il fondo melmoso del fiume e di ridurre al minimo i movimenti per non dare nell'occhio,
uscii dall'acqua.
Pi tardi provai una delle canoe delle nostre guide. Vedendo che alcuni degli erpetologi non ce
l'avevano proprio fatta a mantenercisi in equilibrio, mi convinsi che io, snello e agile com'ero, sarei
riuscito a remare senza ribaltarmi. Entrai nella minuscola barchetta, mi stabilizzai il pi possibile e
quindi cominciai a pagaiare. E per un qualche istante funzion. Mi allontanai dall'imbarcazione
principale seguendo la corrente, alternando i colpi di pagaia, immagine di grazia ed eleganza.
Ma dopo circa duecento metri la canoa cominci ad affondare. Ero troppo pesante. Stavo
imbarcando acqua.
Mi girai a guardare la barca dietro di me. Le guide peruviane mi osservavano divertitissime. Stavo
affondando nell'acqua marrone, e la corrente mi stava portando sempre pi lontano, e loro si godevano
lo spettacolo, piegati in due dal ridere. Se la stavano spassando.
La canoa a un certo punto si ribalt, e io caddi proprio nel mezzo del fiume, l dove era parecchio
pi fondo e di una tonalit marrone pi scura. Non riuscivo nemmeno a vedermi le braccia. In qualche
modo riuscii ad arrampicarmi sulla canoa rovesciata. Ero disperato.
Ero sicuro di essere spacciato. Certo, i piranha laggi, accanto all'imbarcazione principale, non ci
avevano toccato, ma l nell'acqua alta, come essere sicuri che non avrebbero deciso di staccarmi almeno
qualche bocconcino da un dito del piede? I piranha spesso staccano dita delle mani e dei piedi, e se
fosse capitato avrei cominciato a sanguinare, e a quel punto...
Oddio, Toph.
Ero l, e la canoa stava affondando sotto il mio peso anche da rovesciata, e presto mi sarei ritrovato
immerso nell'acqua, in quel fiume infestato da piranha, e i miei movimenti scomposti li avrebbero
attirati verso di me - io provavo disperatamente a muovermi il meno possibile, appena appena i piedi
per mantenermi a galla - sarei stato divorato piano piano, a pezzi, cominciando dai polpacci e dalla
pancia, e poi, una volta strappato il primo brandello di carne, con il mio sangue in lunghi nastri vermigli
tutt'intorno, all'improvviso sarebbero accorsi i pesci, a centinaia, e io avrei guardato gi e avrei visto le
mie estremit coperte da un orrendo turbinio di denti e di sangue, fino a che non sarei stato spolpato
fino all'osso, e tutto questo perch? Perch dovevo mostrare agli altri che ero in grado di fare tutto
quello che facevano le guide peruviane...
Pensai al povero Toph, povero ragazzo, a tremila miglia di distanza, a casa di mia sorella...
Come avevo potuto abbandonarlo?
pag. 185: Mia madre leggeva ogni sera un romanzo dell'orrore. Aveva letto praticamente tutti quelli
della biblioteca. Quando si avvicinava il suo compleanno o il Natale, prendevo in considerazione l'idea
di comprargliene uno nuovo, che so, l'ultimo Dean R. Koontz, o Stephen King o roba del genere, ma
non potevo. Non me la sentivo di incoraggiarla. Non riuscivo nemmeno a toccare le sigarette di mio
padre, non ce la facevo nemmeno a guardare le confezioni di Pall Mail nella dispensa. Io ero il tipo di
bambino che non riusciva nemmeno a guardare i trailer dei film dell'orrore; per esempio quello di Magic-
Magia, il film in cui c' quella marionetta che uccide la gente, mi precipit in un semestre di incubi
ininterrotti. Per la stessa ragione non riuscivo neanche a buttare l'occhio su uno dei suoi libri, li voltavo
per non essere costretto a vederne la copertina, con i titoli a rilievo e le chiazze di sangue, specialmente
quelli di V.C. Andrews, con quelle illustrazioni turgide e quegli spaventosi ragazzini, in piedi, illuminati
da una luce blu.
pag. 349: Bill e Beth e Toph e io stiamo guardando il telegiornale. C' un breve servizio sulla nonna
di George Bush. A quanto pare  il suo compleanno.
Discutiamo su quanto vecchia debba essere la nonna di un uomo ormai vicino ai settanta. Sembra
quasi impossibile che sia ancora viva.
Beth cambia canale.
 disgustoso dice.
pag. 361: Viveva in una sorta di perpetuo presente. Le doveva essere sempre ricordato il contesto in
cui si trovava, che cosa l'aveva portata l, le origini e i parametri della sua attuale situazione. Ogni cosa
doveva esserle spiegata decine di volte - Che cosa mi  capitato? Di chi  la colpa? Come sono arrivata
qui? Chi  questa gente? - e l'incidente raccontato, riassunto a grandi linee, e lei che ogni volta ricorda e
poi dimentica...
Non  che dimentichi. Non  capace di trattenere le informazioni...
Ma chi lo , poi? Fanculo, lei era viva e lo sapeva. La sua voce aveva sempre il medesimo suono, i
suoi occhi si sgranavano colmi di meraviglia sulle cose anche pi piccole, che so, il mio taglio di capelli.
S, lei ancora sapeva e aveva accesso alle cose che l'avevano accompagnata per anni - quella parte della
sua memoria era ancora l, intatta - e mentre da un lato avrei desiderato punire i responsabili, dall'altro
mi piaceva quella situazione, e immaginavo che non mi sarei mai stancato di stare con lei, cos vicino
alla sua pelle e al sangue che vi scorreva sotto, e questo mi svuotava di ogni odio.
La musica dalla piscina cambi.
Oh, adoro questa musica disse, facendo oscillare la testa a ritmo.
Infine, questa edizione rispecchia la richiesta dell'autore che tutte le epigrafi in precedenza
selezionate - tra cui: "Che l'immortale sete del cuore sia completamente conosciuta e completamente
dimenticata." (H. Van Dyke); "[Le mie poesie] possono ferire i morti, ma i morti mi appartengono" (A.
Sexton); Non tutti i ragazzi gettati ai lupi diventano eroi (J. Barth); "Tutto sar dimenticato e nulla sar
risarcito." (M. Kundera); "Perch non scrivere semplicemente quello che  accaduto?" (R. Lowell);
"Ohhh, guardatemi, sono Dave, sto scrivendo un libro! Con tutti i miei pensieri dentro! La la la!"
(Christopher Eggers) - vengano espunte, dal momento che egli non si  mai considerato il tipo di persona che utilizza epigrafi.
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Agosto 1999.
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...
FINE.